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I Giardini dei Giusti come luoghi di dialogo

di Francesco M. Cataluccio

Nella letteratura e nella poesia i giardini sono stati rappresentati come metafore della vita, della crescita interiore e della ricerca spirituale. I Giardini dei Giusti sono invece luoghi di memoria e di racconti, perché custodiscono le storie dei Giusti di tutto il mondo. Le cerimonie annuali che onorano nuovi Giusti sono l'occasione per rimemorarli. Questi Giardini hanno un grande valore educativo perché trasmettono una memoria viva e non retorica (diversa da monumenti e lapidi commemorative). 

Il modo di intendere la memoria della Shoah nei Giardini è diverso dalle commemorazioni rituali, che non sono riuscite a intaccare l’automatismo per cui gli ebrei vanno bene quando sono vittime, ma non quando difendono il proprio territorio e i propri cittadini.

I Giardini dei Giusti sono anche luoghi di rinascita: quello di Milano, sul Monte Stella, posa sulla poca terra che copre una collina fatta artificialmente con le macerie delle case distrutte dalla guerra; quello di Varsavia si trova in un parco sopra le rovine del Ghetto. In generale, i Giardini danno un nuovo valore a luoghi altrimenti anonimi.

Ma non si deve, soprattutto oggi, trascurare un altro aspetto: nei Giardini dei Giusti quegli alberi parlano di emozioni, dolori e anche gioie condivise, in un'armonia dove le differenze si intrecciano come i rami. Nessuna lingua è straniera, nessuna cultura è aliena: quegli alberi, ciascuno dedicato a un Giusto, sono custodi di un'unica umanità. Essi ci aiutano a capire che il vero dialogo fiorisce quando accogliamo e rispettiamo l'altro. Il loro valore civile consiste proprio nell'abbracciare le differenze: le storie di ebrei stanno accanto a quelle di coloro che li hanno salvati; ci sono i turchi che hanno aiutato gli armeni; hutu e tutsi che hanno dimostrato che l'odio etnico non ha ragioni di esistere; persone della ex-Jugoslavia che hanno conservato l'umanità nella mattanza della guerra civile...

Già negli anni scorsi, nei Giardini, musicisti appartenenti a popoli e culture diverse hanno suonato assieme e si sono organizzate letture collettive. Proprio per questo, quando la Russia ha invaso l'Ucraina, abbiamo promosso nei Giardini l'incontro tra dissidenti russi e bielorussi con profughi ucraini, per cercare di salvare concretamente un briciolo di speranza nella possibilità di riconoscersi fratelli, uniti da un comune nemico. Su questa base si potrà e si dovrà ricostruire, speriamo presto, una possibilità nuova di coesistenza e dialogo. Ma già adesso, a partire dall'incontro nei Giardini, si sono creati dei rapporti che superano le reciproche diffidenze. Un curatore russo dissidente, ad esempio, ha organizzato una mostra di foto, appese tra gli alberi come grandi lenzuoli oscillanti, di fotografi ucraini e russi che mostravano le distruzioni della guerra.

Oggi quindi i Giardini dei Giusti, che sono dei luoghi aperti, debbono cercare di avvicinare comunità ebraiche, musulmane, arabe e tutte le altre minoranze, facendo superare le paure e creare un percorso di pace. Israeliani e arabi possono lavorare assieme per la pace, come già accade in Israele nel Giardino di Neve Shalom/Wahat al Salam ("oasi di pace" in ebraico e arabo), sorto nel 2015. Noi europei, che siamo "terzi", per usare un'espressione e un auspicio dello storico Yuval Noah Harari, fisicamente lontani dai luoghi del conflitto, dobbiamo lavorare perché ci sia una condanna di quanto è avvenuto, ma anche al fine che non venga abbandonata la possibilità di dialogare. Come ha proposto Gabriele Nissim (su "il Foglio" del 24 ottobre 2023, articolo poi ripreso anche su gariwo.net) bisogna che, a partire dal Giardino dei Giusti di Milano, "si facciano gesti e manifestino idee che condannino l'odio e riaffermino che si può e deve uscire dalla trappola che lo produce". In queste drammatiche giornate cercheremo di promuovere quindi tutte le possibili iniziative (concerti e letture comuni, ma anche presenze significativamente silenziose) perché tra gli alberi dedicati ai Giusti dell'Umanità la caduta delle foglie autunnali non annienti la speranza di una nuova primavera di pace e conciliazione.

Francesco M. Cataluccio

Analisi di Francesco M. Cataluccio, Responsabile editoriale della Fondazione Gariwo

26 ottobre 2023

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