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Diario di Henry Morgenthau

diplomatico che denunciò il genocidio armeno

La casa editrice Guerini e Associati ha pubblicato una preziosa testimonianza storica: le memorie di Henry Morghentau, ambasciatore americano a Costantinopoli dal 1913 al 1916.

Secondo il console onorario d'Armenia in Italia Pietro Kuciukian, che ha firmato l'introduzione del libro, Morgenthau in qualità di ambasciatore è stato a diretto contatto con gli organizzatori della strage cercando in ogni modo di contrastare il piano di sterminio, respingendo il concetto di colpa collettiva e scrivendo: "Supponiamo pure che alcuni armeni vi abbiano tradito, ma perché eliminare vecchi donne e bambini?". "Non possiamo farne a meno, gli innocenti di oggi saranno i colpevoli di domani" fu la risposta del Ministro degli Interni turco.

Antonia Arslan scrive su L'Avvenire "Il Diario si inserisce in un filone di ricerca che si va accrescendo in modo impressionante. Negli ultimi anni - dopo tanti decenni di 'silenzio assordante' sulla questione armena - si stanno infatti moltiplicando gli studi, le analisi, le pubblicazioni di memorie di testimoni stranieri e di documenti recuperati dagli archivi che integrano, illuminano, chiariscono dati e fatti".

22 febbraio 2011

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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