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Come curare le ferite dell'odio

Negli ultimi tempi sembra che il mondo in cui viviamo sia diventato più cattivo. Contrapposizioni frontali, nazionalismi e polarizzazioni hanno preso il posto del dialogo, della cooperazione e della ragionevolezza. E quando ciò accade, l’idea stessa di democrazia inizia a scricchiolare. Uno dei sintomi di questa malattia del nostro tempo è l’odio che, però, da spia di un malessere diffuso diventa esso stesso un morbo temibile, che contagia sempre più persone.

Se il mondo ci fa paura, ci chiudiamo in una bolla confortevole, dove tutto ci somiglia e niente è fuori posto. Ma quando la bolla si rompe chi è diverso, chi non la pensa allo stesso modo diventa un nemico da irridere, da combattere, da insultare e da distruggere attraverso l’arma dell’odio. L’odio ferisce e si auto alimenta, come una fiamma che trae vigore dall’ossigeno e si irradia contro chiunque: le donne, le persone migranti, gli ebrei, la comunità Lgbtqia+.

Con questo dossier, Gariwo vuole analizzare le ferite dell’odio e provare a tracciare un’analisi della situazione. Ma vuole anche fornire, in qualche modo, una medicina contro l’odio, per avviare tutti insieme un processo di guarigione che risulta sempre più urgente.

Ogni 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria diciamo “Mai più”. Attraverso questo lavoro, la Fondazione Gariwo, allora, vuole affermare che per dare senso a quel “Mai più”, l’impegno per contrastare la malattia dell’odio deve essere costante. Conoscere l’origine dell’odio, capirne i meccanismi e curarne le ferite, diventano, dunque, tre passaggi fondamentali per evitare che gli atti malvagi avvenuti nel passato accadano ancora una volta.

Dossier a cura di Bianca Senatore

Discorso d’odio: come riconoscerlo, come combatterlo

Antisemitismo

Crisi della democrazia come assuefazione all’odio

Violenza di genere e omolesbotransfobia

Islamofobia

L’odio nello sport

Le interviste da cui è nato questo dossier