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Assassinato in Bosnia Dusko Kondor

coraggioso collaboratore di Gariwo Sarajevo

Il 22 febbraio 2007 è stato ucciso un membro di Gariwo di Sarajevo nella sua abitazione di Bijelina, nella Repubblica Serba di Bosnia. Lascia la moglie e due figlie.

Coraggioso attivista dei diritti umani, co-fondatore del Comitato Helsinki in Bosnia-Erzegovina era impegnato nel campo dell'educazione dei giovani e aveva diretto i seminari di Gariwo a Sarajevo sul coraggio civile.
Più volte minacciato di morte, non si era mai piegato al ricatto della paura e aveva testimoniato in Tribunale contro i criminali di guerra serbi come testimone oculare delle atrocità della guerra in Bosnia nel 1993, quando assistette dalla finestra di casa all'eccidio di 26 musulmani, tra cui alcuni bambini.
Insegnava sociologia, filosofia e scienze politiche presso la High school "Mihajlo Pupin" di Bijelina.

Amnesty International e le altre organizzazioni internazionali presenti in Bosnia-Erzegovina hanno fermamente condannato il brutale assassinio e chiesto alle autorità un'inchiesta.

22 febbraio 2007

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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