Riportiamo di seguito una lettera scritta da Yonatan Zeigen, figlio di Vivian Silver - l'attivista che si è battuta per i diritti delle donne e per la pace in Medio Oriente e che è stata uccisa da Hamas il 7 ottobre 2023. Il 10 settembre 2024, Vivian Silver è stata onorata come Giusta nel Giardino dei Giusti di Varsavia.
Sono onorato ed emozionato da questo gesto nei confronti di mia madre, Vivian Silver, che non è sopravvissuta al massacro nel kibbutz Be'eri. Ma sono anche pieno di tristezza e vergogna, sia personalmente che a livello universale, nel constatare che nella nostra realtà esista ancora la necessità di commemorare persone giuste. Che ci siano ancora atrocità commesse in tutto il mondo che costringono queste persone ad erigersi per la giustizia, per l'uguaglianza, per l'umanità. Che il popolo ebraico, che ha sofferto così tanto e ha avuto il più grande bisogno di persone giuste che venissero in suo aiuto, abbia da allora creato un'atmosfera in cui persone della nostra società devono diventare giuste in contrapposizione. Mi trovo ad oscillare tra disperazione e speranza e mi radico nell'idea che il bene e il male coesistano in ognuno di noi come individui e in nazioni e stati, e che dipenda sempre da noi quale forza lasciamo prevalere.
Vivian era un esempio vivente della capacità delle persone di fare del bene. Migrò dal Canada in Israele da giovane idealista e si unì immediatamente agli sforzi di cambiamento sociale. Promuovendo una società in cui fosse possibile la convivenza tra arabi ed ebrei, guidando iniziative femministe, perseguendo la pace oltre confine e co-gestendo un'organizzazione con la missione centrale di potenziare la comunità più povera di Israele, i beduini. Non si è mai stancata, e se lo ha fatto, ha perseverato perché le sembrava che un mondo senza giustizia, libertà e uguaglianza non fosse un mondo degno di essere vissuto; e che una vita trascorsa senza cercare di migliorare l'umanità fosse una vita senza senso. Questo era parte integrante della sua identità. Anche quando si è ritirata, e pensavamo che potesse finalmente riposarsi e dedicarsi agli hobby preferiti, si è immediatamente attivata, ha formato "Women Wage Peace" e ha fatto volontariato per trasportare pazienti palestinesi negli ospedali israeliani attraverso l'organizzazione "Road to Recovery". Ha continuato a far parte di consigli di amministrazione di ONG, a promuovere nuove iniziative, a fare consulenze e a esprimere apertamente ciò per cui si batteva.
La sua morte brutale dimostra solo che aveva ragione. Che dobbiamo essere impegnati nel creare una realtà in cui le persone non siano costrette a entrare nelle case altrui e bruciarle vive o a lanciare bombe da lontano causando la scomparsa di intere famiglie e generazioni. E che per farlo abbiamo bisogno di strumenti diversi dalla forza militare. Abbiamo bisogno della capacità di empatia, di analizzare il mondo attraverso un'ottica di vittoria per tutti, di fondare istituzioni che promuovano equità e affermino la libertà e la sicurezza per tutti. Questa non è un'utopia; l'umanità è responsabile sia dell'orrendo che del meraviglioso.
Voglio ringraziare la Fondazione Giardino dei Giusti per aver onorato mia madre. Ha un significato per me personalmente, ma soprattutto conferma il lavoro a cui si è dedicata per tutta la vita, un lavoro che ora è ancora più importante.
