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Alessandra Moretti: "Il mio impegno al Parlamento europeo per la Giornata dei Giusti"

intervista a cura di Cristina Giudici

"La Giornata europea dei Giusti dell’Umanità del 6 marzo 2024 è molto importante perché rappresenta la memoria di chi nella storia si è battuto per la libertà dei diritti umani contro ogni forma di dittatura e totalitarismo. Il mio impegno al Parlamento europeo andrà in questa direzione, per creare un momento di riflessione e di valorizzazione dei Giusti".

Questo è l’appello dell’europarlamentare del Partito Democratico Alessandra Moretti, che ha sempre preso posizioni molto nette sulla difesa dei diritti umani, soprattutto delle donne. In Italia come in Medio Oriente. E infatti durante e dopo la tragica evacuazione dall’Afghanistan, nell’agosto del 2021, ha contribuito a salvare diverse attiviste e le loro famiglie dalla furia talebana. Fra loro anche la giornalista Atefa Ghafoory, onorata nel Giardino di Neve Shalom - Wahat al-Salam.

Onorevole Moretti, ho letto una sua dichiarazione femminista molto decisa in cui ha detto: “Le donne impazienti non tollerano più maschi imbecilli, medievali e patriarcali. Siamo un esercito, una marea, non staremo mai più a guardare, mai più ferme o in retroguardia, in silenzio. Nemmeno un minuto. Abbiamo perso secoli di parità: ora corriamo lasciando alla polvere chi non riesce a tenere il nostro passo”.

Il tema del patriarcato ci coinvolge tutte. Ci vuole un movimento femminista internazionale per affermare il principio di uguaglianza e di pari opportunità per tutte. Non solo nelle teocrazie islamiche. Anche in Italia dove, dopo l’ennesimo femminicidio, si è risvegliato un movimento trasversale a cui hanno partecipato anche gli uomini per cambiare la mentalità e fermare la violenza. Non ci fermeremo più, ne sono convinta.

Nell’agosto del 2021 si è data molto da fare per salvare attiviste che rischiavano la vita dopo il ritorno dei talebani al potere.

Abbiamo cercato di evacuare numerose attiviste con le loro famiglie. Dico "noi" perché fu fatto un lavoro di rete con il console Tommaso Claudi, il Ministero della Difesa e la Farnesina, i parenti. Successivamente, al Parlamento europeo abbiamo creato delle giornate specifiche, invitando diverse rifugiate per parlare dei diritti delle donne in Afghanistan e con collegamenti con attiviste e rappresentanti delle organizzazioni umanitarie rimaste nel paese, perché il popolo non è stato solo privato dei diritti umani, ma vive di stenti. E abbiamo tenuto aperto un canale.

Lei ha fatto battaglie per i diritti delle donne a tutto campo. Anche sulla medicina di genere.

Sono impegnata nella difesa della medicina di genere, che è un settore trascurato. Ancora oggi la ricerca scientifica non investe sui problemi delle donne. Perciò è stato fatto il primo piano europeo sul cancro, sulle pandemie e la strategia farmaceutica per investire risorse sulla medicina di genere.

Il Parlamento europeo ha sostenuto il movimento iraniano "Donna, vita, libertà".

Abbiamo sostenuto la rivoluzione in Iran e i deputati hanno potuto adottare dissidenti per evitare che tanti giovani incarcerati venissero giustiziati. Io ho patrocinato la blogger Bita Haqqani Nasimi, che nell’ottobre del 2022 è stata arrestata durante una manifestazione. Condannata a 18 anni di reclusione e due anni di divieto per l’espatrio, le hanno confiscato “gli strumenti per delinquere”. Ho scritto un appello all’ambasciatore iraniano per chiedere il suo rilascio e continuo a monitorare la sua condizione. Abbiamo votato una risoluzione per far inserire i pasdaran nella lista dei terroristi, chiesto che vengano interrotti i rapporti economici con il regime e di facilitare l’asilo politico a tutti i dissidenti che rischiano la vita. Inoltre, il gruppo dei Socialisti democratici europei ha proposto e ottenuto di assegnare il premio Sacharov a Jina Mahsa Amini e al movimento "Donna, vita e libertà".

