Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

English version | Cerca nel sito:

"Alcuni dei più gravi crimini contro l'umanità del nostro tempo sono avvenuti in Sinai"

intervista ad Alganesh Fessaha

Alganesh Fessaha in Tel Aviv

Alganesh Fessaha in Tel Aviv Tomer Appelbaum

La giornalista Ayelett Shani del quotidiano israeliano Haaretz ha incontrato a Neve Shalom Wahat al Salam l'attivista per i diritti dei rifugiati Alganesh Fessaha, Presidente della ONG "Gandhi", che si occupa di fare liberare le persone sequestrate dai trafficanti di esseri umani. Alganesh - onorata, oltre che nel Giardino di Neve Shalom, anche da Gariwo con un albero nel Giardino dei Giusti di Milano Monte Stella - racconta senza filtri una realtà fatta di orrore, violenza, repressione, riduzione in schiavitù, che colpisce gli eritrei in patria e mentre cercano di fuggire. Proponiamo di seguito la traduzione dell'intervista apparsa sul quotidiano il 24 marzo 2018

Quando ha sentito parlare per la prima volta di ciò che accade nel Sinai?

Cinque anni fa, una famiglia eritrea è venuta da me e mi ha detto che il figlio era stato rapito, era sotto sequestro in Sinai e i beduini chiedevano un altissimo riscatto per il suo rilascio. Immediatamente mi sono recata in Egitto per vedere che cosa stesse succedendo.

Questi sono rifugiati del tuo Paese, l'Eritrea, che hanno cercato di attraversare il confine con Israele.

È veramente una lunga catena: persone che volevano scappare dall'Eritrea hanno pagato i trafficanti, beduini sudanesi. Questi ultimi naturalmente hanno promesso loro che avrebbero raggiunto Israele in modo sicuro, ma in realtà, li hanno venduti ai beduini in Egitto. Essi sono passati almeno per cinque o sei trafficanti durante questo viaggio dal Sudan, attraverso la periferia di El Arish, e da lì al punto più vicino alla frontiera con Israele.

Molti di loro sono stati assassinati o trattenuti lì in attesa del riscatto. Li hanno legati, ustionati sulla schiena con ferri incandescenti, gettato su di loro plastica fusa, hanno abusato sessualmente di loro in maniere addirittura inimmaginabili, e durante le torture telefonavano alle loro famiglie per far sentire loro i pianti e le urla, mentre esigevano il denaro da loro. Le somme continuavano ad aumentare a mano a mano che i beduini si rendevano conto che avevano un flusso costante di rifugiati. Se all'inizio il riscatto era di 1000 dollari per persona, in seguito è cresciuto di ben 60 volte.

Le famiglie probabilmente non avevano tutti quei soldi.

Vero, e allora i rapitori vendevano le vittime ai trafficanti di organi. Molti dei corpi che abbiamo trovato nel deserto erano completamente devastati. Non li ricucivano nemmeno, dopo avere rimosso gli organi interni o la cornea.

Mi hai mostrato immagini che penso non scorderò mai.

Le donne vengono stuprate per periodi di settimane o mesi, ogni giorno, tutto il giorno, venivano violentati anche bambini e ragazzine. Dicevano ai fratelli di giacere con le sorelle. Li trattavano come oggetti sessuali, come se stessero filmando spettacoli porno.

Molti degli eritrei che sono ora in Israele e sono candidati per il rimpatrio sono sopravvissuti dell'orrore nel Sinai. Le persone che vogliono rimpatriarli non sanno che cosa hanno affrontato per raggiungere questo Paese. Ho letto moltissimi libri e testimonianze di persone che sono state torturate nel corso dei secoli, ma non ho mai sentito di una tale brutalità.

Per molti israeliani il Sinai è la Valle dell'Eden e i beduini sono considerati amici. È inimmaginabile.

