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"Da Havel un messaggio per i giovani"

Pavel Bratinka sulla Giornata Europea dei Giusti

L'ex attivista del Forum Civico e Viceministro degli Esteri della Repubblica Ceca parla con Gariwo della Giornata Europea dei Giusti e di come potrebbe contribuire alla coscienza europea di fronte al totalitarismo comunista e al nazismo. 

Perché oggi ricordare il comunismo è difficile e come si può migliorare la memoria del totalitarismo? 


La parte occidentale dell’Europa non ha avuto il comunismo. Ha avuto le dittature di destra, come il nazismo o il fascismo autoctono come in Italia. Noi invece abbiamo avuto sia il nazismo che il comunismo. Il difficile è discutere del comunismo nella parte occidentale dell’Europa, quella più popolosa e ricca. È molto importante il Giorno europeo dei Giusti per aiutare a migliorare la memoria del comunismo.  


Che cosa significa la Giornata europea dei Giusti per la Repubblica Ceca? 


Per la prima volta c’è un riconoscimento ufficiale dell’Unione Europea del fatto che il nazismo e il comunismo furono molto simili sul piano della soppressione delle persone. È la prima volta che le istituzioni europee fanno una cosa come questa. 


Come vede il problema della memoria nel suo Paese?


Ora si stanno facendo dei progressi in questo Paese. Ci sono istituzioni che indagano il totalitarismo e raccolgono ricordi di ogni genere su quei tempi. Inoltre ci sono diverse iniziative non governative di raccolta delle testimonianze e dei ricordi personali, trasmissioni nei media e in generale un panorama della conservazione della memoria in crescita. 


Charta ’77 e il Forum Civico vengono ricordati oggi o sono caduti nel dimenticatoio?


 Charta ’77 non è caduta nell’oblio completamente. I firmatari si incontrano ogni cinque anni. I membri del Forum Civico sono andati a far parte di diversi partiti politici o hanno lasciato la politica. Paradossalmente c’è quindi più memoria di Charta ’77 che del Forum Civico.


Il regime comunista aveva negato la memoria della Shoah. Che futuro vede per le due memorie ora? 


Si può dire che essenzialmente il regime comunista si sentiva a disagio a proposito della Shoah perché secondo la sua ideologia c’era solo una lotta nella storia, la lotta di classe, mentre nell’Olocausto la lotta di classe non c’entra per niente. Quindi i comunisti erano in imbarazzo quando dovevano ricordare la Shoah, ma siccome la memoria era fresca non potevano negarla. Quindi c’era un certo grado di memoria dell’Olocausto nel comunismo, anche se il regime girava sempre il discorso per evidenziare che la Shoah rispecchiava una caratteristica del regime nazista che era l’anticomunismo, e così via. La memoria della Shoah però c’era, non c’era né oblio, né negazionismo. La sofferenza sotto il totalitarismo comunista è certamente un ricordo più fresco, nella forma di una denigrazione e umiliazione di massa. La Cecoslovacchia circondata da filo spinato e posti di blocco con mitragliatrici puntate assomigliava a un grande lager, anche se con l’assistenza medica gratuita. 


Chi può essere il soggetto di questa giornata in Repubblica Ceca? Lei che cosa può fare con i suoi amici? 


È presto. La Giornata è stata istituita da pochi giorni. Vedremo. Non c’è ancora stata una pubblica discussione su questo tema, ma sono certo che ci sarà nelle prossime settimane e nei mesi a venire, e io desidero contribuire al dibattito. Certamente sarei felice che se ne occupassero i media. 


Qual è il messaggio di Havel per le nuove generazioni? 


Václav Havel ha dato il contributo più nobile alla società e all’educazione. Potrei menzionare diversi momenti della sua vita. Quando era in carcere le prigioni comuniste erano davvero molto peggiori di quelle occidentali. Gli fu offerto l’esilio e lui avrebbe potuto avere un passaporto e girare tranquillo per le strade di New York, ma rifiutò. Lo fece in un momento in cui l’impero comunista era veramente fortissimo, sempre in marcia alla conquista di nuovi Paesi, quello più recente l’Afghanistan. Lui era assolutamente privo di speranza ma senza dubbio fece la cosa giusta, e grazie alla sua scelta è passato questo messaggio che anche quando il potere più invincibile ti offre ricompense o almeno del sollievo, tu sei chiamato a continuare la lotta e a rifiutare l’accordo. Questo è il messaggio più importante di Havel.  


Chi sono secondo lei i Giusti di oggi? 


È una domanda difficile. Ci sono alcuni politici di  cui potrei fidarmi, ma i loro nomi non le direbbero nulla. Non posso farle il nome di una sola persona che possa essere un gigante riconosciuto, un grand’uomo in termini morali al giorno d’oggi. Mi dispiace.


Vladimir Putin ha messo un po’ a tacere la memoria dei gulag in Russia e sappiamo come in questo Paese la battaglia democratica non è vinta. Come viene seguita la figura di Putin in Repubblica Ceca? 


C’è una grande preoccupazione a proposito della Russia. La paura non è di essere invasi domani mattina, ma che quella mistura di politica, grandi affari e criminalità che il regime di Putin rappresenta insieme alla sua vocazione quasi-dittatoriale possano essere importati da noi. Questa è la nostra paura principale, anche perché in molti casi gli uomini d’affari russi in Repubblica Ceca si comportano in maniera inaccettabile o ci minacciano quando non apprezzano una cosa o l’altra. La Russia è il nostro vicino ed è molto impopolare.


Ci può parlare dei luoghi cui ha accennato sopra, dove si ricorda la memoria del comunismo, e delle organizzazioni che fanno questo tipo di lavoro?  


Le ho parlato dell’Istituto che indaga il passato totalitario. Poi c’è una ONG di nome Postbnellum che raccoglie i ricordi e ci sono varie mostre, esposizioni, giorni della memoria, a volte anche servizi giornalistici per esempio sui ricordi di alcuni ex prigionieri politici. Ogni anno l’8 ottobre, data della creazione della Cecoslovacchia nel 1918, è festa nazionale e ci sono dichiarazioni pubbliche del Presidente sui regimi del passato.


Come viene seguito oggi in Repubblica Ceca il problema dell’Iran e come vede la possibile evoluzione? 


Non mi aspettavo affatto una domanda sull’Iran. Qui l’Iran è considerato veramente un posto distante, troppo lontano e che richiederebbe approfondimenti per vedere se c’entra con la vicenda dei Giusti.

1 giugno 2012

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