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Testimoni di verità

Viaggio nel tritacarne sovietico

"Arresti, interrogatori, trasporto in treni merci non riscaldati, lavori forzati, distruzione di famiglie, esilio e morti premature" caratterizzarono la repressione in URSS e talvolta nell'odierna Russia. Abbiamo analizzato un libro e un sito Internet che esplorano il mondo del GULag. 


La traversata del male

Il 30 gennaio alle ore 21 presso il Centro PIME di Milano incontro tra Gabriele Nissim e la scrittrice cambogiana Claire Ly sulla memoria dei genocidi e i possibili percorsi di riconciliazione. 


Prigioniera di Hitler e Stalin

Storia di Margarete Buber-Neumann, testimone dei lager stalinisti e nazisti. Le alterne fortune del suo resoconto della detenzione testimoniano del disagio di molti intellettuali del Novecento a riconoscere i crimini del comunismo, primo tra tutti il patto con Hitler nel 1939. 


Centenario della nascita di Solzenycin

L'11 dicembre 1918 nasceva Alexandr Solzenicyn, scrittore e testimone del gulag. La rivista online Romasette.it dedica uno speciale a due sue opere, Una giornata di Ivan Denisovic, che usciva 50 anni fa, e La casa di Matrjona


Una giornata di Ivan Denisovic

50 anni usciva la prima testimonianza di Aleksandr Solzhenicyn sul gulag. L'autore era stato internato tra il 1945 e il 1953 per aver criticato Stalin in una lettera. Con il tempo divenne un notissimo scrittore dissidente nonché un fecondo pensatore. 


Claire Ly, dall’inferno del gulag al progetto di un Giardino dei Giusti per la Cambogia

Editoriale di Carolina Figini, Redazione Gariwo

Claire Ly il 17 ottobre a Milano ha presentato il suo libro “La mangrovia. Una donna, due anime” presso il centro PIME. L’abbiamo invitata a Gariwo e abbiamo ascoltato le sue riflessioni sulla memoria e su


Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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