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Nobel per la pace a Memorial. Intervista al presidente di Memorial Italia

"la ricerca complessa di un diritto alla Memoria democratica, all'attività sociale e civile senza dettami del potere"

Oggi, 7 ottobre 2022, il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la pace per il 2022 al difensore dei diritti umani bielorusso Ales Bialiatski, all'organizzazione russa Memorial e all'organizzazione ucraina per i diritti umani Center for Civil Liberties.
Dopo l'annuncio del premio, abbiamo intervistato il presidente di Memorial Italia Andrea Gullotta, esperto di storia e letteratura del sistema Gulag
Gariwo e Memorial sono unite nell'intento comune della preservazione della memoria per garantire, oggi e nel futuro, una società più giusta e democratica.


Che significato ha per te e per Memorial il Nobel per la pace proprio in questo momento storico?

Per me e per Memorial questo è il riconoscimento di anni e anni di lotte, nate ai tempi della Perestroika e proseguite in un contesto che è diventato sempre più difficile. È stata ed è una ricerca complessa di un diritto alla Memoria democratica, all'attività sociale e civile senza dettami del potere. 
Memorial ha pagato molto cara questa ricerca, soprattuto l'hanno pagata le persone di Memorial, come Natal'ja Estemirova, uccisa per il suo lavoro con l'organizzazione, o Jurij Dmitriev, che in questo momento si trova in carcere in Mordovia unicamente per aver svolto il suo lavoro di studioso del Gulag. 
Questo premio, inoltre, sottolinea la situazione difficile in cui Memorial vive e che ha vissuto fin dalla sua nascita. Una condizione che ha conseguenze dirette sui suoi attivisti. Questi ultimi, pagano con soprusi, a volte con la vita, il semplice fatto di credere in questa missione democratica della Memoria e della società civile. 

Cosa ne pensi del "triplo premio", che ha accomunato due realtà e una persona che rappresentano tutte la lotta per la memoria e per la documentazione di tutto ciò che riguarda i diritti umani e la società civile?

Credo che questa scelta sottolinei in maniera ampia che c'è un problema molto grave, ossia la gestione dell'eredità che l'Unione Sovietica ha lasciato, di una mancanza di democrazia generale nell'area post-sovietica, della difficoltà di portare avanti certe istanze.
A più di trent'anni dalla caduta del Muro e dallo scioglimento dell'Urss, certe domande non solo sono rimaste irrisolte e aperte, ma addirittura si sono esacerbate, portando a situazioni terribili come l'invasione dell'Ucraina, la dittatura in Bielorussia, e tutto ciò che sta succedendo in Russia. Il messaggio di questo Nobel arriva quindi molto chiaro.
Peraltro, il fatto che sia stato dato per il secondo anno consecutivo un riconoscimento alla società civile russa è un qualcosa che parla da sè, non ha bisogno di spiegazioni. 

Pensi che questa attenzione pubblica globale potrà aiutare la situazione di Memorial?

Non credo purtroppo che in questo momento Memorial possa essere aiutata. Mentre io ti parlo, a pochi minuti dalla notizia del riconoscimento del Nobel, Memorial è di nuovo in tribunale e sotto attacco in Russia. Le autorità stanno per prendersi la sede di Memorial, dove ci sono gli archivi. L'organizzazione continua ad essere sotto attacco, ci sono richieste d'arresto per alcuni suoi rappresentati.
Il Nobel a Muratov non ha impedito la chiusura di Novaja Gazeta. Il contesto rimane quello. Nonostante questi riconoscimenti siano molto importanti, è difficile pensare che in Russia la situazione possa migliorare adesso.
Quello che però dobbiamo sottolineare è che questo riconoscimento dà una dimensione universale a ciò che sono Memorial e il suo lavoro, mette l'organizzazione di fronte alla nuova sfida di affrontare un pubblico globale e non soltanto legato all'interesse per i diritti umani e per la Russia. 

Aggiornamento: Il Centro Scientifico-Culturale Memorial è stato, dopo la notizia dell'assegnazione del Nobel, è stato privato della sua sede a Mosca. Si tratta del centro documentale dove si compivano studi sulle vittime delle repressioni staliniane. Era a questa porta che i russi potevano bussare per su loro parenti che avevano subito queste repressioni. Ora lo stabile sarà trasferito allo Stato russo, in seguito a un processo basato su accuse inconsistenti. FONTE: MEMORIAL ITALIA

7 ottobre 2022

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