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Il coraggio di Jan Karski

di Ewa Wierzynska

7 aprile, ore 11.00
Giardino dei Giusti di tutto il mondo - Milano
piazza Santa Maria Nascente
(MM QT8)

Ewa Wierzynska, coordinatrice del programma Jan Karski - Unfinished Mission del Museo di Storia Polacca di Varsavia, presenta la figura del Giusto tra le Nazioni.

Il messaggero della resistenza polacca

Studente di Diplomazia divenuto messaggero della Resistenza polacca durante l’occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale, Jan Karski rischiò la vita molte volte per trasmettere le informazioni tra il Governo polacco in esilio e le forze presenti nella Varsavia occupata. Prima di trasmettere le richieste disperate che i leader ebrei polacchi rivolgevano agli Alleati perché prendessero misure drastiche per fermare la Shoah, Karski riuscì a entrare nel Ghetto di Varsavia e più tardi attraverso una stazione secondaria dentro un campo di sterminio, per vedere di persona che cosa accadeva. Tuttavia I leader britannici e americani, tra cui Churchill e Roosevelt, non gli crredettero e in ogni caso avevano altre priorità belliche. Dopo la guerra Karski insegnò Diplomazia alla Georgetown University per 40 anni, e nel 1982 fu insignito da Israele del titolo di “Giusto tra le nazioni”.

Nato Jan Kozielewski, Karsi era l’ottavo figlio di un mercante di cuoio polacco di Lodz. Crebbe in questa multietnica città abitata da polacchi, ebrei, tedeschi e russi. Dopo aver terminato gli studi di Giurisprudenza e Diplomazia a Lwow (Lviv – oggi in Ucraina), e avere fatto il servizio militare obbligatorio di un anno, la sua promettente carriera diplomatica fu interrotta bruscamente dall’invasione tedesca del settembre 1939. Durante la ritirata verso est della sua unità di artiglieria fu catturato dagli invasori sovietici, ma riuscì a fuggire.

Poiché era considerato un patriota senza affiliazioni politiche strette, Kozielewski fu scelto quale emissario del Governo polacco in esilio, che allora aveva sede in Francia. Sotto lo pseudonimo di “Witold Kucharski”, dopo un viaggio estremamente rischioso attraverso le montagne consegnò i rapporti della Resistenza, ma al ritorno doveva trasportare sul suo corpo 40 libbre di valuta e nella sua mente – memorizzato parola per parola - tutto il piano del governo per incorporare la resistenza militare in uno Stato clandestino vero e proprio. Nel corso di un’altra missione fu catturato dalla Gestapo in Slovacchia e fu torturato in modo così feroce che si tagliò le vene prima di soccombere e rivelare segreti. Fu mandato sotto stretta sorveglianza in un’ospedale della Polonia occupata da dove scappò nuovamente grazie a una difficile missione di salvataggio di giovani soldati polacchi. Tragicamente, molti dei ragazzi che erano venuti a salvarlo pagarono con la vita la sottrazione di Karski dalle grinfie della Gestapo.

Finalmente raggiunse Varsavia, dove gli fu assegnato il suo pseudonimo definitivo – Jan Karski. Mentre era sempre più impegnato con gruppi politici a lui congeniali come la Zegota (il Consiglio per l’Aiuto agli ebrei, attivo nel nascondere e assistere gli israeliti), fu deciso di utilizzarlo ancora come emissario del Governo in esilio, stavolta a Londra. Era giunto il momento di incontrare I rappresentanti degli Alleati e si convenne di trasmettere loro una lista di richieste dei leader ebrei per cercare di aiutare ciò che rimaneva dell’ampia comunità ebraica polacca.

Più importante delle numerose lauree honoris causa che ricevette negli anni successivi è il fatto che Karski di sua iniziativa abbia trascorso un’ora vestito da guardia estone nel campo di Izbica Lubelska, un campo di transito per gli ebrei che venivano deportati a Belzec. Dato che ogni “gruppo” era di circa 5000 persone e le baracche potevano ospitarne solo 3000, Karski in quella giornata fredda e piovosa vide “una folta, pulsante, fremente e rumorosa massa” di uomini, donne e bambini. Mentre li osservava, veniva ordinato loro d dirigersi a passo di marcia verso un carro merci in attesa che all’origine era pensato per trasportare 40 soldati. I tedeschi avevano impartito l’ordine di stipare da 120 a 130 persone in ogni carro. Gli ultimi a entrare si arrampicavano con fatica sugli altri, “aggrappandosi ai loro capelli e vestiti per sostenersi, calpestando colli, facce e spalle, spezzando ossa e gridando con furia insensata”.

