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La peste. Indagine sulla destra in Germania

di Tonia Mastrobuoni Feltrinelli, 2025

Gira e rigira siamo sempre ad Albert Camus, ai topi che negli Anni Quaranta invadono Orano in Algeria, portando morte e distruzione. Una metafora nemmeno troppo celata del nazismo e degli scempi che fece in Europa. Nel libro di Tonia Mastrobuoni pubblicato da Feltrinelli, da Albert Camus è rimasto il titolo, La peste appunto. Pure i nazisti sono ancora quelli. Anche se non indossano più le camicie brune ma completi eleganti quando siedono nel Bundestag tra i banchi dell’AFD l’Alternative für Deutschland di Tino Chrupalla e Alice Weidel. Certo, dietro le marce nelle zone dell’ex DDR piegate dalla crisi economica, nelle fattorie dove l’agricoltura bio si è fatta ideologia e ci si batte contro i vaccini, o in certi ambienti "no immigrati", "no UE", si nascondono ancora inquietanti personaggi che adorano Adolf Hitler e le divise delle SS e negano l’Olocausto. 

Il sogno è quello di un nuovo ordine mondiale, ma va bene pure se fosse solo tedesco, tanto per cominciare. Tra di loro, con lo spirito dell’entomologa si è aggirata per anni Tonia Mastrobuoni, giornalista e scrittrice, corrispondente dalla Germania per La Repubblica, una delle più acute osservatrici di tutto ciò che avviene nei land tedeschi, anche quelli più oscuri e lontani. L’idea è che la peste oggi si stia diffondendo alla luce del sole dopo essere stata in silenzio per anni. Per spiegarlo al meglio, Tonia Mastrobuoni (leggi qui il suo intervento alla conferenza plenaria di GariwoNetwork 2025, ndr) non esita a mettersi a nudo. E racconta il silenzio che per tutta la vita ha accompagnato sua nonna di fronte alla morte del fratello, caduto a Stalingrado con la divisa delle SS. Una peste non più invisibile come quella che portavano i topi di Orano scesi dalle navi. E se si diffonde in Germania, vuol dire che si può diffondere ovunque in Europa. Qualche avvisaglia c’è e non bisogna essere dei sottili analisti, e nemmeno troppo perspicaci, per capire che c’è un filo nero che collega il movimento "no Brexit" e anti-sistema di Nigel Farage in Gran Bretagna e i troppi che si ritrovano nelle piazze romane e non solo a fare il saluto romano, non da nostalgici, ma da fascisti 2.0.

Certo, in Germania la storia è un’altra e ha tutt’altre dimensioni. C’è un movimento sempre più forte che siede al Bundestag e ci sono nuclei di cultori delle ideologie di destra più radicali che si annidano nei piccoli centri dove iniziano a dilagare. Non hanno bisogno di divise o bandiere. Li accomuna l’ideologia di sempre: razzismo, culto della purezza, antisemitismo, gerarchia biologica tra esseri umani. Dietro il volto assai rassicurante dell’agricoltura bio, che rimanda a valori ancestrali o della pedagogia alternativa, un universo inquietante prende forma. È quello delle comunità völkisch, dei neonazisti ecologisti, dei nostalgici del Reich, che educano i propri figli in fattorie isolate, li addestrano nei campi paramilitari a combattere a torso nudo ma pure a sparare e sognano un nuovo ordine etnico con le frontiere chiuse e la purezza del sangue. Negli ultimi anni, in Germania: per ora solo lì ma si capisce che il virus della peste si muove veloce e in modo subdolo, la rete dei movimenti estremisti non vuole più stare ai margini ed esce allo scoperto. 

Si infiltra nelle scuole e nelle chiese, nelle strutture di mutuo soccorso e di volontariato civile organizzate come corpi militari con rigide gerarchie interne impermeabili all’esterno, e soprattutto nelle istituzioni locali. Dove la peste si insedia ed erode potere moltiplicando l’ideologia, costruendo consenso e riscrivendo la memoria in un processo revisionistco che porta i suoi frutti nefasti fino alla negazione della Shoah, e della Endlösung, la soluzione finale che ha portato allo sterminio di sei milioni di ebrei e di minoranze etniche e sociali. Certo, la Germania ha i suoi anticorpi, le istituzioni sono solide. C’è un corpo sociale che si oppone ai neonazisti, ci sono giudici che applicano la legge con rigore - in Germania è un reato anche cantare gli inni nazisti ed esporre simboli del Terzo Reich - e ci sono insegnanti che tramandano la memoria e la verità storica. E poi pastori evangelici, sindaci, sindacalisti, militanti antifascisti e antinazisti costantemente minacciati, isolati, se non addirittura aggrediti come racconta Tonia Mastrobuoni in questo libro. A soffiare a favore della destra radicale c’è la crisi economica tedesca come non la si vedeva da anni. 

Il paragone con l’inflazione nella Repubblica di Weimar che contribuì all’ascesa del nazismo non regge. Ma non è un caso se i movimenti neonazisti hanno più seguito nell’ex DDR, nelle zone più depresse della Germania, passate in un amen dal blocco sovietico alla destra radicale. Lo sguardo attento di Tonia Mastrobuoni in questo suo libro si fa acuto quando racconta di AFD, il partito Alternative für Deutschland che oggi si presenta con un aspetto che vuole essere il più possibile rispettabile, a fronte di idee sempre più radicalizzate. Tanto che molti analisti lo considerano come un collante di un’ideologia diffusa e multiforme. AFD oggi è un partito considerato dai servizi segreti tedeschi come antidemocratico e a rischio eversivo. Cosa che dovrebbe inquietare non poco visto che il partito di Tino Chrupalla e Alice Weidel è la seconda forza politica nel Bundestag con 152 seggi.

Dove non fanno mistero di propagandare la remigrazione, l’unico sistema per combattere la sostituzione etnica dei tedeschi tramite migranti e richiedenti asilo, che sarebbe organizzata da non meglio specificati poteri centrali globalisti, dietro cui si nasconderebbero ovviamente e come sempre i soliti ebrei dal naso adunco della più retriva iconografia nazista. E allora si capisce come il contagio silenzioso di cui parla la scrittrice non è solo il timore di qualche analista, ma assume la forma tangibile di una valanga di voti nelle urne. Un voto, un uomo, o una donna fa lo stesso, è allora un’immagine che rappresenta una moltitudine di persone frustrate e scontente, pronte a guardare al passato per sognare un futuro diverso in Germania. E magari non solo in Germania

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