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​“Coronavirus? È come la finale di un mondiale"

Come si sta comportando il calcio di fronte all’emergenza? L’opinione di Massimiliano Castellani

Foto via gds.it

E alla fine è stato messo un punto (e virgola). Dopo settimane di accese polemiche l’Uefa, di concerto con le federazioni nazionali, ha deciso di posticipare al 2021 gli Europei di calcio. Un percorso decisionale molto complesso, che – in Italia come in Europa – ha mostrato il lato meno bello e affascinante del calcio, fatto di calcoli economici e strenua lotta per la difesa degli introiti. Quali figure, in questo contesto di caos, escono come vincitori “morali”? E quali sono le lezioni fondamentali da portarci a casa e fare nostre in vista della fine dell’epidemia? Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Castellani, caporedattore delle pagine sportive di Avvenire e autore di diversi libri sui “mondi” che gravitano intorno al calcio, tra cui il recente Un calcio al razzismo, scritto insieme ad Adam Smulevich.

Massimiliano, sta prevalendo finalmente il buon senso?

La linea giusta è sempre stata quella tracciata da Damiano Tommasi e dall’Associazione calciatori. Così come esistono irresponsabili che continuano a girare per le strade, esistono dei presidenti irresponsabili che ragionano solo in termini finanziari. Si limitano a fare la conta economica dei danni e la loro unica priorità è recuperare i costi del fermo.

Anche rispetto alla salute collettiva.

Ora pare che si riprenderà a porte cluse. Non ci vedrei niente di male a far slittare alla fine dell’estate il termine del campionato e fare, per una volta, come si fa in Argentina, con un campionato di apertura e uno di chiusura. In tempi di guerra si sospendeva tutto e questa va vissuta come una guerra. Cosa importa se questa volta non rispetteremo, ad esempio, i cicli quadriennali degli eventi sportivi? In fin dei conti è una tradizione alla quale le persone, in questi giorni, non badano più di tanto.

Quale lezione ci portiamo a casa?

La lezione più grande ce l’hanno data i calciatori, che rispetto a molti politici sono apparsi decisamente responsabili, smontando quegli stereotipi che li vorrebbero tutti deficienti. Al contrario di quello che predicava Boris Johnson, hanno fatto fronte comune, dall’Italia alla Spagna all’Inghilterra, affinché si smettesse di giocare. Anzi, se fossero state ascoltate le federazioni dei calciatori, le partite si sarebbero fermate molto prima.

E i dirigenti?

Molti di loro sono andati contro il parere della comunità scientifica per giocare a tutti i costi, portando ad assembramenti cospicui di persone.

Oltre a Tommasi, che hai citato e del quale abbiamo scritto anche noi, quali altre figure positive stanno emergendo in questi giorni?

Mi viene in mente Roberto Mancini, che ha invitato tutti alla responsabilità e ha sdrammatizzato dicendo che nel 2021 saremo ancora più pronti per vincere gli europei. Ma anche Totti che ha donato 15 apparecchi per il monitoraggio dei parametri vitali dei pazienti allo Spallanzani di Roma. E Klopp, che ha avuto il coraggio di riprendere giornalisti che lo incalzavano sul virus. 

Possiamo dire che anche nel calcio ci sarà un prima e un dopo coronavirus?

Assolutamente sì. La lezione che stiamo imparando è che è importantissimo attenerci alle regole. Dico sempre che l’Italia è una repubblica fondata sul pallone, spero che dal pallone possa essere traslata a tutti i campi l’importanza di agire nel rispetto delle norme.

Mi aspetto che la comunità che uscirà forgiata da questa esperienza abbia come cardini l’antirazzismo e il rispetto. Questa tragedia è un’opportunità di elevazione civile, possiamo dare una svolta epocale al nostro vivere insieme. Al contrario, se continuiamo a fare gli stessi errori prepariamoci all’apocalisse.

Come potrebbe cambiare il mondo del calcio?

Ho la percezione che sia nato un nuovo spirito di comunità. Per quanto riguarda noi italiani, da sempre diamo il meglio nella crisi. Si sta creando un sano nazionalismo (positivo, non divisivo o discriminante), c’è molta solidarietà. Spero che questa nuova comunità abbia seguito anche negli stadi, quando torneranno a essere affollati. È una finale dei mondiali, giochiamocela bene.

Joshua Evangelista

18 marzo 2020

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