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"Voglio credere che la Russia diventerà un Paese civile. Se non io, lo vedranno i miei nipoti"

Intervista alla giornalista e attivista russa Zoja Svetova. Di Roberto Saviano

Pubblichiamo di seguito un estratto dall’intervista di Roberto Saviano a Zoja Svetova in "La Russia contro i russi" di Zoja Svetova, Castelvecchi editore. © 2022 Lit edizioni s.a.s. per gentile concessione

Il 3 maggio 2022 Roberto Saviano ha intervistato Zoja Svetova, che si trovava a Milano su invito di Gariwo, a proposito della guerra in Ucraina e del suo impegno civile in patria, con particolare riguardo per la sua attività presso le carceri moscovite.

Roberto Saviano – Sono davvero contento di poter dialogare con quella che al momento è una delle più importanti figure civili del mondo. Una donna che resiste da molto tempo al più complicato dei poteri: il potere del regime di Putin.

Zoja Svetova – Purtroppo non posso essere d’accordo sulla definizione di donna che resiste al regime di Putin, perché se davvero lo fossi non avrei potuto viaggiare fin qui a Milano, dove mi trovo adesso, e a quest’ora sarei già rinchiusa nella prigione di Mosca, come è successo ad alcuni oppositori e prigionieri politici del Paese.

Roberto Saviano – Che cosa le ha permesso di evitare l’arresto nonostante il suo lavoro di denuncia?

Zoja Svetova – Io vivo in Russia e chiamo i fatti che stanno accadendo dal 24 febbraio con l’espressione universalmente accettata nel mio Paese, e cioè “operazione militare speciale”. E lo faccio dal 3 marzo, ovvero dal giorno in cui in Russia è stata approvata ed è entrata in vigore la legge che punisce tutti i cittadini della Federazione Russa che provino a nominare in altri modi quello che sta avvenendo, a definire “vittima” la popolazione civile in Ucraina. Ho preso la decisione di rimanere in Russia, a differenza di circa trentamila connazionali – tra i quali i miei figli, che hanno scelto di trasferirsi in Georgia – e di altri che si sono voluti spostare, per esempio, in Francia, dove possono servirsi di un’altra espressione, pertanto continuo a usare la definizione di “operazione militare speciale”.

Roberto Saviano – Questa prudenza è ovviamente necessaria alla salvaguardia della tua vita e del tuo lavoro. Perché vuoi continuare a lavorare in Russia e quindi a rispettare il linguaggio imposto dal regime?

Zoja Svetova – La Russia è il mio Paese, il Paese dove sono nata, dove sono nati i miei genitori, i miei figli, mio marito, che è venuto a mancare un anno e mezzo fa. È il Paese dove sono morti e sono sepolti i miei genitori, dove riposa mio marito; è dove ho deciso di continuare a vivere, dove sono capace di aiutare le singole persone, non soltanto come giornalista, ma anche scrivendo sotto pseudonimo – dal momento che, se firmassi con il mio cognome, dovrei adottare delle misure protettive per evitare l’arresto.

Roberto Saviano – La tua scelta, quella di agire con prudenza, serve a permetterti di continuare a stare accanto a chi ha bisogno di te?

Zoja Svetova – Le persone che ho scelto di aiutare non vivono accanto a me, sono in prigione nella mia città, e se oggi si tratta di uno, due, tre individui, domani potrebbero diventare quattro, cinque... Posso essere loro utile, e questo è ciò che ho scelto di fare.

Roberto Saviano – Per chi non conosce la tua attività, potresti sintetizzare il tuo ruolo in Russia e descrivere qual è la situazione giudiziaria del Paese? L’ultima volta che ne abbiamo parlato hai spiegato che, per esempio, nei tribunali russi la maggior parte degli imputati viene condannata, cioè la percentuale di assoluzioni è molto bassa. Qual è la tua valutazione sulla questione?

Zoja Svetova – Dall’inizio dell’operazione militare speciale la vita dei giornalisti indipendenti in Russia è diventata difficile. Per esempio, il 22 aprile Vladimir Kara-Murza, giornalista e politico che supporta il Sergej Magnitskij Act, già avvelenato due volte in precedenza, è tornato in Russia dall’America e al suo arrivo è stato arrestato, proprio in virtù della nuova legge sulle fake news, poiché in America parlava delle vittime tra la popolazione civile ucraina. Ora, in Russia, rischia dieci anni di prigione. Quando Kara-Murza è stato rinchiuso, per prima cosa il suo avvocato ha provato a fargli visita in prigione, ma non l’hanno lasciato entrare; così si è appellato a tutti i giornalisti affinché provassero ad andarci loro, a parlarne, ma non è stato possibile; quindi l’avvocato si è rivolto a me e io ho telefonato a una struttura per i diritti civili a Mosca, chiedendo il favore di intercedere affinché l’avvocato potesse far visita al suo cliente; alla fine mi hanno risposto che l’avvocato non si è presentato.