“Non ho nessuna altra prova, nessuna fotografia”, scrisse Karski più tardi in un libro di memorie. “Tutto ciò che posso dire è che ho visto il campo e questa è la verità”. Più di cinquanta anni dopo, Karski dichiarò in un’intervista: “Ho passato quasi un’ora in quel campo e ne sono uscito che stavo male, oppresso da attacchi di nausea. Vomitai sangue. Avevo visto cose orripilanti. Non ci credete? Non avreste creduto a voi stessi se l’aveste visto”.

A Londra certamente le aspettative degli ebrei di ottenere aiuto vennero ufficialmente messe da parte come strategicamente impossibili. Karski fu inviato In America per cercare sostegno, ma le sue richieste si scontrarono per lo più con l’indifferenza e perfino l’incredulità delle persone. Egli descrisse la reazione del Giudice della Corte Suprema Felix Frankfurter, un caro amico del Presidente Roosevelt, alle sue testimonianze dirette: "Signor Karski, disse con enfasi. Un uomo come me che parla con un uomo come lei dev’essere del tutto franco. Per questo devo dirle che non riesco a credere ciò che ho appena sentito, tutte le cose che mi ha appena detto".



Karski fu invitato perfino nella Stanza Ovale. Roosevelt non aveva tempo per il suo resoconto del campo di transito o per le richieste accorate dei leader ebrei della Polonia, ma si interessò vivamente all’organizzazione dello Stato clandestino polacco e alla questione se gli aerei muniti di sci potessero effettuare atterraggi in inverno. Il 17 ottobre 1944 si tenne un ricevimento di gala con tutti I dignitari dello Stato per il lancio del libro di Karski Story of a Secret State. Erano passati solo 12 giorni dalla tragica fine dell’Insurrezione di Varsavia nella quale perirono 180.000 cittadini di Varsavia. A proposito del suo libro gli fu ricordato dal Dipartimento di Stato che la menzione del massacro di Katyn del 1940 dove migliaia di ufficiali polacchi erano stati uccisi dai sovietici avrebbe potuto alienare le simpatie di Stalin, alleato cruciale. “Così tanti morti”, scrisse Karski”, “così tanti sacrifici e lotte, così tanta fede nella vittoria e nella Grande Causa alleata, così tante rassicurazioni da parte dei potenti della terra, e ora questo?”.

All’età di 35 anni, avendo già vissuto 9 vite, Karski conseguì un Ph.D. alla Scuola di Diplomazia della Georgetown University. Vi insegnò per 40 anni e uno dei suoi allievi è stato William Jefferson Clinton. Scrisse anche un libro di storia in due volumi, The Great Powers and Poland, 1919 – 1945: From Versailles to Yalta. Nel 1982, Yad Vashem di Gerusalemme gli assegnò il titolo di Giusto tra le nazioni e il Governo di Israele lo proclamò Cittadino onorario di Israele.

Tuttavia poche altre persone avrebbero potuto avvertire più profondamente, dolorosamente e amaramente di Karski l’abbandono della Polonia da parte degli Alleati nella seconda guerra mondiale. Jan Karski era un uomo che tragicamente dovette sentire il totale fallimento dei suoi sforzi per gli ebrei d’Europa e più tardi della sua terra natia brevemente indipendente. Considerato un eroe sia in Polonia che in Israele, il suo fu un eroismo che non si reggeva su dei trionfi, ma su una straordinaria integrità. Karski e la sua storia continuano a ispirare I giovani In Poloni con la sua lezione di coraggio morale e profonda umanità di fronte al male estremo oltre che di determinazione per tutta la vita a testimoniare e parlare apertamente dei pericoli dell’antisemitismo.

30 marzo 2011

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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