English version | Cerca nel sito:

Trasmettere il bene attraverso la bellezza

intervista a Mario Vespasiani

Un'immagine della mostra

Un'immagine della mostra

Si è aperta a Caldogno(VI) la mostra “Il tempo dei trentasei giusti”, un progetto site-specific realizzato appositamente per Villa Caldogno, tra le più celebri ville venete, opera dell'architetto Andrea Palladio, già patrimonio UNESCO. Abbiamo parlato con l’autore, Mario Vespasianisul cui lavoro è stato da poco presentato il quarantesimo libro al Museo d'Arte Contemporanea di Roma (MACRO). Ci ha raccontato come si è avvicinato al tema dei Giusti e al lavoro del presidente di Gariwo Gabriele Nissim.

Come nasce il suo interesse per i Giusti e il pensiero di Gabriele Nissim?

Una scelta un po’ per casualità e un po’ per una sorta di vocazione. Penso che in un dato momento della vita ciascuno di noi possa sentirsi chiamato a rappresentare dei temi che fino a quel punto non erano stati l’indirizzo principale della sua ricerca. La mia, in particolare, ha sempre a che fare con la metafora. Essendo un artista visivo, non rappresento l’aspetto “giornalistico” del soggetto, ma cerco d’interpretare attraverso le mie forme - che siano animali, paesaggi o altri soggetti che ho dipinto - dei temi che mi sono cari e di cui sento l’urgenza. Voglio cercare di spingere l’osservatore a una visione più profonda del soggetto che ha davanti: a chi non conosce il tema della mia mostra sui Giusti sembrerà di trovarsi all’interno di una voliera, dove una serie di uccelli riempiono lo spazio notturno. Una volta scoperto il significato dell'opera però, la stessa persona la rivedrà con uno sguardo completamente diverso, arricchito di stimoli, non sono solamente visivi, ma anche mentali e soprattutto emotivi. Solo dopo questo passaggio, gli uccelli che compongono la scena possono essere considerati una rappresentazione del tema dei Giusti.

Si parla tantissimo del costo delle opere ma non del loro valore. In una società assuefatta dal mercato, deviata da dei punti di riferimento fuori controllo, parlare del valore significa avere una conoscenza, una cultura. 

So che la figura di Gino Bartali ha avuto un significato particolare nella sua vita. Ce lo racconta?

Io vivo in un paese della Marche che si chiama Ripatransone e che ha una caratteristica particolare, una luminosità incredibile data dal fatto che si trova a 3 km in linea d’aria dal mare e a 500 mt d’altezza. Per un pittore, un luogo del genere ha già una magia particolare, è possibile vedere a 360° tutta la catena degli Appennini fino ad arrivare al Gargano. Ebbene, in questo paese l’arte e la cultura sono sempre state molto sentite. Oltre ad esserci un’altissima presenza di musei, chiese, teatri, si sono sempre effettuati incontri con artisti, sportivi, personaggi. Da piccolo - mi stavo iscrivendo all’Istituto d’arte - andai con mio padre a uno di questi appuntamenti, che aveva come protagonista Gino Bartali. Dopo le consuete presentazioni fatte da mio padre, Bartali mi chiese che cosa avrei voluto fare da grande. Risposi che avrei studiato arte, che ero innamorato della bellezza

Gino Bartali, a quel punto, mi disse questa frase, che è poi risuonata nella mia vita molto tempo dopo: “Ricordati che attraverso la bellezza devi trasmettere il bene”.

Non a caso, un altro bell’evento che di recente mi ha ricordato questo aneddoto è stato quello di trovarmi fra le mani il libro di Gabriele Nissim, “Il bene possibile” (Utet Libri). Proprio a questo proposito prima parlavo di una vocazione ma anche di una casualità: io penso che siamo destinati a interpretare degli argomenti e dei momenti in un determinato periodo storico, non sapendo nemmeno come siamo stati chiamati a svolgere quel ruolo. E questo rientra proprio nel tema dei Giusti: anche loro non sono altro che delle persone normali che, di colpo, si sentono chiamate a compiere delle azioni, che possono anche danneggiarli in qualche modo, ma che trasmettono all’umanità una forza, un esempio contagioso. A tal punto che si sorprendono loro stessi di averle fatte. Mi ha colpito moltissimo la frase riportata sulla quarta di copertina del libro di Gabriele che parla dell’uomo Giusto: un uomo che è anche imperfetto, che ha vissuto in maniera disordinata, egoistica... ma che "si è trasformatonon importa quello che faceva prima". Questo aspetto espresso da Nissim è anche il centro delle mie opere. 

I Giusti ci insegnano che non bisogna essere moralmente impeccabili per fare una scelta di bene, che apporti un valore positivo alla nostra realtà…

Sì, e questa non è l’unica analogia che ho trovato tra il mio modo di concepire la mia arte e il pensiero di Gabriele Nissim, e non penso che questi eventi siano casuali. Credo che anche l’arte possa contribuire a sensibilizzare su un tema così importante come quello dei Giusti attraverso i suoi canali, attraverso un nuovo modo di comunicare non solamente la bellezza e la partecipazione, ma anche l’esempio

È proprio questo rapporto che ho ricercato nella mostra sui Giusti. Ho voluto trattare un argomento così complesso in una maniera delicata ma anche raffinata. Stiamo parlando infatti di uccelli notturni che vigilano dalle opere sull’umanità, rappresentata dal contesto della villa affrescata con scene umane e di svago. Tutta la mostra vuole cercare di mettere in risalto attraverso questi animali l’idea della presenza: ciascuno di noi, essendo presente, a livello emotivo, nel tempo in cui vive, riesce a determinare grazie alla sua morale il momento di agire. Possiamo essere potenzialmente Giusti senza saperlo, e questa è la cosa che mi incoraggia di più come artista. La mia aspettativa è quella di diventare un grande e dare il mio contributo alla storia dell’arte. E in questo non c’è nessuna presunzione, ma solamente l’augurio di riuscire a rappresentare al meglio quello che sono chiamato a fare, la mia vocazione. L’artista non è un decoratore, ma una persona che partecipa con i propri sentimenti al messaggio che vuole trasmettere. 

Mi sono trovato spesso a presentare le mie mostre, proprio perché voglio coinvolgere le persone in un’arte che sia parte del quotidiano. Un concetto che ho espresso anche durante l'introduzione della mostra Il tempo dei trentasei giusti è stato: “Oggi viviamo in una realtà dell’immagine, in cui anche gli artisti sono sempre alla ricerca spasmodica di riconoscimento, fanno a gara per raggiungere, più o meno meritatamente, certi premi. In un mondo in cui non si riconosce più il giusto dallo sbagliato, essere un Giusto è invece l’unico premio che dovrebbe contare". 

Alcune immagini e una descrizione della mostra sono disponibili in calce 

Helena Savoldelli, Redazione Gariwo

18 settembre 2019

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Il tempo dei trentasei giusti

la mostra di Mario Vespasiani