Il denaro corrompe le persone. Senza dubbio, non tutti i beduini sono così, alcuni hanno aiutato a salvare le persone. Ma in Sinai sono stati commessi alcuni dei peggiori crimini contro l'umanità del nostro tempo, l'ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie. Donne anziane abusate, bambini piccolissimi stuprati. Ogni volta che andavo lì, per i giorni successivi ero completamente sopraffatta, non riuscivo a riprendermi.

Non avevi paura a spostarti in quelle zone, una donna da sola? Non temevi di poter diventare anche tu una vittima?

Dal momento in cui ho visto i corpi sparsi per tutto il deserto ho smesso di avere paura. Pensavo solo a salvare quelle persone. Ho anche ricevuto minacce. Mi hanno detto che mi avrebbero uccisa lentamente. Sono stata arrestata due volte e sono stata in una cella egiziana. Se mi addormentavo, un secondino arrivava e batteva un bastone tra le sbarre per svegliarmi. Sono rimasta in quelle condizioni per quasi una settimana. Avevo le gambe gonfie e non riuscivo a muovermi. Ma sapevo che ciò che stava accadendo a me era niente in confronto a quello che accadeva alla gente nel deserto, e questo mi ha dato la forza per continuare.

E alla fine sei riuscita a salvare un sacco di rifugiati, sia dai beduini che dagli egiziani.

Gli egiziani costruivano prigioni speciali per gli immigrati irregolari. Sono riuscita a raggiungere un accordo con le autorità etiopi e quelle egiziane addette all'immigrazione, per trasferirli nei campi in Etiopia. In questo modo ho potuto salvare circa 10 mila persone dalle prigioni di Aswan, El Arish e Alexandria. Esse sono ora in Etiopia. Questi rifugiati che abbiamo salvato dai beduini, circa 1000 persone, sono state ammesse in Canada e Australia. Ma alla fine, oltre 8.000 persone sono state uccise in Sinai, i corpi tagliati, gli organi venduti.

Dov'erano destinati gli organi?

Abbiamo cercato di indagare su dove fossero diretti, ma ancora oggi non lo sappiamo con certezza. Io presumo che fossero destinati all'Arabia Saudita. I beduini non volevano nemmeno seppellire quelle persone, perché pensavano che avrebbero reso impuri i cimiteri musulmani. Inizialmente non sapevamo nemmeno questo fino a quando non abbiamo visto un cane scavare nelle vicinanze, e ha scoperto un corpo. Solo allora abbiamo realizzato che li buttavano semplicemente nella spazzatura. Dopo che ho implorato le autorità di darci un terreno di sepoltura, ce ne hanno dato uno a 65 km da dove eravamo. Abbiamo seppellito le persone lì. Coloro che siamo riusciti a identificare sono stati sepolti con un pezzetto di carta con il loro nome, il resto non sono stati identificati.

Non ci sono veramente parole per descrivere l'orrore. Ciò che è ancora più brutto è che non si tratta di casi isolati. Sia in termini di ampiezza che di modalità, quello che tu descrivi è un sistema, qualcosa di organizzato.

Penso che inizialmente ci fossero davvero solo pochi casi. Ma quando hanno capito che molte persone cercavano di attraversare il deserto in quel punto, le mafie hanno preso il controllo del percorso. Sono anche convinta che le autorità eritree fossero coinvolte in questo traffico. Ci sono dieci valichi di confine tra Eritrea e Sudan. Come faceva la gente ad attraversarli? Con macchine dell’esercito o della polizia. C’è qualcuno degli ufficiali di polizia o dell’esercito che sa, e se è veramente così, se sono implicati, allora lo sa certamente anche Afwerki [Isaias Afwerki, il presidente eritreo].

Io ho mostrato le stesse foto che ho fatto vedere a te anche ai funzionari dell’UE, in tempo reale. Ho implorato il loro aiuto. Se ne sono fregati.

Allo stesso modo in cui non gliene poteva fregare di meno di quel che accade oggi in Libia. 

