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È la Giornata dei Giusti, teniamo alta la bandiera della saggezza e della ragione

il discorso di Giorgio Mortara al Giardino di Milano per la cerimonia del 6 marzo 2024

La luce dei Giusti irradia l'intera umanità e rappresenta un formidabile paradigma sia in tempo di pace che in tempo di crisi, quando il buio cala sul nostro mondo e la violenza, l'odio, la negazione dei diritti costituiscono una minaccia quotidiana alla vita democratica.

Conoscere e divulgare le storie di chi si è opposto all'oscurità, nei diversi periodi del nostro recente passato, rappresenta pertanto un'opportunità di inestimabile valore che ci aiuta a capire l’importanza delle conquiste ottenute dal mondo progredito e il loro peso specifico nelle nostre esistenze.

Celebrando i giusti di ieri e di oggi, raccontando il loro coraggio, il loro sogno, la loro tenacia, rafforziamo i valori che uniscono popoli e culture diverse nel comune anelito di pace, libertà e fratellanza universale.

Lo Statuto fondativo dell’Associazione del Giardino dei Giusti di Milano, specifica che l’associazione nasceva “con l’intento di onorare la memoria e/o le gesta di coloro che si sono opposti nel mondo ai genocidi, stermini di massa, crimini contro l’umanità”,

Negli ultimi anni la scelta dei Giusti da onorare si è rivolta a persone che non solo hanno rischiato la vita per aiutare il prossimo ma che hanno lottato e lottano per creare delle organizzazioni, delle strutture che impediscano il ripetersi di quelle tragedie e migliorare il mondo in cui viviamo.

In un momento di crisi con il deflagrare di continue guerre in diverse parti del mondo - non è possibile per me non pensare a quello che sta avvenendo in Israele e a Gaza, agli ostaggi del progrom del 7 ottobre nelle mani di Hamas e alla terribile situazione delle popolazione civile palestinese -, penso opportuno citare quanto sottolinea lo storico Yuval Harari: "Coloro che in Europa hanno il privilegio di non patire direttamente il dolore, di non vivere sotto i missili e le bombe, di non sentirsi fragili, di potere immaginare un futuro di speranza, hanno il dovere di tenere alta la bandiera della saggezza e della ragione. Non solo non devono farsi inquinare dai pregiudizi e dall’odio esploso in Medio Oriente, in Ucraina [o in Centrafrica, aggiungo io] ma devono mantenere accesa la scintilla dell’umanità e così diventare un ponte per la pace e la conciliazione in un momento dove i protagonisti dei conflitti non sono in grado di provare un sentimento di empatia reciproca".

Il filosofo Jerushalmi scriveva: "Nella tradizione ebraica l'ordine di ricordare è categorico. Questo dovere, però, non si esaurisce con l'atto cognitivo del ricordare, ma deve essere connesso sia al suo significato, sia all'azione che esso implica. Oggi noi che abbiamo il ricordo inciso nei nostri cuori e nella nostra carne, dobbiamo passare la fiaccola della memoria alla prossima generazione. Vi tramandiamo anche la lezione fondamentale dell'ebraismo, quella per cui l'esercizio della memoria deve andare di pari passo con fini etici e morali. Questo deve essere il fondamento e il fulcro delle vostre energie per poter creare un mondo migliore".

Di qui ancora una volta deve emergere il ruolo della formazione e dell’insegnamento nelle scuole ponendo i fatti in una corretta prospettiva storica per evitare distorsioni e strumentalizzazioni. Occorre avvicinare i giovani alla storia, alla informazione all’analisi corretta delle fonti oltre che interessali a queste figure di resistenti, di combattenti offrendoli come esempio per promuovere l’impegno civile e l’assunzione personale di responsabilità perché scatti quel meccanismo di emulazione edificante indispensabile alla formazione di una coscienza civile.

Non bisogna dimenticare di fronte a guerre così tragiche e dolorose anche ciò che accade all’interno di regimi totalitari contro i dissidenti, le minoranze e le donne e onorare chi si sacrifica per difendere i loro diritti e per modificare le condizioni in cui si trovano.

Prima di terminare permettetemi una digressione personale che riguarda i due giusti Italiani che onoriamo oggi Altiero Spinelli e Vera Vigevani Jarach: entrambi sono legati alle storie della mia famiglia.

Con Altiero Spinelli, Alberto Mortara, cugino primo di mio padre, fu presente a casa Rollier nell’agosto del 1943 alla fondazione del Movimento federalista europeo e successivamente, nel periodo da rifugiato in svizzera, partecipò alla elaborazione del progetto di federazione degli stati concentrandosi sugli aspetti economici. Anche Amedeo Mortara, mio zio, di ritorno dalla Svizzera aderì al Movimento federalista europeo partecipando a Ventimiglia alle manifestazioni del 1947 per la riapertura della frontiera italo-francese e quindi la libera circolazione divenendo responsabile del movimento in Liguria e poi a Milano. Una parentela spirituale che si riconosce nei valori del movimento Giustizia e libertà e nel fu partito d’azione.

Una parentela non soltanto spirituale lega le famiglie Vigevani e Mortara, i cui componenti hanno seguito percorsi simili alla promulgazione delle leggi razziste, alcuni fuggiti in Argentina come Vera e le cugine di mio padre e altri rimasti in Italia. Entrambe le famiglie si sono ritrovate tra le file della resistenza nei differenti contesti difendendo i valoro della democrazia e della libertà. Mi congedo da voi con il tipico saluto ebraico: Shalom, pace, con l’augurio di una pace giusta e duratura in tutti gli scenari di guerra nel più breve tempo possibile.

Giorgio Mortara

Analisi di Giorgio Mortara, rappresentante UCEI nell'Associazione Giardino dei Giusti di Milano

7 marzo 2024

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