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Testimoni di verità

La nazione gulag

Per un'amicizia sbagliata Kim Young Soon è stata condannata a nove anni di campo di lavoro. Scampata miracolosamente alla morte, vive per denunciare i sistemi dittatoriali del regime nordcoreano.  


Addio al Solgenitsin del Vietnam

Si è spento a 73 anni il poeta vietnamita Nguyen Chi Tien, condannato a 27 anni tra gulag e lavori forzati per avere insegnato Storia in modo non conforme al regime comunista e per aver testimoniato la verità con le sue poesie d'amore e di protesta. 


Claire Ly al Giardino dei Giusti di Milano

La sopravvissuta e testimone del genocidio cambogiano ricorda i terribili quattro anni di dittatura dei khmer rossi che portarono all'uccisione di due milioni di persone. Inoltre esprime la propria gratitudine a Gariwo e alle istituzioni milanesi che hanno onorato i Giusti con noi.


Buone notizie da Ragip!

L'editore Ragip Zarakoglu era stato messo in carcere in Turchia per le sue battaglie in favore dei diritti umani, delle minoranze e per il riconoscimento del genocidio armeno.

Ora che è tornato libero, in attesa del processo, scrive una lettera indirizzata a tutti coloro che lo hanno sostenuto.


Medaglia per la libertà a Jan Karski

Gli Stati Uniti celebrano la memoria del Giusto fra le nazioni polacche che denunciò invano ai Grandi della terra lo sterminio nazista degli ebrei. 


Il Rwanda amministra il primo processo per genocidio

È il caso del pastore Jean-Bosco Uwunkindi, accusato di aver fatto uccidere 2000 tutsi e hutu moderati rifugiatisi nella sua chiesa. Era sotto processo ad Arusha, ma la Corte ONU sta per cessare la sua attività e i giudizi vengono trasferiti ai tribunali nazionali. Yolande Mukagasana a Gariwo: "È un passo importante per le vittime".  


Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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Multimedia

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