Sono stata in Libia due mesi fa. Pensi che lì vada meglio? Di nuovo – stupri, torture, gente che è stata semplicemente venduta come schiava al miglior offerente, senza che loro stessi o le famiglie sappiano nemmeno dove si trovavano.

Uno di questi uomini, che è riuscito a scappare dopo sei anni in cui ha lavorato in un’azienda agricola senza paga e in condizioni inumane, mi ha riferito che un giorno il suo capo gli disse che per quanto lo riguardava, egli per lui contava meno del suo cane o del suo cammello. La Libia è diventata un inferno e ora i rifugiati cercano altre strade. Non rinunceranno.

Dimmi qualcosa della realtà che li rende così disperati da tentare la fuga – la vita in Eritrea sotto il tiranno Afwerki.

Quell’uomo è uno dei miei più grandi nemici. Lo conosco bene.

Intendi dire che lo conosci personalmente?

Sì. Io ero molto attiva nel movimento per liberare l’Etritrea, che era sotto controllo etiope fino al 1993. La prima volta ci siamo incontrati in Sudan. Era molto comune per i combattenti viaggiare in Sudan per riposare e recuperare le forze. Afwerki era già famoso. È sempre stato occupato nella propaganda, ha sostenuto che chiunque dovesse arruolarsi nella lotta per liberare l’Eritrea, e ricordo che già allora qualcosa di lui mi dava fastidio – la sua falsità. Egli esigeva che le persone sacrificassero le loro vite, ma la sua famiglia, sua madre e i suoi quattro fratelli che erano con lui in albergo in Sudan, li fece scappare di nascosto negli Stati Uniti. Gli ho detto che doveva vergognarsi, come poteva esigere che la gente andasse in battaglia mentre lui aveva pianificato una vita tutta diversa per la sua famiglia. Mio padre, che era un noto combattente per la libertà dell’Eritrea, diceva sempre: “Quell’uomo distruggerà l’Eritrea”. 

E aveva ragione

Sì aveva ragione, Afwerki ha distrutto l’Eritrea.

Com’è Afwerki? Che tipo di persona è?

È molto squilibrato e imprevedibile. Che tipo di persona ruba un sogno dalle persone che hanno combattuto per 30 anni?

Il suo regime è 10 volte peggio di quanto lo fosse stato quello dell’Etiopia. È una vera tragedia.

Nei primi anni, fingeva ancora di volere la libertà e la democrazia, ma semplicemente aveva iniziato a incarcerare tutte le gente che aveva combattuto con lui fianco a fianco. I suoi migliori amici, che lo avevano aiutato a raggiungere il potere, alcuni di loro sono diventati ministri. Quando hanno cominciato a domandargli di mantenere quanto promesso, semplicemente li ha sbattuti in prigione.

Pensi che fosse il suo piano fin dall’inizio?

Ne sono sicura. Lì niente avviene per caso. Nella sua maniera satanica, è una persona molto organizzata, quando chiamano l’Eritrea “la Nordcorea dell’Africa”, o “un Paese che è tutto una prigione”, non si tratta di slogan, bensì è la realtà.

In Eritrea ci sono 350 prigioni per una popolazione di meno di sei milioni. È un numero incredibile. Perché una popolazione così esigua ha bisogno di 350 prigioni? Non sono le prigioni che conosciamo, sono come delle segrete che qualcuno ha scavato sotto la sua villa, o carri armati di metallo sigillati che sono posizionati in aree dove le temperature raggiungono i 36 gradi in pieno inverno e i 65 d’estate. I prigionieri sono in piedi nel buio, non sanno se sia giorno o notte. Hanno solo dei piccoli buchi sui quali premono le loro facce per cercare di respirare. Chiunque parla contro Afwerki è immediatamente gettato in prigione. La polizia di Afwerki entra nelle scuole, preleva i ragazzi che sembrano più intelligenti e li sottopone al lavaggio del cervello. Dice loro: “Ascoltate attentamente ciò che vi dicono i vostri genitori, le conversazioni tra fratelli, e poi venite da noi e diteci tutto quanto avete sentito. Ecco come salverete il Paese. Ma non dite a nessuno che state salvando il Paese. È un segreto”. E quindi se una madre dice mezza parola su Afwerki, o anche sulla situazione economica in Eritrea, il figlio informa immediatamente le autorità e l’intera famiglia è arrestata senza sapere il perché o il percome. Ecco il regime di terrore di Isaias Afwerki.

