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Il giornalista che ridisegnò la mappa d'Europa

Januarius MacGahan rivelò al mondo intero i crimini turchi in Bulgaria

«Il massacro di Batak» (1889), un dipinto dell’artista e patriota bulgaro Antoni Piotrowski.

«Il massacro di Batak» (1889), un dipinto dell’artista e patriota bulgaro Antoni Piotrowski.

L'11 aprile 2018 è apparso sul Corriere della Sera un coinvolgente articolo di Gian Antonio Stella che racconta la storia di un altro, unico, pezzo di giornalismo, quello che "svelò un genocidio, portò alla creazione di quattro nuovi Paesi (Bulgaria, Serbia, Montenegro, Romania) e segnò la sconfitta elettorale di un primo ministro britannico". Parliamo del reportage del 1876, sul Daily News, del giornalista americano Januarius Aloysius MacGahan dal villaggio di Batak - 150 chilometri da Sofia - che nero su bianco spiegò la sanguinaria repressione che i Turchi stavano mettendo in atto per sedare le insurrezioni in Bulgaria. La stessa che il premier Benjamin Disraeli stava ignorando. Bisognava arrivare nel cuore dei Balcani per provare che quelle atrocità stavano accadendo davvero, bisognava parlare dei corpi senza vita dei bambini, delle case bruciate e dei cimiteri a cielo aperto per smuovere l'opinione pubblica e costringere chi di dovere a smettere di fare finta di niente. Proponiamo una riflessione di Carlo Sala - membro della commissione didattica di Gariwo - sull'articolo dell'editorialista di Corriere.

È certamente un colpo anche oggi leggere e venire a sapere quanto racconta Gian Antonio Stella nell’articolo di p.37 del Corriere della Sera dell’11/4/2018: "Il reportage, si legge, piombò in faccia al primo ministro inglese Benjamin Disraeli come una scudisciata. E da lì incendiò la Gran Bretagna, la Russia e l’Europa. Era il 2 agosto 1876. E quel reportage, racconterà David Randall nell’appassionante Tredici giornalisti quasi perfetti, edito da Laterza, fu il più grande pezzo di giornalismo di tutti i tempi".

"Ci chiediamo in questi giorni, scrive Stella, riusciranno le foto dei bambini asfissiati in Siria a scuotere il mondo? Riusciranno il piccino con la maschera antigas e le creature avvolte nei fagotti bianchi a risvegliare troppe coscienze intorpidite? Januarius, un secolo e mezzo fa, ci riuscì: Svelò un genocidio, dimostrò che due governi mentivano sistematicamente, suscitò un’ondata d’indignazione che, spazzando il mondo civilizzato, portò a dichiarare una guerra, a ridisegnare la mappa dell’Europa, a creare quattro nuovi Paesi, cioè la Bulgaria, la Serbia, il Montenegro e la Romania, e a segnare la sconfitta elettorale di un primo ministro britannico. Nessun altro singolo pezzo di giornalismo gli si avvicina per i suoi effetti".

Quelle di MacGahan non erano foto, ma era la forza della parola stampata che batteva la menzogna confezionata sulla miseria delle vittime, l’ignavia degli indifferenti, il crimine dei potenti turchi e la collusione degli alleati inglesi. Poco più di un anno dopo un altro uomo coraggioso e abile, il console italiano a Sofia, Vito Positano, riuscì a bloccare e fronteggiare l’intenzione di Nuri Pascià, il comandante turco costretto alla ritirata dall’avanzata russa, di incendiare la città bulgara e di colpire la popolazione con altre crudeli sciagure. Meglio conoscere che dimenticare.

Se l’effetto del reportage di MacGahan fu quello di modificare la carta politica della penisola balcanica oggi le notizie sulla Siria quale effetto sortiranno? Sembra che la libertà di stampa sia rattrappita di fronte alla manipolazione di cento fonti di informazione e che la possibilità di un’opposizione e insorgenza etica contro la criminalità politica sia ridotta al lumicino.

Ma non spenta. A noi soffiare sulle braci fumiganti. 

Carlo Sala, della Commissione didattica di Gariwo

13 aprile 2018

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.

Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime. Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.

Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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