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Gariwo al Parlamento europeo, sulle orme dei Giusti

di Giacomo Corbellini

Di recente abbiamo avuto la possibilità di visitare, come Fondazione Gariwo, il Parlamento europeo di Bruxelles. Un vero e proprio “tempio della democrazia” che, insieme alla sede di Strasburgo, ospita il lavoro quotidiano dei 705 eurodeputati, dei loro assistenti, del personale tecnico-amministrativo e di centinaia di giornalisti. Il “cuore pulsante” del sistema politico europeo in questo momento è in grande subbuglio, visto che le elezioni di giugno sono ormai alle porte. Un appuntamento di fondamentale importanza per le istituzioni dell’Ue e per i suoi cittadini, che a breve saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti per i prossimi cinque anni. La tornata elettorale viene promossa dovunque al Parlamento europeo, dalle gigantografie con la scritta use your vote visibili all’ingresso ai cartelloni pubblicitari situati nelle aree comuni. Tutto a Bruxelles ricorda l’importanza, oggi come non mai, di presentarsi alle urne per votare. Dopotutto, si tratta del principale strumento di cui disponiamo per far sentire la nostra voce e far valere le nostre idee.

L’Unione europea si trova in un momento storico molto delicato, con diversi regimi dittatoriali e autocratici alle sue porte, e alcune democrazie imperfette o illiberali all’interno dei propri confini. Come se ciò non bastasse, terribili e sanguinose guerre scoppiate in diverse aree del mondo minacciano la stabilità politica dell’Ue, così come l’efficacia della sua azione diplomatica al di fuori dell’area di competenza comunitaria. Un quadro globale destabilizzato che preoccupa tutto il sistema politico europeo, dai suoi dirigenti, alle sue istituzioni, ai suoi cittadini.

Eppure, per provare a guardare con maggiore ottimismo e fiducia alle sfide che l’Unione europea ha di fronte a sé basterebbe incrociare lo sguardo severo ma rassicurante di Altiero Spinelli, il “papà dell’Europa” che abbiamo da poco onorato con una targa al Giardino dei Giusti di Milano. Nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles uno dei palazzi principali porta proprio il suo nome, e all’ingresso dell’edificio una sagoma che lo ritrae ad altezza naturale accoglie ogni giorno europarlamentari, addetti ai lavori e visitatori. Il coraggioso monito europeista di Spinelli e degli altri autori e divulgatori del Manifesto di Ventotene (da Ernesto Rossi a Eugenio Colorni, da Ada Rossi a Ursula Hirschmann) deve fungere oggi da argine morale contro l’avanzata di quelle autocrazie che minacciano l’Europa e la sua tenuta democratica. Riscoprire, a pochi mesi di distanza dalle elezioni, le idee e i valori del Manifesto di Ventotene fa apprezzare a pieno l’Unione europea e le sue fondamenta ideologiche, costruite all’alba del secondo dopoguerra da donne e uomini che avevano deciso di mettere a repentaglio la loro stessa vita per difendere e promuovere ideali di democrazia e libertà.

La sagoma austera di Spinelli solleva anche ulteriori riflessioni. Viene da chiedersi, ad esempio, se l’Unione europea di oggi - gigante economico e burocratico, ma forse non ancora politico - rispecchi a pieno gli ideali federalisti del Manifesto di Ventotene. Qualche settimana fa, Renata Colorni, la “figlia spirituale” di Altiero Spinelli (nonché di Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann) ha espresso proprio su queste pagine la sua preoccupazione in tal senso, sottolineando che “L’Unione europea è un progetto rimasto incompiuto. Altiero Spinelli lo sapeva ed è morto con questo dolore”. Un’opinione netta, ma assolutamente condivisibile. La speranza è che, a partire dalla prima sessione plenaria della prossima legislatura, l’agenda del Parlamento europeo riparta proprio dagli insegnamenti e dai valori contenuti nel Manifesto di Ventotene, naturale e potente antidoto alle autocrazie e all’Europa dei singoli Stati-nazione.

