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Nadav Tamir: “Spero in due Stati, in cui i popoli possano vivere vicini e in sicurezza”

Intervista all’ex diplomatico e ambasciatore di Gariwo: “Le persone in questo momento vedono tutto bianco o nero”

“Le persone sono confuse, in ansia, arrabbiate. Cerco di rimanere lucido anche nei momenti di maggiore emotività, ma non è per niente facile avere una conversazione razionale in Israele in questi giorni.”

Parla da Tel Aviv, Nadav Tamir, nel bel mezzo di quello che lui stesso definisce “uno dei momenti più difficili, anzi, il momento più difficile nella storia di Israele.” Ex diplomatico israeliano, direttore esecutivo di J Street Israel e Consulente per gli affari governativi e internazionali presso il Peres Centre for Peace, nonché ambasciatore di Gariwo, conosce persone sia tra chi è stato portato via il 7 ottobre da Hamas sia tra chi è stato ucciso, per questo fa volontariato nei centri in cui le famiglie dei rapiti vengono assistite. Dalla sua visuale, è possibile vedere chiaramente la catastrofe che si sta consumando non solo sul campo, ma anche all’interno della società, dove una lunga crepa si è aperta esacerbando odio e divisioni.

“Nei rapporti tra persone israeliane e palestinesi si è creata una situazione di enorme paura, ed è uno degli effetti più tristi di quanto sta succedendo. La gente tende a pensare solo in bianco e nero e anche se dal mio punto di vista Hamas è nemico dei Palestinesi e anche dei cittadini arabi di Israele, molte persone tendono a considerare le persone arabe e palestinesi tutte allo stesso modo. Questo è terribile”.

Anche per questo, bisogna fare molta attenzione a ciò che sta succedendo a Gaza.

“Israele ha avuto le sue ragioni nel rispondere al barbaro attacco di Hamas, perché vuole colpire la sua capacità militare e soprattutto deve riportare a casa gli oltre 200 ostaggi. Ma bisogna stare molto attenti ad evitare di fare del male ai civili che vivono a Gaza. Che è una cosa difficile, nel bel mezzo di una guerra, ma dobbiamo fare il massimo, soprattutto per ragioni morali.”

Una situazione, quella presente, che inevitabilmente inficia sugli equilibri interni di Israele, dove si stanno facendo strada frange estremiste pronte a cavalcare l’onda dell’odio gettando benzina sul fuoco.

“All'interno del popolo israeliano sono presenti alcuni estremisti che stanno cercando di sfruttare la situazione per promuovere i loro piani razzisti. Io spero che riusciremo a fermarli, perché la maggioranza degli israeliani non è così, ma pochi estremisti sono già abbastanza da aggravare la situazione. Queste persone c’erano anche prima naturalmente, ma oggi, dopo lo shock, il trauma, tendono ancora di più a vedere tutto o bianco o nero.”

Una situazione complessa e facile da esacerbare, permeata di fragilità e terrore che possono solo rendere tutti ancora più disposti a lasciarsi andare ai sentimenti più basilari. Il pensiero della pace sembra un miraggio lontano, ma Tamir ci crede davvero.

“Purtroppo nei conflitti si tende a pensare soltanto alle tattiche, alle strategie militari, alle relazioni e si evitano domande strategiche che però a un certo punto vanno affrontate. Credo che la comunità internazionale dovrebbe spingere per un accordo di pace. Naturalmente dovrà esserci una prima parte in cui capire cosa fare per portare Gaza fuori dal controllo di Hamas, ma poi si dovrà arrivare a una soluzione a due Stati. Questo è il momento per la comunità internazionale di essere proattiva a riguardo.”

Ma in che modo?

“Ritengo che ci sia consenso internazionale intorno alla soluzione a due Stati, è una delle uniche cosa su cui Russia, Cina, Usa potrebbero essere d’accordo. C’è anche consenso tra i Paesi arabi attorno a noi. E che potrebbe esserci consenso tra le stesse Israele e Palestina. Quindi immagino la comunità internazionale arrivare e creare una sorta di controllo temporaneo a Gaza con i Paesi arabi che alla fine porterà a delle elezioni palestinesi che creeranno una legittima rappresentazione di Gaza e West Bank e venga finalmente riconosciuto uno Stato palestinese. Mosse forti come questa potrebbero cambiare completamente le politiche nella regione.”

“Come sionista progressista credo che, proprio come Israele è la terra degli israeliani, la Palestina sia la terra dei palestinesi. E spero che tutto questo finirà con due Stati, vicini, che vivono in sicurezza e prosperità. So che molte persone pensano sia un sogno, un’illusione, ma è ciò che credevano anche anni fa, prima della pace con l’Egitto, o prima della pace con la Giordania, o ancora prima della fine dell’apartheid in Sudafrica. Io credo sia possibile, ma succederà solo se lavoreremo duro per riuscirci.”

Una prospettiva per realizzare la quale, dice, è necessario anche e soprattutto un cambio di governo.

Avevamo bisogno di cambiare leadership ancora prima che succedesse tutto questo, perché abbiamo capito che il Governo attuale voleva smantellare la nostra democrazia. Ecco perché abbiamo avuto questa bellissimo risveglio liberale in Israele, ma ora, dopo il grande fallimento della guerra e il modo in cui il governo si sta comportando, è chiaro a tutti che deve essere sostituito.”

30 ottobre 2023

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