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Il dolore che non impone odio e vendetta. Il caso del palestinese Bassam Aramin e dell'israeliano Rami Elhanan

di Francesco M. Cataluccio

Nelle ultime settimane in cui il mondo sta, come accade da ottobre dello scorso anno, con il fiato sospeso per i drammatici e tragici avvenimenti nel Medio Oriente e, nelle discussioni, molti usano impropriamente il termine "genocidio" associato all’azione militare d’Israele a Gaza, non tanto perché lo si tema, e si provi per esso orrore, ma per il gusto di addebitarlo anche agli ebrei, sono venuti assieme in Italia due uomini semplici e allo stesso tempo straordinari: Bassam Aramin e Rami Elhanan.

L'israeliano Rami Elhanan e il palestinese Bassam Aramin hanno in comune un tragico destino: la morte delle giovani figlie vittime di un conflitto che si protrae da più di settant'anni. Ma tra loro non c'è odio, bensì fratellanza. Due lutti e la stessa scelta: seppellire l'odio e cercare un'altra via. Assieme raccontano le proprie tragedie personali e testimoniano la volontà e la necessità di superare le divisioni, le ostilità e le incomprensioni, raccontando la loro storia.

Storia che è stata resa celebre da uno dei più belli e potenti romanzi degli ultimi decenni, scritto da un irlandese, ben consapevole di cosa significhino gli odi tra popoli che convivono negli stessi territori contesi. Ispirandosi dichiaratamente alla loro vicenda, Colum McCann ha pubblicato, nel 2021, Apeirogon (Feltrinelli, 2022): un libro singolare, pluripremiato, un po' romanzo e un po' saggio, costato anni di ricerche, che prende il titolo dal nome greco di un poligono con un numero infinitamente numerabile di lati, come la sfaccettata e complicata realtà nella quale viviamo. McCann è uno scrittore irlandese e anche proprio per questo ha potuto capire i drammi e le contraddizioni di quei due popoli. Tra l'altro scrive: "Negli anni ottanta, le più alte vendite di bandiere israeliane - fuori da Israele - si registrarono nell'Irlanda del Nord, dove i lealisti le sventolavano in sfida ai repubblicani che avevano adottato la bandiera palestinese..." (p. 209).

Smadar Elhanan (1983-1997), figlia tredicenne di Rami, fu vittima di un attacco terroristico suicida palestinese in un locale di Ben Jeuda Street, nel centro di Gerusalemme, dove rimasero uccise altre 7 persone e venti rimasero ferite. "Mia figlia - racconta Rami - era piena di gioia ed energia, nuotava, ballava e suonava il piano e tutti la chiamavano principessa".

La figlia di Bassam, Abir Aramin (1997-2007), fu colpita alla nuca all'uscita di scuola da un proiettile di gomma (le cosiddette "pillole di Lazzaro", testate per la prima volta in Irlanda del Nord) sciaguratamente sparato da una pattuglia di soldati israeliani. Morì il 16 gennaio nello stesso ospedale dove era nata (e dove tredici anni prima era nata Smadar), assistita fino all’ultimo da una equipe di disperati medici. Bassan e la sua famiglia vivevano ad Anata: una piccola città palestinese nella Cisgiordania sotto l'occupazione israeliana, circondata quasi per intero dalla Barriera di separazione. Lui era stato rinchiuso nella prigione di Hebron per sette anni e in biblioteca aveva imparato l'ebraico. Una volta uscito dalla prigione israeliana era stato tra i fondatori del movimento “Combattenti per la pace”. Così incontrò per la prima volta l’israeliano Rami. Poco dopo il funerale di Abir, portata a braccia per le strade di Anata, avvolta nella bandiera palestinese, Bassan telefonò a Rami e disse che aveva bisogno di unirsi ai genitori di “Parents Circle”, di cui Rami faceva parte.

Il “Parents Circle-Families Forum” (PCFF) è un'organizzazione no-profit di famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso i propri familiari a causa del conflitto. È stato fondato nel 1995 dall’israeliano Yitzhak Frankenthal, dopo che, nel luglio 1994, suo figlio diciannovenne Arik, mentre era soldato, venne rapito e ammazzato da militanti di Hamas. Il PCFF, con due uffici (uno in Israele e uno a Beit Jala) opera secondo il principio che un processo di riconciliazione è un prerequisito per raggiungere una pace duratura.

Scrive Mc Cann: "Presto cominciarono a incontrarsi praticamente ogni giorno. Più di quello vero questo divenne il loro lavoro: raccontare le storie di quanto era accaduto alle loro figlie. Rami cedette le redini della sua ditta di grafica al suo socio. Bassan ridusse il suo orario presso il Ministero dello sport e l'Archivio nazionale di Palestina. Cominciarono ambedue a lavorare ufficialmente per “Parents Circles”. In cambio di un salario di sussistenza, viaggiavano ogni volta che potevano, portando con se le loro storie: incontravano filantropi, facevano conferenze presso Fondazioni, cenavano con diplomatici. Parlavano nelle accademie militari: "Erano così uniti e vicini che, dopo un po', Rami sentì che avrebbero potuto concludere l'uno la storia dell'altro: parola per parola, pausa per pausa, respiro per respiro" (p. 68).

Dopo il 7 ottobre la loro strada è diventata ancora più impervia: in Israele alcune presentazioni sono state rimandate o spostate per motivi di sicurezza e i due per qualche settimana hanno scelto il silenzio: “Spesso la gente ci attacca per le nostre posizioni: e allora? Il peggio lo abbiamo già vissuto, abbiamo perso le nostre bambine. (…) Capiamo la reazione di entrambe le società, parliamo di due popoli che alla guerra hanno pagato un prezzo altissimo: ma proprio perché nessuno più paghi vogliamo continuare”. Sono tornati così a rilanciare il loro messaggio, a Venezia il 24 marzo, ospiti del Festival Vicino/lontano e dell'associazione Anam Tiziano Terzani, che ha premiato McCann per il libro Apeirogon. Nelle interviste (in particolare quella a Francesca Caferri per "La Repubblica", 25 marzo) hanno ribadito: “Quello che è accaduto dal 7 ottobre dimostra che il nostro messaggio è giusto e che gli sforzi per la pace vanno raddoppiati, non fermati. Per anni abbiamo detto che non si poteva proseguire con il binomio occupazione/resistenza”.

Le loro parole sono di grande saggezza e umanità: "Il dolore non ci ha resi nemici ma fratelli. La vendetta non ci restituirà le nostre figlie. L'odio è il vero nemico. Rende solo schiavi. E noi vogliamo essere liberi dal risentimento e dall'occupazione. Altrimenti ci sarà sempre un altro attacco e un altro ancora” (Rami Elhanan).

Come ha detto saggiamente Abir Aramin: "Bisogna spezzare la spirale dell'odio con l'ascolto, per riconoscere nel proprio dolore quello dell'altro. La strada della riconciliazione non è facile ma è l'unica possibile. Possiamo avere due, dieci, cento stati ma la chiave è il rispetto”.

Francesco M. Cataluccio

Analisi di Francesco M. Cataluccio, Responsabile editoriale della Fondazione Gariwo

23 aprile 2024

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