Camminando nei meandri dell’Eurocamera, ci si accorge ben presto che Altiero Spinelli non è l’unico Giusto a trovare casa a Bruxelles. Nella zona adibita ai cronisti, infatti, una sala conferenze omaggia la memoria di Anna Politkovskaja, la giornalista russa che ha denunciato l’orrore della guerra in Cecenia e i crimini di Putin, pagando con la vita la sua strenua opera di divulgazione. Quando visitiamo la sala stampa a lei dedicata, all’interno è in programma una conferenza alla quale presenziano i relatori del nuovo Patto Ue su migrazioni e asilo , un controverso regolamento con cui la “Fortezza Europa” ha deciso di trincerarsi ancor di più all’interno dei propri confini. Oggi, in questa spaziosa e accogliente sala, giornalisti provenienti da tutto il mondo incalzano nella massima trasparenza gli europarlamentari che indirizzano la politica dell’Unione. Un diritto che per noi cittadini europei può sembrare banale e dovuto, ma che in tante aree globali - Federazione Russa in primis - non è assolutamente garantito. La Giusta Anna Politkovskaja ha pagato con la vita il suo prezioso lavoro giornalistico. Ricordarla oggi in una delle roccaforti morali della democrazia europea non è solamente un parziale risarcimento per il suo coraggio, ma è anche un monito per le generazioni presenti e future. Non dovremmo mai dimenticarci di chi difende, anche a costo della propria stessa vita, la libertà di informazione.

Se da un lato il nuovo Patto Ue su migrazioni e asilo fa giustamente indignare attivisti e ONG, un deciso passo in avanti per la salvaguardia dei diritti umani è stato comunque compiuto dal Parlamento europeo nei giorni della nostra visita. Lo scorso 11 aprile, infatti, l’Eurocamera ha approvato una risoluzione a favore dell’inserimento dell’interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Si tratta di un voto simbolico, visto che le risoluzioni del Parlamento europeo non sono strumenti giuridici vincolanti per gli Stati e che per inserire l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali sarebbe comunque necessaria l’approvazione all’unanimità dei 27 paesi Ue. A prescindere da ciò, questo voto potrebbe comunque essere un primo importante passo per tutelare maggiormente il diritto all’interruzione di gravidanza all’interno dei confini comunitari.

Tra gli oltre trecento eurodeputati che hanno votato a favore di questa risoluzione, perlopiù appartenenti all’area democratica e liberale, in molti trascorrono le proprie giornate all’interno dell’edificio del Parlamento europeo dedicato a Willy Brandt, che abbiamo avuto il piacere di visitare. Anche l’ex sindaco di Berlino Ovest e Cancelliere tedesco è un Giusto. È stato fregiato di questo titolo per diverse ragioni, che spaziano dal celebre e simbolico inginocchiamento al ghetto di Varsavia del 7 dicembre 1970 alla elaborazione e promozione della Ostpolitik, la politica di normalizzazione diplomatica con la ex-DDR e con gli altri paesi oltrecortina. Questa intuizione, teorizzata da Brandt all’inizio degli anni ’70, gli valse anche il Premio Nobel per la Pace.

Qui a Bruxelles, il Giusto Willy Brandt è meritatamente considerato uno dei promotori dell’avvicinamento politico e culturale dei paesi del vecchio blocco socialista all’area comunitaria. Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, l’Europa ha progressivamente teso la mano alla maggior parte delle ex repubbliche socialiste, le quali sono ufficialmente entrate nell’Ue con gli storici allargamenti del 2004 (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia) e del 2007 (Bulgaria e Romania). Oggi, la stragrande maggioranza di questi paesi partecipa in maniera virtuosa al gioco europeo, sposandone i valori fondanti e gli obiettivi politico-economici. Probabilmente Willy Brandt, che con la sua Ostpolitik fu tra i primi a comprendere l’importanza di promuovere la cooperazione tra il blocco occidentale e quello socialista, ne sarebbe fiero.

Il suo messaggio, così come quello di Altiero Spinelli, Anna Politkovskaja e di tutti gli altri Giusti presenti al Parlamento europeo di Bruxelles - possiamo anche citare, ad esempio, Sophie Scholl, alla cui memoria è stato di recente dedicato un edificio situato in Rue Wirtz, a pochi passi dall’Eurocamera - dovrebbe fungere oggi da bussola morale per le politiche comunitarie. L’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea (TUE) stabilisce infatti che “L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani”. Si tratta non solo degli stessi ideali per cui hanno combattuto, nelle asperità e nell’indifferenza, i tanti Giusti onorati all’interno del Parlamento europeo, ma anche, a pensarci bene, dei valori trasmessi dalla Fondazione Gariwo nell’ambito delle proprie attività formative ed informative. È proprio questo il grande lascito della nostra visita al Parlamento europeo. Nella speranza che i Giusti onorati in questa sede possano essere sempre di più e magari un giorno trovare una dimora comune, da cui continuare a trasmettere il loro imperituro messaggio di concordia, democrazia e libertà.

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