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Memorial Internazionale: la minaccia di chiusura e la volontà di resistere

intervista ad Andrea Gullotta

Andrea Gullotta è docente dell'Università di Glasgow, esperto di storia e letteratura del sistema Gulag e presidente della ONG Memorial Italia. Ci ha parlato della notizia dell’istanza di scioglimento dellorganizzazione Memorial Internazionale presentata dalla Procura Generale - notificata dalla Corte Suprema l11 novembre alle ore 16:30 di Mosca - per violazioni sistematiche della legislazione sugli agenti stranieri”. Ludienza avrà luogo il 25 novembre.

Oltre alle ripetute violazioni della legge sugli agenti stranieri”, la procura accusa il centro per i diritti umani Memorial di giustificare le attività di gruppi riconosciuti come terroristici, come “Hizb ut-Tahrir al-Islami”, Tablighi Jamaat”, Takfir wal-Hijra”, o di organizzazioni definite estremiste, come Artpodgotovka” e Testimoni di Geova”.

Memorial Internazionale è la più antica ONG russa e una delle anime della società civile. È una storica organizzazione nata a Mosca per i diritti umani e la memoria delle vittime delle violazioni degli stessi nella Russia sovietica e post-sovietica, tra cui in particolare le vittime del Gulag. Promuove inoltre la riabilitazione morale e giuridica delle persone sottoposte a repressioni politiche.

Come vi è arrivata la notizia? Ci può raccontare qualcosa in più sulla vicenda e su quello che significa concretamente questa istanza di scioglimento?

La notizia è arrivata in modo piuttosto improvviso. Tramite i nostri canali di comunicazione, di cui fanno parte Memorial Internazionale ma anche la nostra sede e le altre in giro per l’Europa e la Russia, ci è arrivata l’informazione di questa richiesta. È stata da un lato un qualcosa che ci si aspettava prima o poi sarebbe successo, ma dall’altro anche un fulmine a ciel sereno, considerando soprattutto la tempistica estremamente breve. Tra dieci giorni, infatti, si terrà la prima udienza in cui potrebbe anche essere presa una decisione: se la richiesta della Procura Generale verrà accolta Memorial Internazionale di fatto cesserà di esistere, verrà liquidata. E questo è molto preoccupante.

Mi piace pensare comunque che ci sia sempre del bene nel male e, in questa situazione, un aspetto positivo è sicuramente l’interesse e la reazione pubblica; in moltissimi si sono interessati a questo caso, proprio perché questa istanza di chiusura immediata ha prodotto una grande reazione direi a livello mondiale. Sarà poi da valutare quanto questo si possa tradurre concretamente in un effetto positivo per il caso di Memorial. Le conseguenze, se le accuse dovessero essere confermate, saranno non solo la chiusura di Memorial ma anche del centro per i diritti umani ad esso associato, che negli anni si è occupato di moltissime attività dell’organizzazione. Il centro per i diritti umani da decenni segue i processi politici su tutto il territorio russo, garantendo assistenza legale e dando aiuto alle famiglie dei prigionieri politici: se venisse chiuso, verrebbe a mancare una organizzazione fondamentale per il rispetto dei diritti umani in Russia.

Un grosso punto interrogativo riguarda ciò che succederà, inoltre, alle collezioni archivistiche, alle migliaia di documenti, alle memorie di detenuti del Gulag, ai testi storici. Concretamente non sappiamo che conseguenze avrà la chiusura di Memorial su questi materiali, un archivio di memoria inestimabile. È possibile che la polizia sequestri tutto.

Pur essendo una situazione di gravità estrema, noi stiamo cercando di fare tutto quello che possiamo per controbattere. Intanto facendone parlare: oltre ai contributi sulla stampa italiana, siamo stati molto contenti, per esempio, nell’apprendere dell’intervento di David Sassoli e di Josep Borrell e della copertura da parte di grandi media internazionali. Sui social media stiamo promuovendo il più possibile le varie petizioni che stanno partendo per Memorial, anche in accordo con le varie sedi dell’organizzazione all’estero (Germania, Francia, Belgio, Repubblica Ceca…) con le quali stiamo capendo come agire nel caso in cui Memorial Internazionale venisse liquidato. Non è un’operazione semplice, ci sono molti punti interrogativi, ma stiamo lavorando moltissimo e abbiamo anche il vantaggio di non correre il rischio di essere toccati dall’eventuale provvedimento, essendo noi un’associazione autonoma registrata al di fuori della Russia. In Italia continueremo le nostre battaglie e iniziative. Ciò non toglie che Memorial serve in Russia, è lì che il suo compito assume la sua forma più importante.