Roberto Saviano – Il tuo ruolo è davvero unico: se da un lato ci sono i dissidenti e i critici, e dall’altro il regime, tu sei quella che cerca di mediare tra le due parti, facendo rispettare i diritti civili da una posizione interna, non di opposizione. È possibile descrivere così la tua funzione?

Zoja Svetova – Io, come i dissidenti sovietici, voglio che il potere del mio Paese rispetti la legge. Come singola cittadina rispetto la legge e vorrei che il potere del mio Paese facesse altrettanto. Se chi sta in prigione ha diritto di ricevere la visita del suo avvocato, allora voglio che ciò avvenga.

Roberto Saviano – Che cosa si può fare in Europa per stare vicino a chi in questo momento è dissidente in Russia? Qual è l’atteggiamento più corretto per evitare di identificare la popolazione russa con chi comanda?

Zoja Svetova – Sono arrivata a Milano su invito dell’associazione Gariwo, che organizza in Italia, in Israele, in Armenia e altrove i “Giardini dei Giusti”. Oggi, quindi, sono stata al Giardino dei Giusti di Milano e ho visto i cippi dedicati ad Anna Politkovskaja, ad Andrej Sacharov, a Vasilij Grossman, e mi ha fatto impressione. Vorrei che in Europa si parlasse non di me, ma delle persone comuni che scendono in strada perché vogliono manifestare e per questo vengono portate via, rischiando delle conseguenze. Vorrei si parlasse delle vittime del regime russo così come si parla delle vittime della popolazione ucraina. Per te che lotti contro la mafia in Italia è emblematica, e vicina alla tua, la figura di Aleksej Naval’nyj, che prima di essere rinchiuso in prigione lottava contro la corruzione nel suo Paese e che per questo è stato avvelenato due volte. È un personaggio che fa riflettere.

Roberto Saviano – In una situazione difficile come quella russa il tuo impegno si presenta come la possibilità di garantire i diritti dentro il sistema delle leggi russe. È davvero possibile far rispettare la legge russa al di là dell’arbitrio del potere degli uomini di Putin, degli oligarchi?

Zoja Svetova – Non è possibile. In Russia c’è una limitazione alle leggi sulla carta: già da un po’ di tempo non ci sono elezioni libere.

Roberto Saviano – Come riesci, dunque, a stare accanto alle vittime del regime, con quali strumenti?

Zoja Svetova – In più di un modo. Una volta, per esempio, scrivevo lettere ai prigionieri politici, oppure promuovevo una raccolta di firme da presentare alla Corte suprema. Questo accadeva prima, mentre adesso posso fare ben poco. Però posso continuare a coltivare le mie relazioni pubbliche con i funzionari russi, perché mi conoscono, mi rispettano, sanno chi sono e di che cosa mi occupo; sanno che mi è stato conferito l’Ordine della Legion d’onore francese e, anche se la Francia al giorno d’oggi non è tanto ben vista, anche Vladimir Putin ha ricevuto la stessa onorificenza – certo, con un grado superiore rispetto al mio, perché lui è commandeur dell’Ordine della Legion d’onore, mentre io sono chevalier.

Roberto Saviano – Come interpreti, per esempio, la scelta ideologica di definire gli ucraini “nazisti”, quando il regime di Putin ha sostenuto le destre populiste e nazionaliste europee, americane, mondiali, e quindi è stato e continua ad essere uno dei maggiori finanziatori dei partiti populisti di tutto il mondo? Come mai si è scelto di utilizzare la parola “nazista” per identificare gli ucraini e giustificare l’operazione speciale?

Zoja Svetova – È estremamente difficile da spiegare, perché funziona tutto al contrario, come in una specie di regno degli specchi deformanti. Per chi si serve di questi termini i fascisti sono coloro che abbiamo combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, o Grande Guerra Patriottica, come viene definita nella storiografia russa; così il Presidente, per spiegare a milioni di suoi concittadini davanti alla televisione quello che sta succedendo e giustificarlo, per offrire una ragione, un motivo valido, ricorre a una specie di memoria genetica, quella della Seconda Guerra Mondiale. Questo sì che solleva le masse. Come nel romanzo di Orwell 1984, in cui si diceva che «la guerra è pace», cioè il contrario della realtà.

