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Europa unita contro Putin: la battaglia per i bambini ucraini e la tutela dei diritti umani

di Tetyana Bezruchenko

In una vittoria che può sembrare modesta per l'Europa unita, ma che rappresenta un passo significativo nella difesa dei diritti umani contro dittatori come Vladimir Putin, l'Unione europea sta reagendo con fermezza all'atto recente del presidente della Federazione Russa. La decisione di Putin di concedere la cittadinanza russa ai bambini ucraini orfani o senza cure parentali, bypassando i requisiti legislativi, è stata prontamente identificata come un potenziale atto di genocidio, con riferimento all’articolo 2 comma e) della Convenzione Onu del 1948.

Il 4 gennaio 2024, Vladimir Putin ha emesso il decreto n. 11, aprendo la strada affinché i bambini ucraini possano ottenere la cittadinanza della Federazione Russa senza rispettare le normative vigenti. Le richieste possono essere avanzate dai capi di organizzazioni russe che supervisionano i bambini. La procedura, che non richiede informazioni sulla residenza del richiedente ma solo sull'indirizzo di lavoro, ha sollevato preoccupazioni sulla possibilità che i bambini possano scomparire. C'è il timore che, ottenuta la cittadinanza russa, i bambini possano essere adottati come cittadini russi, con potenziali modifiche ai loro dati personali. Questo ha suscitato preoccupazioni riguardo alla possibile commissione di un genocidio culturale. Il commissario per i diritti umani dell'Ucraina ha annunciato l'intenzione di adottare misure a livello nazionale e internazionale per affrontare questa situazione.

A seguito di un dibattito urgente, il 25 gennaio 2024 l'Assemblea parlamentare ha adottato all'unanimità una risoluzione basata sulla relazione di Olena Khomenko (Ucraina, EC/DA), sottolineando l'urgente necessità di affrontare la situazione e il destino dei bambini ucraini trasferiti con la forza e deportati nei territori temporaneamente occupati di Ucraina, Federazione Russa e Bielorussia. La piattaforma del governo ucraino "Children of War" ha raccolto informazioni su oltre 19.546 bambini segnalati come deportati o trasferiti con la forza da varie località, di cui solo 388 hanno fatto ritorno a casa, come indicato nella risoluzione. L'Assemblea ha sollecitato i parlamenti nazionali ad adottare risoluzioni che riconoscano questi atti come genocidio e ha invocato la collaborazione della comunità internazionale con l'Ucraina per rintracciare e rimpatriare i bambini scomparsi, sottolineando la necessità di "identificarli, localizzarli e riportarli in Ucraina".

Non è la prima volta che Putin strumentalizza i bambini in risposta alle sanzioni occidentali. Il "Global Magnitsky Act" (così denominato perché può essere utilizzato per affrontare le violazioni dei diritti umani commesse ovunque) è stato firmato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel 2012 ed è stato originariamente utilizzato per colpire i funzionari russi ritenuti responsabili della morte dell'avvocato fiscale russo Sergei Magnitsky, dopo che lui aveva denunciato una truffa di 230 milioni di dollari, soldi poi dirottati in mezza Europa, Svizzera compresa, attraverso una fitta rete di società di copertura e conti cifrati. Putin ha risposto immediatamente firmando una legge che vietava le adozioni di bambini russi ai cittadini americani, spesso gravemente malati e destinati a morire senza cure negli orfanotrofi della Federazione Russa. La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2013. Il presidente Putin ha risposto alle accuse della società, che all'epoca poteva ancora reagire, con una serie di appelli pubblici basati sul patriottismo, denunciando le intenzioni americane di "imporre il loro volere al mondo". La legge crudele di Putin è stata un chiaro esempio di risposte ciniche e arroganti da parte dell’autocrate, che già allora sapeva scegliere i punti più dolenti per il mondo democratico, i bambini, il futuro non solo di ogni paese, ma di tutto il mondo.

Ancora nel 2018, mentre l'Unione europea preparava il proprio “Magnitsky Act”, il ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Stef Blok, ha osservato che se da un lato la comunità internazionale ha fatto enormi progressi nel campo dei diritti umani dall'adozione della Dichiarazione universale, dall’altro resta il fatto che, dopo sette decenni, i diritti umani siano sotto pressione nella maggior parte del mondo. In gran parte perché, ha sostenuto il ministro, coloro che commettono terribili abusi dei diritti umani spesso "la fanno franca". "Come ci ha detto Eleanor Roosevelt, dobbiamo sempre chiederci 'come possiamo continuare a rafforzare il sistema dei diritti umani' […] Le regole sono regole, come dice il detto olandese. Ma solo se infrangere le regole ha delle conseguenze".

In questo contesto, l'Europa unita sembra pronta a mantenere la pressione per garantire la giustizia e la tutela dei diritti fondamentali. Nel 2024, l'Europa risponde alle manipolazioni vergognose con un'unità crescente, cercando di rafforzare il sistema dei diritti umani e garantire che le regole siano applicate con conseguenze significative. La lotta contro Putin diventa quindi non solo una questione geopolitica, ma anche un impegno concreto per la tutela dei diritti umani fondamentali e la sicurezza mondiale.

Tetyana Bezruchenko

Analisi di Tetyana Bezruchenko, attivista per i diritti umani e mediatrice linguistico e culturale

9 febbraio 2024

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