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La poesia come resistenza al genocidio culturale

di Joshua Evangelista

Il 1 dicembre alle 19, presso l'Hub 126 di Milano, si svolgerà una serata di poesia. Verranno letti i versi della poeta ucraina Iya Kiva. L'evento si intitola "Ricucire le parole con il filo bianco" ed è una delle molte serate di poesia ucraina che si stanno svolgendo in questi mesi in Europa. Vanno avanti grazie all'energia di tante attiviste e attivisti, di piccole librerie e di spazi autogestisti che dall'inizio dell'invasione cercano di dar voce ad autrici e autori ucraini in giro per le città dell'Europa occidentale.

Come Gariwo siamo stati chiamati a partecipare ad alcune di queste iniziative. Qualcuno ci ha chiesto come giustificare la nostra presenza, visto che tendenzialmente non ci occupiamo di poesia. Anzi, in prima impressione i genocidi e la loro prevenzione possono sembrare tematiche assai prosaiche, lontanissime dalle composizioni poetiche.

Eppure uno dei tipi di genocidio descritti dal coniatore di questo termine, Raphael Lemkin è un genocidio di tipo culturale, in cui si cerca di cancellare ogni richiamo alla cultura propria di un popolo. Questo include la lingua, i nomi delle persone, persino i cartelli stradali.

Nel numero di aprile 1945 della rivista Free World veniva pubblicato un articolo di Lemkin intitolato "Genocide - A Modern Crime". Il giurista ebreo polacco, nell'analizzare le caratteristiche di questo "nuovo" crimine di massa, spiegava che tutti gli aspetti di una nazione vengono esposti agli attacchi di una politica genocidaria.

E nello specifico, a proposito degli aspetti culturali di un attacco genocidario, scriveva - facendo riferimento alla Germania:

"I tedeschi cercarono di cancellare ogni ricordo dei precedenti modelli culturali. Nelle zone inglobate la lingua locale, i toponimi, i nomi personali, i segni pubblici e le iscrizioni furono soppiantati da iscrizioni tedesche. Il tedesco sarà la lingua dei tribunali, delle scuole, del governo e della strada. In Alsazia-Lorena e Lussemburgo, il francese non era nemmeno ammesso come lingua di studio nelle scuole primarie. La funzione delle scuole era quella di preservare e rafforzare il nazismo. Frequenza della scuola tedesca obbligatoria fino ai gradi primari e ai tre anni della scuola secondaria.

In Polonia, anche se i polacchi potevano ricevere una formazione professionale, veniva loro negata qualsiasi formazione nelle arti liberali poiché ciò avrebbe potuto stimolare il pensiero nazionale indipendente. Per vietare l'espressione artistica di una cultura nazionale furono istituiti rigidi controlli. Non solo la radio, la stampa e le città erano strettamente controllate, ma ogni pittore, musicista, architetto, scultore, scrittore, attore e produttore teatrale necessitava di una licenza per continuare la sua attività artistica."

Tornando a questi giorni, nel momento in cui scriviamo sono passati 646 giorni dall'invasione russa su larga scala, dobbiamo affermare che ora più che mai è fondamentale non abbassare lo sguardo su quanto succede in Ucraina. In quest'ottica la poesia ucraina ci aiuta non solo a condividere con il mondo la ricca tradizione testuale del paese, ma ci fa anche riflettere su ciò per cui vale la pena lottare: il futuro dei bambini, l’autodeterminazione, la “libertà di riposare in una terra di amore", come ho letto in una poesia ucraina a proposito dell’invasione.

C'è una poesia di Ija Kiva (pubblicata all'interno dell'antologia "Poeti d'Ucraina", a cura di Alessandro Achilli e Yarina Grusha Possamai per Mondadori, 2023), che è il filo conduttore dell'evento del'1 dicembre e inizia così:

tenere in bocca un ago di silenzio
cucire parole con i fili bianchi
agghiacciarsi inghiottendo la saliva
sputare sangue invece che gridare
fermare gocce di lingua sulla lingua
bucata come un secchio arrugginito

Noi europei abbiamo la responsabilità di contribuire a diffondere le parole che escono da queste "lingue bucate", a far sì che le "gocce di lingua" delle ucraine e degli ucraini non vadano disperse. Per prevenire un genocidio culturale bisogna iniziare da da piccole cose. Gariwo sta lavorando per creare un Giardino dei Giusti in Ucraina. È sicuramente una operazione importante e ambiziosa, ma ci teniamo a far passare il messaggio che è prevenzione anche ascoltare poesia, tenere vive le parole, non abituarsi all’indifferenza, approfondire il fermento culturale che c’era e c’è in Ucraina.

Concludiamo citando un'altra poesia, scritta proprio da Raphael Lemkin che oltre a essere il factotum che ha portato, grazie a un attivismo ossessivo, alla Convenzione delle Nazioni unite sul Genocidio, è stato anche uno scrittore e poeta. La poesia che segue (la traduzione è nostra a partire da una versione inglese citata su The Atlantic), è stata pubblicata il 31 maggio 1957 dal quotidiano Al ha-mishmar. Si intitola, ça va sans dire, Genocidio.

Sono venuti per ucciderti,
E non per semplice sete di sangue
Dio ha comandato loro
Per governare su tutte le altre nazioni.
Il tuo unico peccato: il tuo stesso nome;

Cancelleranno il tuo seme
A causa della razza e della religione.
Schiacciato nel carro bestiame,
Sulla tua fronte il segno
Dallo stivale del poliziotto.
I tuoi occhi pieni di angoscia;
Non rivedrai mai più le tue famiglie,
Venduto come schiavo, torturato e saccheggiato.

Tutto il lavoro che facevi una volta
Lavorando per provvedere a moglie e figlio,
Per riempire le tue anime di orgoglio,
Per prepararti alla lotta—
Ora sarà ridotto
Fino ai sussulti finali e al tocco della morte.

Il fumo dei tuoi cadaveri bruciati
Salirà sempre più in alto
In paradiso.
Le tue lapidi saccheggiate –
Mentre il cane e il maiale
rosicchiano le ossa dei tuoi antenati.

Nella casa vuota
Il gatto orfano,
Il preferito di tua figlia,
Solo dalla culla vuota
Sorgerà.

Il pianoforte silenzioso è pronto
Aspettando invano che la voce accompagni—
E il tuo violino
Giace muto come un pezzo di legno secco.

Il libro che hai scritto,
Verrà consumato dalle fiamme.
Nella scuola dove una volta insegnavi,
Il tuo studente dotato sarà punito,
Per aver lodato il tuo nome.

E questo per segno e ricordo:
I tuoi orfani non rideranno mai più.
In terre lontane,
Il postino, con le mani vuote,
Visiterà i tuoi parenti,
Con una lacrima sulla guancia.
Una città di Dio questa era,
E ora... giace abbandonato, compatendo se stesso.

Joshua Evangelista

Analisi di Joshua Evangelista, Comunicazione Gariwo

1 dicembre 2023

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