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Testimoni di verità

I testimoni inascoltati

Editoriale di Gabriele Nissim, Presidente Gariwo - la foresta dei Giusti

Mentre si discute in Italia e nel mondo sui mezzi che la comunità internazionale può utilizzare per arrestare un massacro di massa, l’Associazione per il Giardino dei giusti di Milano si appresta a onorare il 7 aprile al Monte Stella


Il coraggio di Jan Karski

Ewa Wierzynska, coordinatrice del programma Jan Karski - Unfinished Mission del Museo di Storia Polacca di Varsavia, presenta la figura del Giusto tra le Nazioni.


Solženicyn oggi

Marta Dell'Asta, studiosa di Letteratura russa, che ha tradotto la biografia di Aleksandr Solženicyn, ci ripropone il grande dissidente in una veste forse poco esplorata finora, quella di uomo e scrittore capace di affermare:  "… Ci fermiamo stupefatti davanti alla fossa nella quale eravamo lì lì per spingere i nostri avversari: è puro caso se i boia non siamo noi ma loro. Dal bene al male è un passo solo, dice un proverbio russo. Dunque anche dal male al bene".


"La Shoah è il secondo peccato originale"

Il direttore editoriale e scrittore Francesco M. Cataluccio presenta la figura di Jan Karski che sarà onorato con un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di Milano. Karski ha attraversato il mondo per cercare di fermare lo sterminio degli ebrei.


Il mondo in frantumi

In occasione della dedica di un albero e di un cippo commemorativo al grande scrittore Aleksandr Solženicyn, testimone inascoltato che con i suoi libri fece conoscere al mondo l'orrore dei GULag staliniani, pubblichiamo la versione integrale del suo discorso di Harvard Il mondo in frantumi.


Il generale Romeo Dallaire

Il giornalista e esponente di Solidarnosc Konstanty Gebert presenta la figura del generale dei Caschi Blu che cercò in tutti i modi di fermare il genocidio rwandase.


Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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