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Non vogliamo imperialisti russi nei bar della Georgia

Testo di Joshua Evangelista. Foto di Manuele Marraccini

Riprendiamo il reportage di Joshua Evangelista dalla Georgia pubblicato dalla Stampa all'interno dell'inserto Specchio del 25 settembre 2022. Evangelista racconta le storie dei russi in fuga da Putin e la sua "Operazione speciale" e arrivati in Georgia, che vive un momento caldissimo per le manifestazioni di piazza e di esasperazione verso un governo molto ambiguo nei confronti di Mosca.

Visitare il museo di Stalin nella sua città natale di Gori, a un’ora da Tbilisi, può assumere un senso diverso a seconda che la visita guidata avvenga in inglese o in russo. Nel primo caso una signora dall'eloquenza asciutta e professionale si sofferma il giusto nella stanza dei doni dei diplomatici stranieri, tra le cabine del vagone del suo treno personale e nel corridoio dei suoi ritratti giovanili. Se invece la visita è per un pubblico russo, la presentazione del museo diventa coinvolgente e appassionata e l'approfondito racconto cronologico della vita del dittatore viene intervallata da digressioni sull'effettiva portata dei gulag, perché “prigioni in Siberia ce n'erano anche ai tempi degli zar e se Solzhenitsyn non è stato un cialtrone, di certo ha esagerato a uso e consumo dell’Occidente". Le polemiche sulla controversa casa-museo di Stalin non sono certo una novità, ma i trattamenti diversificati verso i visitatori russi raccontano molto dei paradossi della Georgia di oggi, un paese-cantiere che gode di ingenti investimenti stranieri, che è stata rimandata da Bruxelles nel suo processo di integrazione europea e che dall'inizio dell’"Operazione speciale" ha ospitato almeno 250 mila russi e 50 mila cittadini ucraini e bielorussi. Un crogiolo di dissidenti, rifugiati, ricchi in vacanza e spie, che agiscono in un ambiente già in fibrillazione per le manifestazioni di piazza contro il governo e per un turismo internazionale che dopo la pandemia è letteralmente esploso.

Da sempre i russi hanno subito una fascinazione esotica per la Georgia. Questo interesse viscerale colpì molto lo scrittore statunitense John Steinbeck, tanto che nel suo “A Russian journal” del 1948 si soffermò con dovizia di particolari su come i cittadini sovietici fantasticavano, sui panorami, sul cibo e sugli abitanti della Georgia, che venivano descritti come “super uomini, grandi bevitori, grandi danzatori, grandi lavoratori e amanti” che vivono in una sorta di “secondo cielo”. Anzi, scriveva Steinbeck, “abbiamo iniziato a credere che la maggior parte dei russi spera che se vivono vite molto buone e virtuose, quando moriranno non andranno in paradiso, ma in Georgia”.

A Tbilisi le bandiere dell’Ucraina sono quasi più di quelle georgiane. Razzi blu e gialli erano stati lanciati verso il cielo sopra la centralissima viale Rustaveli già dal 24 febbraio, in protesta contro la reazione tiepida del governo di Irakli Gharibashvili nei confronti dell'aggressione russa. Del resto le ferite per le guerre del 1992-93 e del 2008 in Abcasia e in Ossezia del sud continuano a sanguinare e, de facto, il 22% del territorio georgiano è ancora oggi occupato dalla Russia.

Negli ultimi dieci anni il resto del paese, secondo un report della Banca mondiale, ha conosciuto una crescita annua media del 4% e, seppur ancora molto alto, il tasso di povertà è diminuito del 17%. Uno dei perni di questa crescita è il turismo, la cui dipendenza per il benessere rende la Georgia "vulnerabile agli choc esterni e globali”.

Amministrata dall'ex difensore del Milan Kakha Kaladze, negli ultimi anni Tbilisi ha visto il suo centro storico diventare una sorta museo a cielo aperto mentre a ridosso della città vecchia sono stati commissionati grattacieli e centri direzionali a noti architetti internazionali. Emblema del cambiamento è Sololaki, quartiere bohémien famoso per le sue palazzine liberty abbandonate e recentemente al centro di ristrutturazioni massicce per poter ospitare bar, ristoranti, boutique e alberghi.

