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"Così ho aiutato i turisti al Bardo"

intervista ad Hamadi Abdesslem

Il mosaico di Virgilio al Museo del Bardo

Il mosaico di Virgilio al Museo del Bardo

Il 15 luglio 2016 sarà inaugurato il Giardino dei Giusti di Tunisi, all’interno dell’Ambasciata italiana. Frutto del lavoro congiunto di Gariwo e del Ministero degli Affari Esteri, il Giardino sarà il primo in un Paese arabo, e verrà inaugurato dall’avvocato Ben Moussa - vincitore del Premio Nobel per la Pace.

I primi alberi del Giardino saranno dedicati a cinque figure straordinarie: Khaled al-Asaad, il “custode” di Palmira trucidato dall’Isis; Mohamed Buazizi, il giovane ambulante tunisino che si immolò e diede il via alla rivoluzione dei gelsomini che portò alla caduta del regime di Ben Ali; Khaled Abdul Wahab, il tunisino che durante l’occupazione nazista salvò decine di ebrei; Faraaz Hussein, il giovane bengalese che durante l'attentato a Dacca ha rifiutato di salvarsi per non abbandonare le sue due amiche nelle mani dei terroristi; e Hamadi Abdesslem, la guida tunisina che salvò i turisti italiani durante l’attentato al Museo del Bardo.

Hamadi ci ha raccontato il suo ricordo di quel terribile giorno, il 18 marzo 2015, ci ha descritto la situazione attuale in Tunisia e ha espresso un grande desiderio: poter rivedere - o almeno risentire - i turisti italiani che ha soccorso.

Come sei diventato guida turistica?

Ho iniziato a fare la guida negli anni ’70, ho studiato italiano e ho continuato la mia carriera di guida in Tunisia. Ho guadagnato la simpatia di molti tour operator italiani - come Francorosso, Alpitour, Edenviaggi - e sono diventato il loro rappresentante nel Paese. Ho anche accompagnato diversi italiani all’estero, in Costa d’Avorio, Senegal, Malta, Egitto e Marocco, e poi sono tornato in Tunisia e ho continuato a fare la guida. Dai tour nel deserto sono passato alle escursioni per le crociere Costa Crociere e MSC.
Di solito io mi occupavo delle visite a Cartagine o alla medina di Tunisi, ma il caso ha voluto che il 18 marzo 2015 mi capitasse il gruppo che aveva in programma il Museo del Bardo.

Cosa ricordi di quel giorno?

Siamo arrivati al Bardo verso le 11 e abbiamo iniziato la nostra escursione. Era tutto tranquillo. Siamo entrati al Museo, e non c’era niente di particolare, ma dopo mezz’ora abbiamo iniziato a sentire delle sparatorie. Non ho pensato subito a un attentato, non mi sembrava possibile. Credevo invece che fosse un’esercitazione militare, perché vicino al Museo c’è una caserma. È stato uno dei turisti a dirmi “ti sbagli Hamadi, è proprio un attentato”, e poco dopo abbiamo visto una pallottola passare vicino a noi nella sala di Virgilio. A quel punto ci siamo messi tutti a terra con un grande silenzio, e su di me, non so come, è scesa una grande tranquillità. Conoscendo un po’ il museo, mi sono diretto insieme a 45 turisti verso le scale che portano all’amministrazione. Da lì poi c’è una porta che dà sull’esterno, quindi siamo usciti e abbiamo attraversato tutto il parco, fino ad arrivare alla questura del Bardo, dove ci siamo rifugiati.
È stato uno shock grandissimo… Noi ci siamo salvati, ma due minuti dopo la nostra fuga nella sala stessa dove eravamo sono morte nove persone.

Come hai trovato la tranquillità e la lucidità di agire quel giorno?