Tutto ciò è veramente preoccupante e lo è anche il fatto che non possiamo sapere che cosa avverrà nello specifico. Accennava prima agli archivi, per esempio, il fatto che possano “scomparire” è una minaccia diretta alla memoria…

È certamente vero. Per un po’ di tempo è sembrato che fosse una sorta di gioco del gatto e del topo, c’erano delle misure restrittive alle quali si tentava di reagire. È capitato spesso ad esempio, per quanto riguarda la legge sugli agenti stranieri, che chi venisse colpito rispettasse l’obbligo di dichiararsi “agente straniero” ma mettesse nella comunicazione stessa di non essere d’accordo con la misura. Era sicuramente una situazione grave ma c’erano comunque delle prese di posizione a livello dialettico. Ora stiamo andando verso lo “strangolamento” totale della società civile. Abbiamo visto Jurij Dmitriev finire in carcere, ora questo… che cosa possiamo aspettarci per il dopo?

La speranza è che, essendo un caso di interesse internazionale, si possa fermare il provvedimento. La tempistica però non è dalla nostra parte e la pandemia sta aiutando chi vuole chiudere Memorial, perché non ci possono essere le manifestazioni pubbliche. Quelle per Navalny negli ultimi tempi hanno visto arresti all’ordine del giorno, molte persone sono già in carcere… 

Per quanto riguarda gli archivi, i colleghi di Memorial Internazionale sono persone abituate a lavorare con la minaccia di queste eventualità, che vengano sequestrati documenti ecc. Per questo, una buona parte degli archivi è stata resa disponibile in copia digitale presso alcuni centri di ricerca fuori dalla Russia, per esempio presso l’Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam. Anche la documentazione della sezione di San Pietroburgo è disponibile online. Il problema però rimane, perché se si perderà la carta su cui il detenuto ha scritto le sue memorie, come si potrà dimostrare che quel file è effettivamente autentico?

Tra vent’anni magari arriverà qualcuno che dirà che la storia del Gulag era tutta una finzione e non si avrà niente per controbattere. Sto procedendo facendo un’esagerazione ma i rischi sono notevoli. Gli archivi contengono inoltre molta memoria materiale, le tazze dei detenuti, gli oggetti che avevano durante la permanenza nel campo, che spesso trasmettono molto di più della parola scritta. Dove finiranno queste cose? Sono oggetti che non solo hanno un valore di memoria ma la loro perdita potrebbe significare più in là negli anni ulteriori perdite ancora più gravi.

Devo dire anche, però, che i colleghi a Mosca sono nonostante tutto molto combattivi, nessuno di loro ha intenzione di arrendersi. Ci fanno sapere che andranno avanti. Buona parte di loro sono persone che c’erano durante l’Unione Sovietica, hanno fatto parte del movimento dissidente e hanno visto ben peggio di questo. Io mi fido, so che continueranno e non si faranno zittire. Anzi, paradossalmente ci insegneranno cosa fare. E ci sono molte ONG amiche che aiuteranno.

Abbiamo parlato insieme del caso Dimitrev, ancora in carcere. (Jurij Dmitriev è un archeologo e storico russo membro di Memorial condannato con laccusa di pedofilia, giudicata non fondata dagli esperti, ndr). Ci sono aggiornamenti per lui?

Il caso di Dmitrev va avanti da parecchio tempo e abbiamo registrato una mobilitazione a livello globale, purtroppo questo non si è tradotto però in un successo totale. L’attenzione internazionale aiuta ma non è stata risolutiva.

La Corte Suprema della Federazione Russa ha deciso di non discutere il caso, e questo significa che la condanna è di fatto confermata. Le uniche speranze per lui sarebbero l’intervento del presidente della Corte Suprema (al quale è stato mandato un ricorso dai legali di Dmitrev), una possibilità molto remota, oppure un intervento diretto di Putin, che non è mai avvenuto tranne in casi rari come quello di Khodorkovsky. I reati di cui è accusato Dmitrev sono però molto diversi da quelli attribuiti a Khodorkovsky. Detto questo, continuiamo a chiedere mobilitazione anche per il suo caso.

C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere, un messaggio da parte di Memorial Italia?

Vorrei dire che, al di là di quello che succederà, noi come Memorial Italia siamo assolutamente convinti di andare avanti e, anzi, con una motivazione ancora maggiore. E siamo molto contenti dell’aiuto e l’attenzione che ci arriva da organizzazioni come la vostra e da tanti altri. Non siamo dissidenti sovietici come loro ma siamo qui, pronti a imparare a combattere con loro.

Alla pagina di Memorial Internazionale troviamo gli appelli, le lettere e le dichiarazioni a sostegno dell'organizzazione: 
Campagna “cosa succede e come posso aiutare”

    17 novembre 2021

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