Quelli che stiamo affrontando sono tempi incerti. Magari non tutti noi, non tutti i giorni, ma spesso conviviamo con una sensazione di smarrimento e di paura; quasi come se il mondo dovesse finire da un momento all’altro tra guerre, crisi climatiche e violenze quotidiane. E in tutto questo marasma, a farsi largo sono i sentimenti della paura e quindi dell’odio. L’odio fa parte della natura intrinseca degli esseri umani, inutile nasconderlo, però odiare è un’attitudine che può essere controllata e educata. Si può scegliere di vivere in armonia, accettando il dialogo, ammettendo la fallibilità, anch’essa condizione umana, e preferendo sempre un approccio pacifico. Oppure, si può lasciar spazio al risentimento verso gli altri, al disprezzo e all’infidia, che ci porta a vedere sempre l’altro come un nemico. C’è l’odio per gli ebrei, per i musulmani, per i migranti, per le donne, per la comunità Lgbtqia+ e chi più ne ha, più ne metta. Se si apre questa porta, l’odio dilaga, perché è come un buco nero che si allarga a macchia d’olio e avvelena ogni aspetto della nostra vita, dai sensi al linguaggio.
L’hate speech è un fenomeno molto più complesso di quanto si possa immaginare, tant’è che viene studiato e monitorato da molti enti, sia nazionali che internazionali. Uno di questi è la Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e fenomeni d’odio che, insieme all’UE, sta portando avanti degli studi specifici proprio per capire come si muove l’onda dell’odio e come si può fare per contrastarla. A raccontarci approfonditamente dell’hate speech è Federico Faloppa, che è il Coordinatore della Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e fenomeni d’odio. “Monitorare la situazione - ha spiegato Faloppa - significa dotarsi di strumenti che ci permettano di analizzare, ad esempio, i flussi di scambi nei social media, per capire quali sono i target, che cambiano nel tempo. Abbiamo visto che le modalità cambiano sempre, per esempio, c’è quella che viene definita ingiustizia discorsiva, che si manifesta quando una minoranza o una persona non ha lo stesso spazio discorsivo rispetto alla maggioranza. Abbiamo capito, poi, che l’hate speech viene potenziato dai social media, che rappresentano un palcoscenico gigantesco, ma non sempre generano hate speech. Piuttosto, lo amplificano all'interno di bolle comunicative, le cosiddette eco chambers, in cui si trova quello che una persona sta cercando, quello che vuol sentirsi dire”. Finire nel mirino degli haters non è tanto difficile. Non è necessario essere gay, nero, musulmano, ebreo, grasso, per diventare oggetto di insulti online. A volte basta commentare una foto, o pubblicare un aspetto della propria vita privata, o un frammento del proprio lavoro. Questo perché i target dell’odio online cambiano sempre e, inoltre, a volte gli odiatori stessi vengono “condotti” verso un obiettivo da quelli che comunemente vengono definiti troll, cioè profili finti creati appositamente per iniziare conversazioni di un certo tipo e veicolare insulti o fake news. “Abbiamo scoperto che ci sono delle fabbriche di odio o, per meglio dire, dei centri che generano hate speech e muovono migliaia e migliaia di messaggi nello stesso momento”, ha spiegato Federico Faloppa. “Lo abbiamo studiato anche col Consiglio d'Europa nel 2022/23, subito dopo l'invasione della Federazione russa in Ucraina. Abbiamo visto che in Russia, per esempio, si sono attivati molti centri che diffondevano centinaia di migliaia di contenuti al giorno per diffamare Zelensky, per sobillare odio nei confronti degli ucraini, per giustificare le azioni dell'esercito russo. Questi centri, chiaramente, si muovono perché hanno delle risorse ingenti investite proprio con l’obiettivo di generare ondate di odio. Odio che, in questo caso, ha effetto a livello geopolitico e può determinare scelte politiche”. Ma questi centri sono attivi per molti altri motivi e nel frullatore dell’odio online, tra scelte mirate e algoritmi pilotati, ci può finire chiunque, anche tu.
Questo contenuto fa parte del dossier Come curare le ferite dell'odio.
Le altre parti su Discorso d’odio: come riconoscerlo, come combatterlo sono:
- L’odio online, ovvero l’hate speech
- Strumenti di contrasto: la moderazione e il suo limite
- La cura: formare l’utenza, ristabilire i valori, sottrarsi al vocabolario dell’odio