Ci ho pensato tanto nei giorni successivi all’attentato. Sicuramente nel mio carattere c’è molta tranquillità, e forse questo è stato l’elemento che ci ha permesso di sopravvivere. Cercavo di mantenere la calma, il silenzio… Anche quando abbiamo attraversato il parco, io non ho mai pensato al peggio - eppure potevano esserci degli attentatori sulla terrazza pronti a colpirci. È stata una reazione spontanea, naturale… Io credo molto in Dio, e dico che la volontà di Dio ci ha portato fuori.

Come ti senti oggi tornando al Bardo?

Quando mi avvicino alla Sala di Virgilio rivedo sempre quello che è successo, rivivo quella giornata. Sono immagini terribili…La gente piangeva, c’era paura, ognuno cercava i propri compagni di viaggio ma purtroppo non tutti ce l’hanno fatta. Eravamo tutti increduli sull’accaduto, nessuno pensava che ci potesse essere un attentato.

Qual è oggi la situazione al Museo del Bardo, e più in generale in Tunisia?

Purtroppo oggi ci sono pochissimi turisti. Non siamo Parigi, non siamo Bruxelles, dove dopo gli attentati le cose sono tornate normali. Siamo sempre quel Paese arabo musulmano dove la fobia dell’Islam ostacola il turismo. Ho tanti amici che mi dicono che vogliono tornare in Tunisia, ma hanno paura.
Il turismo italiano, spagnolo, francese, sono questi che hanno sempre dato molto all’economia del mio Paese. Adesso ci accontentiamo di gruppi russi, ma la maggior parte dei turisti che vengono in Tunisia restano solo negli alberghi, pochi si spostano con le escursioni.

Vedi delle possibilità di ripresa?

La ripresa del turismo dipende da tanti fattori, ma soprattutto dalla stabilità politica del Paese e dalla sicurezza. Io penso che potremo riprenderci a partire dal 2017, piano piano. La speranza è che le due grosse navi di Costa Crociere e MSC decidano di ritornare; questo sarebbe un grande punto di partenza affinché la Tunisia possa ritrovare la sua posizione del 2014-2105.

Per il tuo coraggio dimostrato il 18 marzo 2015 ti verrà dedicato un albero del Giardino dei Giusti di Tunisi, che inaugureremo il prossimo 15 luglio. Cosa significa per te questo riconoscimento?

Sono rimasto entusiasta a sentire questa bellissima notizia. Da quando c’è stato l’attentato nessuno ci ha più chiamati, nessuno ha parlato con me o con i miei colleghi di quello che era successo. Quando ho sentito di questo riconoscimento sono stato molto felice, è un’emozione totale per me. E lo è ancora di più perché viene dall’Italia, e tutta la mia carriera è stata dedicata all’Italia e agli italiani. Vi ho sempre considerati come amici e mai come clienti, e a 65 anni, dopo 35 anni di lavoro, questa è la più grande soddisfazione, il più bel regalo della mia carriera.

Sono davvero molto commosso, e spero che avrò la possibilità grazie a questo riconoscimento di rimettermi in contatto con chi era in pullman con me.

Quindi non hai più avuto contatti con le persone che hai soccorso?

Purtroppo no, non sono più riuscito a sentirli. Costa Crociere non può fornirmi i loro contatti e io non so come fare per rintracciarli. Spero di riuscire a farlo, magari se la notizia di questo riconoscimento sarà ripresa da tanti giornali e televisioni qualcuno di loro vorrà prendere contatto con me…
Al momento della loro partenza dal porto abbiamo vissuto un momento molto emozionante, e mi piacerebbe davvero rivedere o almeno risentire queste persone, con cui ho condiviso un momento terribile della mia vita.

Il Giardino di Tunisi sarà il primo Giardino dei Giusti in un Paese arabo. Quale messaggio può partire secondo te da questa iniziativa?

Penso che sarà un messaggio forte, e non solo per rilanciare il turismo e la fiducia nella Tunisia. Questo Giardino mostrerà come l’Islam sia una religione di pace e cambierà l'idea sbagliata che ne hanno voluto dare. L’Islam è sempre stata una religione di pace, e noi vogliamo che questa pace rimanga per sempre. 

Martina Landi, Redazione Gariwo

27 giugno 2016

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