Negli ultimi tempi sembra che il mondo in cui viviamo sia diventato più cattivo. Contrapposizioni frontali, nazionalismi e polarizzazioni hanno preso il posto del dialogo, della cooperazione e della ragionevolezza. E quando ciò accade, l’idea stessa di democrazia inizia a scricchiolare. Uno dei sintomi di questa malattia del nostro tempo è l’odio che, però, da spia di un malessere diffuso diventa esso stesso un morbo temibile, che contagia sempre più persone.
Se il mondo ci fa paura, ci chiudiamo in una bolla confortevole, dove tutto ci somiglia e niente è fuori posto. Ma quando la bolla si rompe chi è diverso, chi non la pensa allo stesso modo diventa un nemico da irridere, da combattere, da insultare e da distruggere attraverso l’arma dell’odio. L’odio ferisce e si auto alimenta, come una fiamma che trae vigore dall’ossigeno e si irradia contro chiunque: le donne, le persone migranti, gli ebrei, la comunità Lgbtqia+.
