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Lettera aperta al Comune di Milano per chiedere la cittadinanza onoraria per Narges Mohammadi

di Rayhane Tabrizi e Gabriele Nissim

Poteva essere ingegnere, scalare le montagne, vedere crescere i suoi gemelli, passare il tempo con i genitori anziani. E invece, consapevolmente e coraggiosamente, ha scelto la strada più difficile: sacrificarsi per i suoi ideali e diventare la voce della libertà. Ogni volta che si sente il suo nome, agli iraniani brillano gli occhi perché sanno che lei, strenua antagonista degli ayatollah che per oltre 45 anni hanno cercato di distruggere l’immagine del popolo iraniano, è un’icona della difesa dei diritti per l’umanità intera.

Narges Mohammadi, 52 anni, è un'attivista iraniana. Ha iniziato le sue battaglie durante i suoi studi all’università. Ha scritto diversi articoli a sostegno dei diritti delle donne sul giornale studentesco ed è stata arrestata durante due riunioni del gruppo politico universitario. Narges è una vera spina nel fianco degli ayatollah, soprattutto perché è diventata un simbolo. A cominciare dal 1998, anno in cui è stata arrestata per la prima volta per aver criticato il governo. Quel giorno è stato l'inizio della sua odissea. Nel 2003 è diventata la vicepresidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani guidato dal premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, venendo arrestata nel 2010. Una volta libera, Narges è stata nuovamente imprigionata nel luglio 2011. In seguito alla sua coraggiosa dichiarazione rilasciata nel 2014 sulla tomba del blogger Sattar Beheshti, è tornata in carcere nel 2015. E poi ancora nel 2016. Il 16 novembre 2021 è stata imprigionata di nuovo. Il 15 gennaio 2022 è stata condannata a otto anni e due mesi di reclusione, due anni di allontanamento da Teheran e 74 frustate. Complessivamente, il regime l'ha arrestata 13 volte e condannata cinque volte, per un totale di 31 anni di prigione.

Nonostante ciò, Narges Mohammadi non lascia il campo di battaglia per i diritti delle donne – in particolar modo per l’eliminazione della discriminazione di genere, per la difesa delle donne vittime di violenza domestica e per l’abolizione della pena di morte - neppure da dietro le sbarre, consapevole di non avere alcuna possibilità di tornare libera. Almeno fino a quando ci saranno gli ayatollah. Anzi, Narges coglie qualsiasi occasione per dare luce alla criminalità del regime. Anche in prigione, nonostante i rischi che corre, nel 2022 è riuscita ad aggirare i controlli e la censura e a consegnare all’esterno un libro sulla tortura bianca in cui faceva emergere come la tortura e l’abuso sessuale siano pratiche consuete sui corpi delle donne incarcerate e di cosa si provi a passare mesi in totale isolamento.

Narges Mohammadi da anni soffre di problemi di cuore e ha dovuto subire interventi, che a volte le sono stati negati all’interno del carcere. Ma anche in queste condizioni la sua voce è uscita fuori dalle mura della prigione di Evin. Recentemente, ha anche rifiutato di essere trasferita all’ospedale con il velo, rischiando in questo modo la vita. Assieme alle altre donne attiviste, a Evin ha organizzato uno sciopero della fame, che è diventato un gesto virale sia nelle carceri sia all’esterno e fuori dai confini dell’Iran, contestando in questo modo le recenti impiccagioni.

La sua tenacia, determinazione ed ottimismo spingono tutti gli iraniani in tutto il mondo a continuare a lottare. Una lotta che finalmente è stata riconosciuta con il conferimento del premio Nobel per la Pace nel 2023. Un premio che non servirà a Narges Mohammadi a ritrovare la libertà, sebbene una petizione di Gariwo sia stata accolta e sottoscritta al Parlamento europeo grazie all’interessamento del primo firmatario, l’eurodeputato Brando Benifei, per chiedere la sua liberazione, insieme a quella dello storico e dissidente russo Jurij Dmitriev.

Il Premio Nobel non servirà a Narges, ma serve a tutti noi per ricordarci che se non ci fossero persone coraggiose come lei saremmo stati e saremo sempre vittime di tirannie e dittature. Il 6 marzo 2024, al Giardino dei Giusti dell’umanità del Monte Stella, Narges è stata onorata come Giusta. Su richiesta dell’associazione Maanà, l’associazione per il Giardino dei Giusti di Milano - formata dalla Fondazione Gariwo, dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dal Comune di Milano - ha deciso di conferirle una targa.

L’11 marzo è stato approvato a Palazzo Marino un odg presentato da diversi consiglieri comunali, (il primo firmatario è stato Alessandro Giungi), che invita il sindaco e la giunta comunale ad “esprimere in ogni sede vicinanza e solidarietà alla Premio Nobel Narges Mohammadi, anche in considerazione di quanto già fatto a sostegno di coloro che difendono i diritti civili, sociali e politici in Iran e del fatto di essere la città, assieme a Cortina, che ospiterà i prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026 e quindi città della Pace” e a manifestare con la simbologia ritenuta più adeguata la vicinanza di Milano alla Premio Nobel.

Perciò, l’associazione Maanà, insieme alla Fondazione Gariwo, crede che oggi Milano abbia una grande occasione per rendere onore a una donna eroica e coraggiosa e alla storia della nostra città, Medaglia d’oro per la Resistenza.

E chiede pertanto, anche sulla base dell'odg a prima firma del consigliere comunale Alessandro Giungi, di poter conferire la cittadinanza onoraria a Narges Mohammadi. Questo conferimento sarà un messaggio inviato da questa parte del mondo, che conosce lo sforzo di Narges Mohammadi, assieme a quello di tantissime donne iraniane, per cambiare il destino dell’Iran, ostaggio dei mullah. Concederle la cittadinanza onoraria non è semplicemente un gesto simbolico, ma è anche un modo di coltivare la memoria dei Giusti che cercano di cambiare il mondo e renderlo migliore. Un mondo dove non ci sia più l’apartheid di genere, come ha chiesto Narges Mohammadi attraverso il suo appello alle Nazioni Unite affinché esso venga riconosciuto come crimine contro l’umanità.

Rayhane Tabrizi, presidente dell’associazione Maanà

Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo

Analisi di Rayhane Tabrizi, presidente associazione Maanà e Gabriele Nissim, Presidente Fondazione Gariwo

22 marzo 2024

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