Per quanto riguarda l'indice di libertà di parola, l’Eritrea si trova sotto la Nordcorea.

Non c’è libertà di parola. Tutti i giornali, la radio, la televisione appartengono al governo. Chiunque osa criticare minimamente il governo viene buttato in prigione e generalmente la famiglia non sa nemmeno dove. Semplicemente scompare.

Dicci qualcosa sull’obbligatorietà di seguire l'esercito eritreo. Un’altra politica di Afwerki che porta così tante persone a fuggire dall’Eritrea.

All’età di 16 anni, tutti gli uomini e le donne devono arruolarsi. Si chiama Sawa. Bisogna servire nell’esercito fino almeno ai 50 anni. I soldati sono essenzialmente schiavi dei loro comandanti. Si verificano gravi abusi sessuali, sia contro gli uomini che contro le donne. Specialmente le belle donne diventano proprietà del loro generale o colonnello. Vengono chiamate “concubine”, sono schiave sessuali. Lo servono tutto il tempo, e se restano incinte devono abortire, perché lui ha una moglie e un figlio in città.

Qualcuno riesce a sfuggire al servizio militare?

Solo i figli di ufficiali molto in alto. I genitori li inviano all’estero.

Così non ci sono famiglie in Eritrea? Se si cammina per strada non si vedono bambini giocare?

Ci sono bambini, ma solo pochi. I soldati non possono crearsi una famiglia quando sono nell’esercito. Possono solamente ottenere una licenza per andare a casa dopo due o tre anni. Molte volte approfittano della licenza per nascondersi o fuggire. Molte ragazze cercano di rimanere incinte prima di 16 anni, perché è l’unico modo di evitare la coscrizione.

Così non ci sono nuove generazioni.

No.

Pensi che anche questo sia parte di un piano?

Ne sono certa. Afwerki vuole un Paese senza cittadini. Ecco perché semplicemente sta spazzando via tutta la popolazione. Nell’ultima ondata di profughi che ha raggiunto il nostro campo in Etiopia, c’erano molti bambini e ragazzi di 10 o 12 anni. Hanno detto che sapevano che se avessero aspettato i 16 anni, sarebbe stato troppo tardi.

Afwerki ha chiuso l’università e paralizzato il sistema scolastico.

Non solo l’università. Non ci sono scuole in Eritrea tranne le scuole militari. Ecco come fa a mantenere il controllo.

Com’è la vita quotidiana per le persone in Eritrea?

C’è grande paura. Anche se ci fossero scuole, le persone non ci andrebbero, perché non vogliono essere registrate da nessuna parte. Sono occupate a eludere il regime. Le persone in Eritrea dormono a casa propria una notte, a casa di amici quella successiva. C’è chi osa uscire soltanto di notte e chi solamente di giorno. Essi sanno che in qualunque momento qualcuno potrebbe venirli a cercare. Questo spiega anche come mai quelli che sono riusciti a fuggire dall’Eritrea hanno paura di dire quello che succede lì. Temono che arriveranno a loro, che minacceranno le loro famiglie chiedendo loro il riscatto.

Ci sono stati tentativi di rivolta, ma sono falliti.

Afwerki è riuscito a instillare la paura a fondo nell’animo della gente. Sotto un simile regime, le persone non possono organizzarsi perché non riescono a fidarsi l’una dell’altra. Questo è il motivo per cui non sono riusciti a rovesciarlo. Oggi tutte le sue guardie del corpo sono etiopi, perché Afwerki non si fida degli eritrei. Una volta tutti sapevano dove abitava il dittatore, oggi vive in incognito. Egli sa che le persone sognano di liberarsi di lui. Non va in giro come un pavone come faceva prima.