Se non fosse per i muri pieni di bandiere ucraine stilizzate, di "fuck Putin" e di "Russians go away”, si potrebbe pensare di trovarsi in un quartiere hipster di Mosca. Dalle prime ore del mattino a tarda notte Sololaki pullula di giovani russi che fanno colazione, lavorano al computer nei caffè, comprano pregiati vini nelle enoteche e partecipano ai concerti degli artisti “prestati” dalla scena underground moscovita. Ci pensano le insegne, i murales e i meme stampati nei locali a far capire che non tutti gradiscono che nel centro di Tbilisi si parli quasi solo russo.

Alcune settimane fa aveva fatto discutere la vicenda del bar Dadaena, che aveva progettato un modulo online speciale per gestire le prenotazioni di clienti russi. Questi potevano accedere al locale solo dopo aver risposto a una lunga serie di domande che testava il loro essere contro Putin e contro l’aggressione in Ucraina. "Noi sosteniamo l'uguaglianza, ma dobbiamo assicurarci che gli imperialisti russi a cui è stato fatto il lavaggio del cervello non finiscano nel nostro bar. Sostienici rispondendo a queste domande, così nessuno si ritroverà a bere insieme a degli stronzi. Grazie per la comprensione”, avevano scritto i gestori sui social.

Al netto di alcuni episodi specifici che fanno pensare al contrario, la maggior parte dei georgiani ha accolto i cittadini russi sapendo fare le giuste distinzioni, come spiega Dmitri, redattore per uno dei principali quotidiani economici a Mosca che oggi vive segretamente a Tbilisi. “C’è chi nelle scritte sui muri dopo ‘Fuck ’scrive ‘Putin ’e cancella ‘Russians’, per far capire che non tutti i russi la pensano come il loro presidente”.

Secondo Dmitri i veri problemi, semmai, riguardano i rapporti tra il governo georgiano e il Cremlino. “A diversi giornalisti russi è stato negato l’accesso al paese. Io stesso sono stato rimandato indietro in un’occasione”. Sui social sono tanti i giornalisti e i dissidenti che raccontano di essere stati respinti: da Mitya Aleshkovsky, figlio della storica Tamara Eidelman, al fotoreporter Vasily Krestyaninov, che al Moscow Times ha detto che l’ingresso in Georgia gli è stato rifiutato per due volte in meno di due settimane. Diversi dissidenti russi temono che il governo georgiano si sia coordinato con Mosca per individuarli. Questa paura è condivisa con molti georgiani che non si riconoscono nel Sogno georgiano, il partito che da oltre dieci anni controlla il paese.

Per Mariam Pesvianidze, una regista georgiana nata e cresciuta in Russa e da diversi anni stabilitasi Tbilisi, la gentrificazione di Tbilisi è l’altra faccia del governo del Sogno georgiano. “Stanno gradualmente riportando gli schemi di corruzione ai più alti livelli del potere. Questo vale anche per tutti i tipi di progetti urbani”, spiega Mariam. “Da fuori la città ha cominciato ad apparire migliore, il sindaco ha sostituito i vecchi bus e riqualificato alcuni parchi. Ma si tratta della superficie, in realtà sono ancora tante le questioni irrisolte legate alla corruzione e al nepotismo”.

Nella caldissima estate 2022 di Tbilisi, in mezzo a muratori che lavorano per trasformare un villa senza tetto in un boutique hotel e strilloni che provano a vendere tour dei monasteri, c’è chi si interroga sul futuro della città. Come la fotografa russa di origine ebraica Elen Sheibakh, che è arrivata a Tbilisi insieme al suo ex marito georgiano dopo la guerra del 2008 e da anni lavora a progetti visuali sui dettagli dei palazzi di Tbilisi. Ha vissuto tutta l’evoluzione degli ultimi anni, ha imparato il georgiano e acquisito la cittadinanza. “La città ha visto dei cambiamenti poco felici negli ultimi anni. Il turismo ha trasformato la città vecchia in una rivista patinata da quattro soldi, mentre il resto della comunità soffre le costruzioni caotiche che non prendono in considerazione le istanze ecologiste. Amo questa città ma pian piano questo sentimento si sta trasformando nel ricordo di un amore passato”.

Come russa “diventata” georgiana, Elen vede con preoccupazione l’evolversi delle relazioni tra i due paesi: “Chissà, magari saremo i prossimi dopo l'Ucraina... vorrei sperare di no".

Joshua Evangelista, Responsabile comunicazione Gariwo

27 settembre 2022

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