Roberto Saviano – Oggi in Italia c’è una parte definibile “rossobruna”: ci sono l’estrema destra e l’estrema sinistra, e poi dei movimenti che si definiscono anti-borghesi, anti-democratici, e che guardano con simpatia a Putin. Come ti spieghi che anche in Occidente si abbia un debole per un regime così spietato, che avvelena i dissidenti, che uccide gli oppositori?

Zoja Svetova – Vorrei invitare queste persone a leggere il mio libro, pubblicato due anni fa in Italia dalla casa editrice Castelvecchi, il cui titolo è Gli innocenti saranno colpevoli: lì descrivo tutte le falsificazioni, la propaganda, la fabbricazione di prove messe in pratica pur di accusare un innocente. Oggi la situazione è ancora peggiore, perché nel mio libro raccontavo delle vittime dei tribunali, dei processi, di chi scontava la pena in prigione, mentre adesso le vittime perdono la vita.

Roberto Saviano – La tua famiglia è stata perseguitata durante il regime sovietico. Cosa pensi della teoria secondo cui oggi la Russia di Putin avrebbe addirittura meno libertà della Russia sovietica?

Zoja Svetova – Rispondere a una domanda simile è molto complicato. La differenza principale tra la Russia sovietica e la Russia odierna è che oggi non c’è la Cortina di ferro, per lo meno non ancora. Oggi, a distanza di circa due settimane da quando i miei figli hanno scelto di trasferirsi in Georgia, ho preso un mezzo di trasporto e ho potuto raggiungerli tranquillamente; all’epoca non mi sarebbe stato permesso. Un’altra differenza è che oggi non ci sono più regole del gioco, perché le regole del gioco ora si fanno e si disfano senza preavviso, i servizi speciali possono cambiare le carte in tavola a seconda del momento: per esempio, se qualcuno dell’opposizione viene in Russia non so cosa lo aspetta, se può essere portato fuori, preso dai servizi speciali, subire un’esecuzione...

Roberto Saviano – L’ultima volta che ci siamo sentiti mi hai detto che stavi scrivendo un libro su Sergej Magnitskij, un uomo che è stato ucciso in prigione perché lottava contro la corruzione. È ancora nei tuoi piani? Hai paura di subirne conseguenze? Come fai a proteggerti e a evitare che ti considerino un nemico del regime, con tutto ciò che questo comporta?

Zoja Svetova – Ho scritto tante altre cose, ma questo libro ancora no. Rispetto a due anni fa, quando abbiamo parlato l’ultima volta, adesso ho tutto il materiale, ma non ho tempo di dedicarmici, e me ne rammarico. In un certo senso questo mi fa vergognare con la madre di Magnitskij. A quali conseguenze ti riferisci quando mi chiedi se ho paura?

Roberto Saviano – Hai paura di essere arrestata e di poter finire nelle liste dell’FSB? Anche solo concedendo questa intervista, non temi di entrare nel novero dei nemici da eliminare del regime?

Zoja Svetova – Il 28 febbraio scorso è stato un triste anniversario, quello della perquisizione che ho subito cinque anni fa. Nella stessa data, quest’anno, ho avuto paura di subirne un’altra, ora che sono rimasta sola, che i miei figli se ne sono andati e mio marito non c’è più da oltre un anno. E la mia paura era tanta che per qualche notte non sono riuscita a dormire. Poi però mi sono detta: se ho paura, vado via, all’estero; se invece vivo e voglio vivere nel mio Paese, devo smettere di avere paura, se voglio vivere con i miei amici, circondata dalle persone care, dai miei libri, allora non devo avere paura.

Roberto Saviano – È una posizione molto coraggiosa. Come ti proteggi? Che cosa puoi fare affinché il regime non ti perseguiti, quali cautele adotti per poter continuare la tua attività di attivista per i diritti umani in Russia?

Zoja Svetova – Ogni mattina, quando mi sveglio, penso: “Ecco, non è venuto nessuno. Non sono tra le prime persone nella lista di chi deve essere perquisito o arrestato”. Ho preso la decisione di rimanere in Russia e di non avere paura, pertanto mi comporto in modo prudente. E per ora persevero in questa mia decisione.

Roberto Saviano – Secondo te, come si può arrivare, se si può arrivare, alla pace, alla fine di questa guerra che il regime chiama “operazione speciale”?

