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Refiloe 'Fifi' Jane e le ragazze di Soweto

Intervista di Joshua Evangelista

Refiloe Jane in azione con la maglia del Milan

Refiloe Jane in azione con la maglia del Milan

Costituito negli anni Trenta come ghetto per i neri di Johannesburg, Soweto è stato il motore della resistenza contro il regime razzista dell'apartheid, la casa di Nelson Mandela. Qui la polizia ha ucciso almeno 176 studenti durante le insurrezioni del 1976; qui negli anni Ottanta i residenti hanno fatto partire le campagne di boicottaggio contro il governo. 

Oggi Soweto incarna le divisioni sociali e di classe all’interno della maggioranza nera del Sudafrica. Ovunque si possono scorgere auto appariscenti e grandi palazzi, così come immensi slum e un numero altissimo di giovani senza un lavoro.

In questo contesto è nata e cresciuta Refiloe Jane, stella del calcio femminile sudafricano e, dallo scorso settembre, mediano dai piedi buoni in quel Milan allenato da mister Maurizio Ganz che prima dello stop da pandemia stava dando più di un fastidio alla Juventus capolista.

Scriveva Jean-Paul Sartre che nel calcio tutto è complicato dalla presenza di una squadra avversaria. In alcuni casi, tuttavia, ci sono complicazioni ulteriori. Specialmente se sei donna e vuoi praticare uno sport da “maschi”, non sei benestanti e vivi, per l’appunto, a Soweto.

Refiloe ha avuto la fortuna di crescere in una famiglia unita, basata su una fede religiosa molto forte e sulla disciplina sportiva (“i miei fratelli giocano a calcio, mi sono innamorata di questo sport andando agli allenamenti con loro”). Questo l'ha sicuramente aiutata a sfidare le complicazioni di cui sopra. 

Ma Refiloe si è spinta oltre: ha reso questi impedimenti un manifesto di resilienza da condividere con le altre ragazze della città. Fifi – come si fa chiamare Jane - ha creato una fondazione che porta il suo nome e che, al contrario di come succede di solito in questi casi, non è solo l’appendice sociale dell'immagine di un’atleta di successo, l’appiglio per pulire il brand personale di una star.

La Refiloe Jane Fundation è l’emblema stesso della vita di Fifi, un laboratorio sociale dove formare donne (ma anche uomini), prima che atleti. Fuori dal campo tutte le energie sono dedicate alla fondazione, come ha potuto appurare il capitano del Milan Valentina Giacinti. La bomber della Nazionale Italiana ha infatti deciso di trascorrere le vacanze di Natale in Sudafrica, a fianco di Fifi e di tutte le ragazze della fondazione, restituendone un racconto entusiasta sui suoi social.

Conosciamo Fifi in una sala riunioni del centro sportivo Vismara, dove si allena il suo Milan. La troviamo seduta a leggere – in italiano – la carta dello sport di Gariwo. Parliamo di Sudafrica, calcio, educazione. Ci facciamo stuzzicare dall’idea di un Giardino dei Giusti a Johannesburg insieme alla sua fondazione. E ci ripromettiamo di risentirci via email per mettere in ordine questi pensieri, con la speranza di rivederci dopo l’emergenza al Giardino dei Giusti di Milano.

Refiloe, partiamo dalla tua storia. Cosa vuol dire crescere a Soweto? Come sei diventata calciatrice?

Crescere a Soweto non è mai semplice. Senza il giusto sostegno non vai lontano. Facilmente puoi scivolare in alcune trappole come gravidanze adolescenziali, abuso di droghe, abbandono scolastico e, più in generale, perdita di fiducia nella vita. Il calcio ha giocato un ruolo fondamentale nella mia vita perché mi ha tenuto lontana dalla strada. Mi sono così concentrata nel calcio che non ho avuto tempo per pensare a nient’altro.

Leggiamo che la mission della fondazione è promuovere, all’interno della tua comunità, un approccio educativo olistico attraverso lo sport. Com’è nata l’idea alla base di questo progetto?

Ho visto il modo in cui alle giovani donne della mia comunità venga negata l’opportunità di crescere con la possibilità di diventare persone che cambino la società. Per tante di loro molte cose sembrano irraggiungibili. Così ho pensato che si poteva provare ad avvicinarle a queste opportunità. E riportare speranza.

Chi lavora alla fondazione?

Siamo ancora all’inizio. Per ora c’è una clinica di coaching e di supporto alla vita. Identifichiamo bambini di comunità svantaggiate che hanno la passione di praticare sport e proviamo a farli crescere grazie a una istruzione di qualità. Al momento quattro persone lavorano a tempo pieno nella fondazione.

Sei un esempio per tutte le ragazze che si avvicinano al calcio, in un’epoca in cui il movimento femminile legato a questo sport è in fermento. Cosa manca per raggiungere lo stesso interesse generato dal calcio maschile?

Penso che sia solo una questione di investimenti, strutture adeguate e copertura mediatica.

Gariwo lavora per promuovere le storie dei Giusti. Quali figure del mondo dello sport hanno o possono avere un impatto nella società?

Lo sport gioca un ruolo enorme nella società. Alcune volte può salvare il mondo. Il comportamento degli atleti, dei tifosi e dei giornalisti può avere un impatto nella tenuta democratica delle nostre società.

Cosa dovrebbero fare gli atleti?

Dobbiamo fare convogliare il messaggio che la bellezza dello sport è il simbolo della ricchezza dell’umanità.

Ti sei da poco trasferita in Italia, dove negli ultimi anni abbiamo dovuto affrontare molti casi di razzismo nel calcio. Che idea ti sei fatta a riguardo?

Tra le donne non ho mai riscontrato razzismo. Se ci fai caso si leggono casi solo a proposito delle partite degli uomini. Il razzismo non ha ragion d’essere nella nostra società. Odiare qualcuno per il colore della pelle è semplicemente privo di alcun senso.

Joshua Evangelista

17 aprile 2020

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