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Testimoni di verità

Il giornalista che ridisegnò la mappa d'Europa

L'11 aprile 2018 è apparso sul Corriere della Sera un articolo di Gian Antonio Stella che racconta la storia di un altro, unico, pezzo di giornalismo, quello che "svelò un genocidio, portò alla creazioni di quattro nuovi Paesi (Bulgaria, Serbia, Montenegro, Romania) e segnò la sconfitta elettorale di un primo ministro britannico". Proponiamo una riflessione di Carlo Sala - della commissione didattica di Gariwo - sull'articolo dell'editorialista di Corriere.

 


"Alcuni dei più gravi crimini contro l'umanità del nostro tempo sono avvenuti in Sinai"

La giornalista Ayelett Shani del quotidiano israeliano Haaretz ha incontrato a Neve Shalom Wahat al Salam l'attivista per i diritti dei rifugiati Alganesh Fessaha, Presidente della ONG "Gandhi", che si occupa di fare liberare le persone sequestrate dai trafficanti di esseri umani. Alganesh - onorata, oltre che nel Giardino di Neve Shalom, anche da Gariwo con un albero nel Giardino dei Giusti di Milano Monte Stella - racconta senza filtri una realtà fatta di orrore, violenza, repressione, riduzione in schiavitù, che colpisce gli eritrei in patria e mentre cercano di fuggire. Proponiamo di seguito la traduzione dell'intervista apparsa sul quotidiano il 24 marzo 2018.


Il monito morale di Simone Weil

Il New York Times ha ricordato la grande testimone della Shoah francese in un articolo a firma Robert Zaretsky. Proponiamo la traduzione di questo articolo sulla filosofa e mistica ebrea che si unì alla Francia libera e morì nel sanatorio di Ashford, fuori Londra, nel 1943.


La resistenza morale del Card. François Xavier Nguyên Van Thuân

Il prelato, nato nel 1928 in Vietnam, è stato nelle carceri comuniste per 13 anni con l'accusa di agire "per un complotto tra il Vaticano e gli imperialisti". Ha risposto alla persecuzione con il perdono, e ha lasciato dietro di sé un importante libro, Il cammino della speranza, le cui riflessioni ricordano quelle di alcuni importanti testimoni di verità.


Addio a Elie Wiesel

Sabato 2 luglio, nella sua casa di Manhattan, si è spento lo scrittore e filosofo Elie Wiesel, uno dei testimoni più importanti della Shoah, aveva 87 anni. Una vita dedicata a raccontare le atrocità dell'Olocausto che egli stesso subì, in quanto deportato ad Auschwitz nel maggio del 1944.


Il Premio Aurora a Marguerite Barankitse

fondatrice di "Maison Shalom", orfanatrofio in Burundi per bambini rimasti soli durante la guerra civile, e dell'Ospedale REMA. Il riconoscimento, conferito a chi lotta per l'umanità in condizioni straordinarie, è stato consegnato da George Clooney, co-presidente del comitato di selezione dei concorrenti, nella cerimonia a Yerevan il 24 aprile.


Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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