Zoja Svetova – La strada verso la pace può essere tracciata con l’aiuto dei Paesi occidentali, proprio di quell’Occidente che per molto tempo non ha voluto credere ai giornalisti indipendenti, a tutti coloro che dicevano che in Russia non c’è la giustizia, che non ci sono elezioni libere.

Roberto Saviano – Armare l’Ucraina o non armarla?

Zoja Svetova – Non sono un’esperta militare e non posso dare una risposta a questa domanda. Si dovrebbe parlare con gli esperti militari del mio Paese, l’Occidente dovrebbe dialogare con loro. Penso che un ruolo importante per il raggiungimento della pace lo possa giocare la diplomazia.

Roberto Saviano – Quindi ritieni che Putin possa essere interessato a una qualche mediazione diplomatica?

Zoja Svetova – La diplomazia non è l’unica strada. Come sempre nella vita, c’è più di un modo per arrivare a una soluzione; insomma, bisogna trovare le leve giuste. Se si vuole raggiungere veramente un obiettivo, in generale, bisogna provare sia con misure moderate sia con quelle severe, solo così si può ottenere un risultato effettivo.

Roberto Saviano – Che tipo di persona si rivolge a te, qual è il suo profilo più comune?

Zoja Svetova – Le persone che mi cercano, o che mi cercavano, sono i condannati ingiustamente, oppure quelle che vedono calpestati i loro diritti. Negli otto anni in cui sono stata visitatrice assidua delle prigioni del mio Paese, dal 2008 al 2016, ero attenta ad ogni minima richiesta, come, per esempio, riuscire a dare un materasso in più a un condannato che stava scomodo. Oppure se c’era qualcuno che versava in condizioni di salute incompatibili con la detenzione, mi rendevo utile scrivendo un articolo, quindi svolgendo il mio lavoro di giornalista.

Roberto Saviano – Qual è la situazione adesso nelle carceri russe?

Zoja Svetova – Numeri alla mano, oggi ci sono meno detenuti di un tempo. I carcerati sono circa seicentomila, ma non dimentichiamo che nelle prigioni russe si pratica la tortura, non soltanto sui prigionieri politici ma anche sui condannati per reati comuni; tant’è vero che, quando è venuto a conoscenza dei gravi casi di tortura, lo stesso Vladimir Putin ha licenziato il capo delle prigioni della Federazione Russa.

Roberto Saviano – Che percezione hai del potere della mafia russa in questo momento così difficile?

Zoja Svetova – In Russia c’è la criminalità organizzata e ci sono i delinquenti veri e propri – assassini, spacciatori, ecc. Bisogna ricordare che chi è al potere, o è vicino al potere, spesso ha lavorato in precedenza per il KGB, come lo stesso Vladimir Putin e molti altri del suo entourage. Alcuni connazionali emigrati in altri Paesi sostengono che molti di coloro che sono al potere in Russia abbiano a che vedere con la mafia, e che esista una specie di corporazione di potenti che mantiene un legame stretto con la criminalità organizzata. Io non sono un’esperta ma una semplice giornalista, quindi lascio fare queste affermazioni a chi probabilmente ne sa di più di me.

Roberto Saviano – C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Zoja Svetova – Ho visto il documentario di Aleksej Naval’nyj, il film inchiesta sul palazzo che si presume essere di proprietà del Presidente russo, benché la cosa resti tutta da dimostrare. La domanda che viene spontanea è: come può una persona, seppur presidente di un Paese, guadagnare tanto da potersi permettere un palazzo del genere? Viene da chiedersi se una cosa del genere sia realmente possibile; io non lo so, non posso affermarlo. So che il video ha avuto sei o sette milioni di visualizzazioni. Noi cittadini russi nel nostro Paese abbiamo visto il documentario e abbiamo saputo anche che un amico miliardario di Putin ha affermato di essere il proprietario del palazzo, ma non sappiamo se è vero o no. Se lo si chiedesse a un cittadino comune, probabilmente risponderebbe che sono tutte menzogne, che sono stati gli americani a sovvenzionare Naval’nyj per costruire supposizioni di questo tipo, ma neanche questo sappiamo se è vero.

Roberto Saviano – Secondo te in Russia nascerà la democrazia?

Zoja Svetova – Il sottotitolo del mio libro Gli innocenti saranno colpevoli Appunti di un’idealista: io sono idealista e quindi spero, voglio credere che la Russia diventerà un Paese civile, e voglio credere che allora sarò viva e in salute e potrò vederlo con i miei occhi; e se non potrò vederlo io, lo vedranno i miei cinque nipoti.

21 dicembre 2022

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