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Da 24 anni le Madri del sabato chiedono giustizia per i 'desaparecidos' turchi

di Murat Cinar

La protesta popolare non violenta più vecchia e duratura della Turchia compie 1000 settimane di presidio. Forse si tratta di una delle immagini più persistenti e ostinate del mondo, quella delle "Madri del sabato". Dal 1995 davanti al Liceo di Galatasaray a Taksim/Istanbul, ogni sabato si radunano una serie di persone alla ricerca dei loro cari.

Un figlio, una nipote, un padre, un’amica o un compagno, persone che un giorno sono state portate via di casa, dalle forze dell’ordine, oppure dopo aver lasciato le loro abitazioni di mattina, in modo regolare, non sono più rientrate. In alcuni casi si tratta delle persone ufficialmente prese in detenzione provvisoria e in alcuni casi non c’è nessuna informazione né traccia su ciò che potrebbe essere accaduto. In alcuni casi le morti sono state accertate ma sono rimaste senza autori e né un processo. Le “Madri del sabato” chiedono informazioni sulla sorte di queste persone, pretendono chiarezza e spesso anche un giusto processo.

Inizia il 27 maggio 1995, il primo presidio, all’epoca si limitava a raccontare le storie delle persone scomparse, con le foto in mano e a chiedere dove fossero i loro figli e le loro figlie. Si tratta di un’iniziativa che si ispira alle madri di "Plaza De Mayo", i cui figli furono fatti sparire con la forza dalla giunta militare in Argentina. Infatti anche in Turchia le “Madri del sabato” sono alla ricerca dei loro cari che molto probabilmente sono stati definiti “scomodi” dallo Stato a causa delle loro idee e posizioni politiche.

Una delle storie più esemplari di questo percorso è quella di Hasan Ocak, scomparso dopo essere stato arrestato in seguito agli scontri avvenuti nel distretto di Gazi a Istanbul, il 21 marzo 1995. Sua madre, Emine Ocak, la sua famiglia e i suoi amici hanno cercato Hasan per 55 giorni. Il 15 maggio il corpo di Hasan è stato ritrovato nel cimitero dei senzatetto, il corpo riportava una serie di segni evidenti di tortura. Il caso di Hasan Ocak è quell’elemento che ha fatto scatenare la lotta delle “Madri del sabato”. Il primo gruppo di sit-in era composto da circa 20 persone.

Da quel momento fino al 13 marzo del 1999, ogni sabato, in silenzio, le persone si trovavano in piazza per raccontare le storie delle persone scomparse e pretendere spiegazioni. In questi quattro anni il presidio ha subito numerosi interventi della polizia, tanto che dal 1999 al 2009 per ben dieci anni non è stato possibile organizzare il presidio.

La “Mamma Berfo” invece è un esempio che illustra perfettamente come il mondo politico e giuridico non sia ancora, in Turchia, disposto a spolverare gli archivi, rendere pubbliche le informazioni e fare i conti con il passato. Cemil Kirbayir era figlio della signora Berfo e nel 1980, poco dopo il colpo di stato, è scomparso. Kirbayir all’epoca aveva 26 anni e studiava ed è stato prelevato a casa sua l’8 ottobre e non è più riapparso. La “Mamma Berfo” per anni ha partecipato al presidio delle “Madri del sabato” nonostante la sua età avanzata e i suoi problemi di salute. Nel 2011 è stata accolta e ascoltata dal Primo Ministro dell’epoca, Recep Tayyip Erdogan. Pochi giorni dopo quest’incontro è stata istituita una commissione parlamentare con l’obiettivo di indagare sulle persone scomparse. Questo passo straordinario purtroppo non ha portato frutti. Nel 2020 la Corte di Cassazione ha chiuso il fascicolo senza risultati. In poche parole, non è stata possibile scoperchiare la scatola nera dello Stato.

La storia della “Mamma Berfo” è stata raccontata nel documentario “33 Yillik Direnis: Berfo Ana” diretto da Veysi Altay. Nel mentre, la “Mamma Berfo”, nel 2013, a 105 anni è partita per un nuovo viaggio senza scoprire che fine ha fatto suo figlio.

Le “Madri del sabato” hanno ricevuto una serie di visite internazionali come l’ex presidente uruguaiano, José Mujica, che nel 2015 proprio durante il presidio ha visitato le persone che protestavano.

Sul sito ufficiale dell’iniziativa si elencano così le principali richieste delle famiglie: “La trasparenza sulla sorte delle persone scomparse attraverso le informazioni registrate negli archivi di Stato, il perseguimento dei responsabili, la regolamentazione del reato di sparizione forzata nel Codice penale turco come crimine contro l'umanità senza prescrizione e rettifica da parte della Turchia della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sparizioni in custodia”.

“Coloro che occupano lo spazio davanti al Liceo di Galatasaray cercano di legittimare l’operato delle organizzazioni terroristiche. E’ un presidio che fa abuso del concetto di madre. Non possiamo tollerare tutto questo” sono le parole annunciate, nel 2022, da Suleyman Soylu, il Ministro degli Interni dell’epoca e arrivano dopo l’intervento aggressivo della polizia al 700esimo presidio delle “Madri del sabato”. Infatti, dal 2018 fino a oggi, il presidio subisce la sistematica violenza della polizia e quando si riesce a svolgere il presidio, le persone si trovano in pieno isolamento fisico in piazza attraverso gli scudi e le transenne.

Il 13 agosto del 2023, dopo l’intervento della polizia, sono state poste in detenzione provvisoria 31 persone e il 26 ottobre dello stesso anno 26 persone sono state portate al commissariato. Sono in corso, tuttora, una serie di processi legali attivati nei confronti delle persone che hanno partecipato ai presidi.

In tutti questi anni, dal mondo della politica parlamentare, saltuariamente, è arrivato un avvicinamento solidale nei confronti dell’iniziativa. Ahmet Sik, Garo Paylan, Pervin Buldan, Huda Kaya, Gökçe Gökçen e Serpil Kemalbay sono i nomi di alcuni parlamentari che sono scesi in piazza con le “Madri del sabato” e in alcuni casi, anche loro, hanno subito la violenza della polizia.

In questi anni, le “Madri del sabato” hanno trovato speranza nelle decisioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) e talvolta nelle promesse dei politici. Senza dubbio non si possono ignorare i duri e costanti lavori degli avvocati come Sezgin Tanrıkulu e Tahir Elçi. Tuttavia i casi caduti in prescrizione sono accaduti diverse volte in questi 24 anni, quindi la maggior parte delle “Madri del sabato” è ancora in piazza per chiedere giustizia.

Murat Cinar, giornalista esperto di Turchia

24 maggio 2024

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