Purtroppo, però, il Consiglio europeo non recepisce molte delle istanze del Parlamento.

Questo è un dilemma che dovremmo risolvere anche cambiando i trattati. L’Unione europea è ancora un’entità molto economica e poco politica. L’Ue dovrebbe trasformarsi negli Stati uniti d’Europa: un insieme di stati che condividono principi e politiche comuni. E avere, ad esempio, un'effettiva competenza di politica estera che ancora oggi non ha.

L’Unione europea dovrebbe occuparsi del fenomeno sommerso dei matrimoni forzati che colpisce tante ragazze con background migratorio?

Bisogna cambiare approccio e smetterla di essere titubanti davanti a ingiustizie che subiscono le adolescenti e le donne con origini straniere per timore di apparire razzisti. Se vogliamo combattere il patriarcato, non dobbiamo esitare davanti alle vessazioni che provengono anche dai paesi islamici e metterci in gioco davanti ad ogni crimine, come quello commesso contro Saman Abbas. Esattamente come abbiamo fatto di fronte al femminicidio di Giulia Cecchettin. Credo nell’integrazione e penso sia un imperativo fermare i matrimoni forzati che sono frutto di tradizioni patriarcali e mentalità estremiste. Io mi batto per i diritti di tutte le donne nel mondo e continuerò a oppormi ad ogni consuetudine che impedisce l’autodeterminazione e l’emancipazione femminile.

Anche nel conflitto in Medio Oriente?

Come vanno difese le vite dei palestinesi dagli eccidi, non si può sorvolare sugli stupri di massa commessi da Hamas. L’ideologia non può condizionare la battaglia universale per i diritti umani. Se siamo di parte, smettiamo di essere credibili. Se mi schiero da una parte e non riconosco le violazioni nella parte opposta, indebolisco il messaggio. Come donna di sinistra ho sottoscritto l’appello per le israeliane stuprate dai terroristi di Hamas, così come ho firmato gli appelli per il cessate il fuoco nella striscia di Gaza e lo farei anche contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che non ha fatto nulla per evitare il massacro del 7 ottobre, se non fomentare l’odio.

Lei è intervenuta più volte sui diritti umani in Arabia Saudita.

Quando sono andata in Qatar per verificare se fosse possibile salvare altre donne afghane attraverso i corridoi umanitari, ho conosciuto alcune donne dell’Arabia Saudita a un convegno sulla libertà di stampa. Alcune di loro mi hanno contattata più volte e ho partecipato a degli incontri online con le attiviste perché nel loro paese subiscono discriminazioni violentissime. Ora l’Arabia Saudita si è aggiudicata la possibilità di ospitare l’Esposizione universale a Riyad nel 2030. E così, ancora una volta, si calpestano i diritti umani per interessi economici: i paesi che violano i diritti umani e delle donne non dovrebbero poter organizzare manifestazioni internazionali con il sostegno dell’occidente. Lo trovo scandaloso.

Nella rassegna annuale About Women, che lei organizza alla mostra internazionale del cinema, ci sono spesso attiviste del Medio Oriente.

Sul tappeto rosso, fra le altre, hanno sfilato Zahra Ahmadi, imprenditrice afghana, che sono riuscita a portare in Italia dopo l’arrivo dei talebani a Kabul e due anni fa anche Lina Al-Hathloul, sorella dell’attivista saudita che ha condotto con altre donne coraggiose la battaglia per il diritto alla guida.

Quali saranno i temi della sua prossima campagna elettorale europea?

Se vogliamo costruire l’Europa dei diritti, dobbiamo costruire una Unione europea con una vocazione sociale, che si prenda cura dei cittadini europei, dalla scuola alla salute, dalla formazione ai diritti e alle opportunità per tutte le donne, perché il destino di chi vive fuori dal vecchio continente ci riguarda.

Foto in copertina dal profilo Facebook dell'europarlamentare Alessandra Moretti. 

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