Probabilmente è molto intelligente e sofisticato.

Vero, è assolutamente satanico. E la cosa più importante è che vanta del sostegno all’estero. C’è qualcuno alle sue spalle. Potrebbe essere qualunque Paese con un po’ di potere - dal mondo arabo, all’Europa o alla Russia

Anche Israele è in buoni rapporti con lui. Egli controlla un punto considerato strategico nel Mar Rosso.

Oltre al suo territorio, l’Eritrea possiede circa 300 isole nel Mar Rosso. La stessa alleanza che Afwerki ha con Israele, ce l’ha con molti Paesi, perché queste sono risorse strategiche molto importanti. Sono sicura che tutte le persone che lo sostengono sanno che è pazzo, sanno che sarebbe meglio non avere a che fare con lui, ma il loro desiderio di controllo prevale su tutte queste considerazioni, e nel mentre i cittadini eritrei stanno soffrendo.

Questo è un modello che si ripete in molti Paesi africani che lottano per la loro indipendenza solo per finire in un altro regime tirannico.

Dietro ogni tiranno c’è sostegno da parte di parti interessate. Io penso che i leader africani dovrebbero vergognarsi. È questo ciò per cui la gente si è sacrificata? Sostituire un vecchio conquistatore con uno nuovo? Io disprezzo questi leader che non pongono fine a questi accadimenti che avvengono in Libia. Gli africani vengono assassinati e stuprati e venduti nei mercati degli schiavi, e loro stanno in silenzio. Non sanno come proteggere la loro gente. Sanno solo come fare le marionette degli europei.

Durante la tua visita in Israele hai incontrato molti rifugiati che sono destinati al rimpatrio e hai parlato in un incontro. Che cosa vorresti dire alle autorità israeliane?

Queste persone lavorano qui, parlano la lingua locale e hanno avuto figli qui in Israele, vogliono e sono in grado di integrarsi nella società israeliana. Israele è uno stato di immigrati ed è certamente consapevole del significato di deportare queste persone in Uganda o Rwanda. Queste persone hanno sofferto abusi e stupri, e i loro parenti sono stati assassinati davanti ai loro occhi. Come potete causare loro ancora più sofferenza? Deportarli verso l’ignoto? Non hanno futuro in Rwanda o Uganda.

Due settimane fa ho intervistato uno stratega navale della Nato. Egli ha affermato che la soluzione al problema dei rifugiati è di riportare le persone ai loro Paesi d’origine. Ho litigato con lui, dicendo che non è una buona soluzione per persone che erano pronte a rischiare la vita per fuggire da quei Paesi. Non era convinto.

Per me questo riflette l’enorme ipocrisia dei Paesi europei che hanno causato questa situazione in Africa e adesso si lamentano che non possono gestire le persone che scappano da lì. Le nazioni del mondo sono concentrate su come fermare i rifugiati e proteggere i loro confini, ma perché queste persone devono scappare? Chi sostiene quei regimi tirannici? Chi ha depredato l’Africa e portato a una situazione in cui in molti dei Paesi africani non c’è acqua o la terra è contaminata?

Perché non fermano i crimini contro l’umanità che stanno avendo luogo nei loro Paesi d’origine? Perché nessuno ferma Afwerli? Sarebbe molto più semplice che pianificare come fermare il fenomeno dei rifugiati. Semplicemente assicurandosi che possano condurre una vita normale nei loro Paesi.

29 marzo 2018

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Giornata dei Giusti 2018 a Neve Shalom Wahat Al-Salam

cerimonia al Giardino

Scopri tra le interviste

Multimedia

George Clooney in manette

protestava per il Sudan

La storia

Raif Badawi

il blogger saudita condannato a mille frustate