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Neve Shalom-Wahat el Salam onora i turchi che salvarono gli armeni

intervista a Dyana Shaloufi-Rizek

I bambini di Neve Shalom sotto un arcobaleno, con le bandiere delle due nazioni

I bambini di Neve Shalom sotto un arcobaleno, con le bandiere delle due nazioni Fellowship for Reconciliation

Il giorno 2 novembre Yair Auron, storico, docente della Open University e fondatore di Gariwo-Israele, inaugurerà il convegno internazionale Genocide: History and Memory dedicato in particolare alla memoria del genocidio armeno del 1915. La conferenza, a cui partecipano esperti di tutto il mondo, sarà seguita il giorno 4 novembre da un incontro con il Presidente israeliano Reuven Rivlin e da una cerimonia al Giardino dei Giusti di Neve Shalom-Wahat el Salam (Oasi di pace in ebraico e arabo), villaggio cooperativo nato da famiglie israeliane e palestinesi che hanno avuto parenti salvati da persone del popolo nemico durante le fasi più cruente del conflitto mediorientale e desiderano superare le ostilità, costruendo dal basso una possibile pace tra i due popoli. La cerimonia sarà dedicata a turchi che salvarono armeni durante il Metz Yeghern, il “Grande Male” nel quale cent’anni fa perirono un milione e mezzo di armeni. Abbiamo intervistato Dyana Shaloufi-Rizek, direttrice del Museo di Neve Shalom-Wahat el Salam, dove vengono custodite le testimonianze di questo “processo di pace in miniatura”.

Lei è appena stata a Nazareth a trovare la sua famiglia. Come si vive la situazione adesso nei Territori?

I palestinesi hanno paura ma non perdono la speranza. Ci sono movimenti radicali in entrambe le parti, ma in genere la gente vuole una soluzione. I nostri leader non sanno come raggiungerla, noi a Neve Shalom – Wahat el Salam crediamo che dipenda anche dalla gente, non solo dai leader.

Come la vivete a Neve Shalom?

Quando il conflitto si esacerba tendiamo a cercare di avere dei momenti comuni, di condividere le nostre emozioni e anche se non siamo d’accordo su tutto, crediamo che dobbiamo continuare perché non stiamo qui per sempre. Noi crediamo di avere il potere, che il popolo abbia il potere, di arrivare alla fine del conflitto. Possiamo essere anche un esempio per le genti che abitano vicino al villaggio, su una terra che appartiene sia ai palestinesi che agli ebrei.

Come procede la conduzione del giardino dei Giusti di Neve Shalom?

Specialmente se ne occupa la Open University, il prof. Auron ci sta lavorando. Stanno ricordando il centenario dell’Olocausto degli armeni. Vogliamo mettere l’accento sul fatto che gli armeni salvarono gli ebrei durante il loro Olocausto. E poi anche sul fatto che i turchi salvarono gli armeni durante la loro tragedia. Non tutti i turchi uscivano di casa per ammazzare gli armeni. C’era in corso una guerra. In genere le persone tacquero o cercarono di guardare da un’altra parte, ma molti turchi salvarono gli armeni e noi vogliamo conoscere sempre più nomi e onorarli.

C’è interesse per questi argomenti? Magari perché una volta lì era tutto Impero Ottomano?

Non ci sono moltissime persone che si interessano al genocidio armeno in Israele. Gli ebrei israeliani in genere – sto generalizzando – si occupano più della Shoah, e i palestinesi sono preoccupati della loro situazione e del fatto che non hanno ancora il loro Paese, di come gli ebrei li trattano etc. Ci sono un po’ di persone che capiscono che possiamo imparare da quelle esperienze e non le vogliamo dimenticare. Anche se ci sono solo pochissime persone che hanno salvato gli altri durante i massacri, la pulizia etnica, i genocidi etc. noi siamo parte di un conflitto che dura ormai da 100 anni. Quindi io spero che possiamo aprire i nostri cuori e le nostre menti e guardarci intorno e cominciare a imparare dalle esperienze degli altri. Non possiamo continuare a discutere se abbiamo avuto più vittime noi o gli ebrei… forza, diventiamo meno vittimisti, se vogliamo che la situazione cambi in meglio. Noi continuiamo anche se siamo sostenuti da poche persone. Noi pensiamo che negli anni l’interesse crescerà.

Come definirebbe oggi la situazione dei palestinesi?

I palestinesi in genere vogliono che la guerra si fermi, che si cessi di incolparli di tutto, del terrorismo e così via, ed essere guardati come persone che sono qui e non possono andare da nessun’altra parte, perché questa è la nostra patria.

Pensa che la “intifada dei coltelli” sia dovuta alla rabbia per l’occupazione?

Io penso che ci siano molte ragioni. Una ragione è la rabbia per l’occupazione. Un’altra è che il governo sta sempre più emarginando i palestinesi. Per esempio è difficile per i palestinesi accettare quelli che ritengono Israele uno Stato solamente ebraico. Le loro domande sono: che cosa succederà con noi? Dove andiamo? Come ci trattate? Tutte queste domande. Vogliamo vivere in condizioni civili, senza le case distrutte, senza i soldati che incarcerano i mariti, senza violenze da parte dei coloni, senza la disoccupazione altissima che colpisce tutti i palestinesi.. Lentamente il governo israeliano fa una politica per appropriarsi della Spianata delle Moschee di Al Aqsa/Monte del Tempio a Gerusalemme. Ci sono anche razzisti e coloni estremisti che vanno sulla spianata delle Moschee non per pregare, ma per provocare. I palestinesi, anche musulmani - io sono palestinese ma non musulmana - alla fine sono esasperati anche dalla politica.

Che cosa pensa dell’accordo appena trovato tra Giordania e Israele sul Monte del Tempio? E che prospettive pensa che ci siano per il futuro per israeliani e palestinesi?

Io penso che l’accordo dovrebbe considerare anche l’autogoverno dei palestinesi. Non so che cosa succederà in futuro con queste “piccole soluzioni”. Gli europei vogliono “grandi soluzioni”: non guerra, non lotte, non attacchi terroristici.. ma la soluzione che serve qui deve essere concreta e andare bene proprio per entrambi i popoli. Ora invece rischiamo in dieci anni di trovarci nella stessa situazione di oggi o in una ancora peggiorata. Ora abbiamo paura gli uni degli altri. Sempre più persone sono spaventate. Queste soluzioni non guardano al futuro. Chi sono le persone coraggiose che riusciranno a porre fine a tutto questo? Io non lo so.

Lei che soluzioni ci proporrebbe, sulla base dell’esperienza di Neve Shalom e di quella dei Giusti?

Dobbiamo imparare dalla loro esperienza che siamo tutti esseri umani, abbiamo tutti gli stessi sentimenti, quel che vogliamo per noi lo dovremmo volere anche per l’altra parte.. Dovremmo essere più umani e non solo difendere la nostra parte. Dovremmo dire che le soluzioni devono essere buone sia per noi che per gli altri. Se gli altri stanno bene, staremo bene anche noi e troveremo la soluzione. Se noi siamo ok, anche gli altri saranno ok. Siamo nati uguali e dovremmo tutti prenderci le nostre responsabilità verso noi stessi e gli altri. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

27 ottobre 2015

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