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La trappola di banalizzare la Shoah

di Liliana Segre

"La trappola di banalizzare la Shoah scatta quando la si confina nel passato e non accende la nostra coscienza sul presente", è il messaggio espresso dalla Senatrice Segre ne La Stanza del 6 febbraio 2023 su Oggi. La riprendiamo di seguito.


Gentile Senatrice Segre,

sono un lettore da sempre interessato alla storia ma da qualche tempo ho un dubbio: non pensa che il modo in cui è affrontata la celebrazione del Giorno della Memoria possa portare a una sorta di assuefazione?
M. C.

La domanda che lei pone è legittima. Il Giorno della Memoria è stato introdotto in Italia con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 e si è scelto di celebrarlo il 27 gennaio perché in quella data, nel 1945, l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz. Ancora oggi mi sento di ringraziare Furio Colombo che tanto si spese per quella legge. Il Giorno della Memoria, infatti, ha sicuramente prodotto effetti positivi, soprattutto nel diffondere la conoscenza della Shoah, che è stata anche un crimine italiano. Nelle scuole, ad esempio, dove spesso non si riesce ad arrivare molto avanti con il programma, ora il tema è affrontato con attenzione. La legge, inoltre, fissa la ricorrenza del 27 gennaio per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, ma anche «gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». Il che ha fatto sì che pure la Memoria dei deportati politici, degli internati militari italiani e dei Giusti sia oggi maggiormente curata.
Detto tutto questo, sono consapevole che esiste un rischio di assuefazione. Se le celebrazioni sono rituali, lo si percepisce e monta la noia. Se tutti i libri, documentari, film sono concentrati in pochi giorni dell’anno, si rischia l’overdose e il rigetto. Il Giorno della Memoria, dunque, deve rimanere, ma va “gestito” in modo appropriato. Sia facendo iniziative solo se si ha davvero qualcosa da dire, sia avendo chiaro che la Memoria del passato è utile se serve a trarne un insegnamento per l’oggi, come un “vaccino” per prevenire nuovi orrori. 
«Il negazionismo sottile», ha scritto lo scorso 16 gennaio Gabriele Nissim su Il foglio, «è certamente un pericolo, perché riduce nell’immaginario collettivo la sofferenza del male estremo. Ma la più grande trappola della banalizzazione della Shoah è quando cessa di essere sulla scena pubblica una lente di ingrandimento in grado di accendere la nostra coscienza sui nuovi mali nel tempo presente e si trasforma in una semplice fotografia di un tempo passato che non ci dà modo di metterci in gioco. È forse la memoria spettacolo dell’orrore che vediamo in tante gite di studenti ad Auschwitz che tornano emotivamente provati, ma poi non sono in grado di trasformare la loro esperienza di viaggio in una dimensione di responsabilità, perché i professori non li hanno guidati a guardare e a conoscere il mondo in cui vivono. Ai ragazzi non si insegna che si è giusti nel proprio tempo: il passato si riscatta solo con l’assunzione di responsabilità nel presente».
In questo senso, mi fa piacere che lo scorso 19 gennaio il Senato abbia votato all’unanimità per ricostituire nella nuova legislatura la Commissione contro l’istigazione all’odio. La considero un piccolo esempio di come interpretare in chiave attuale lo spirito del Giorno della Memoria.

Liliana Segre

Analisi di Liliana Segre, Senatrice a vita

7 febbraio 2023

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