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Fake news e pregiudizi tra le cause dell'islamofobia, l'analisi del sociologo Ciocca

di Bianca Senatore

Secondo un sondaggio di Swg pubblicato a fine novembre 2024, il 67% degli italiani ha una propensione a demonizzare la comunità musulmana e solo il 33% si ritiene aperto e favorevole all’integrazione. In pratica, un italiano su due associa l’Islam ad un aspetto negativo: il crimine, il terrorismo, l’immigrazione irregolare. L’islamofobia era cresciuta molto nel periodo delle stragi compiute dall’Isis e poi si era sgonfiata, sebbene sempre alimentata da alcuni partiti politici. Oggi, invece, c’è un ritorno di questo sentimento antislamico, favorito da quel clima di ostilità generalizzato che ci porta a vedere nemici ovunque. Il linguaggio d’odio è penetrato viscidamente, subdolamente e silenziosamente negli atteggiamenti quotidiani per cui l’insulto, la minaccia e persino l’aggressione fisica sono diventati accettabili e, in qualche modo, comprensibili, cioè giustificabili. E questo sta riguardando tante minoranze del nostro Paese, anche i musulmani. Ne abbiamo parlato con il sociologo, studioso dei fenomeni migratori Fabrizio Ciocca.

Quanto è diffusa l’islamofobia in Italia?

È molto difficile rispondere alla domanda, perché a livello statistico non ci sono molti dati su questo fenomeno. Inoltre, è molto difficile, per l’opinione pubblica, fare una corretta distinzione tra migrante, straniero, rifugiato, musulmano, musulmano nato in Italia di seconda generazione ecc. Quindi, spesso si fa tutto un calderone in cui si mescolano pregiudizi, timori e mezze verità. Quello che posso dire io, sulla base di ricerche che sono state fatte in vari anni da me e da altri istituti, in Italia, grossomodo, il 60-70% della popolazione ha un giudizio abbastanza negativo nei confronti dell'islam e si sbaglia a pensare che sia un fenomeno che riguarda solo persone di destra. In realtà, sono percentuali abbastanza trasversali, nel senso che sia gli elettori che si rifanno a una tradizione di centrosinistra sia quelli che si sentono di centrodestra registrano queste percentuali molto alte. Abbiamo potuto analizzare anche le motivazioni: diciamo che chi è di centrodestra vede nell'islam, nei musulmani, un attentato all'identità nazionale. Se ne fa un discorso etnico e si pensa all'invasione islamica. A sinistra, invece, c'è più paura di un attacco ai diritti delle donne.

Ci sono due ricerche relative al 2014 e al 2016, quindi durante il periodo della crisi dei rifugiati in Europa, che dicevano che due terzi degli italiani avevano una generica opinione negativa all'islam. Ma il periodo in cui maggiormente è cresciuta l’islamofobia è stato il biennio delle stragi in Europa, tra il 2015 e il 2017, quando ci sono stati vari attentati da parte dell’Isis o di altre organizzazioni jihadiste. Durante quel periodo, soprattutto su Facebook, che all’epoca era il social network più frequentato, i commenti di odio verso la comunità musulmana erano quadruplicati.

Come si manifesta l’islamofobia?

Ci sono vari tipi di islamofobia. C’è chi odia i musulmani e ha un sentimento negativo verso tutto ciò che gli ricorda l’Islam, ma è un pregiudizio che resta lì, non si manifesta al di fuori di certi atteggiamenti. È, tra virgolette, una islamofobia passiva. E poi c’è, invece, l’islamofobia attiva di chi odia i musulmani e lo manifesta attivamente, con la violenza verbale e fisica. In questo caso, ci sono episodi di scritte ingiuriose sulle moschee, di molotov contro i centri islamici. Oppure, si compiono azioni come strappare il velo ad una ragazza musulmana, aggredire persone in strada, sputare in faccia. E poi c’è l'islamofobia trasversale che viaggia online e quella è una montagna. I leoni da tastiera islamofobi si nascondono nell’ombra, pensano di non essere identificati e hanno gioco facile e, dunque, si sfogano. Ciò avviene soprattutto dopo i casi di cronaca e, infatti, i commenti sotto le notizie postate dai quotidiani sono pieni di odio e insulti di vario genere.

Di volta in volta, vengono usate leve differenti per aizzare l’odio contro l’Islam, quali sono quelle più diffuse?

Uno degli argomenti che maggiormente si usano per accrescere l’islamofobia è quello demografico, cioè si agita lo spauracchio dell’invasione, cosa che è facilmente smentibile, perché lo dicono i numeri. La popolazione musulmana in Italia è di circa tre milioni, metà stranieri e metà con cittadinanza italiana, perciò, l’incidenza sulla popolazione è pari al 5% sulla popolazione italiana. Il dato è in piena media europea, dove, infatti, l’incidenza della popolazione musulmana è grossomodo del 4,55%. L’altro tema caro agli islamofobi è quello culturale. Si parla di attentato all'identità italiana, di islamizzazione della società e di minaccia alla sicurezza nazionale. Il connubio islam-terrorismo è molto forte. Non a caso, ogni volta che c’è un attentato, subito si scatenano gli utenti online, anche se, poi, viene fuori che l’attentato non ha a che fare con l’Islam. Come accaduto di recente in Germania, dove l’attentatore addirittura era mosso da sentimenti antislamici.

Tra percezione del problema e problema reale c’è una differenza in Italia?

Per capire certi fenomeni, tra cui l’islamofobia, occorrono statistiche numeriche e dati che noi in Italia non abbiamo. E poi c’è anche un altro elemento: nel nostro Paese il reato di islamofobia non è esiste, non c’è nel Codice penale. Faccio un esempio, se a una donna musulmana la ingiuriano e le levano il velo e lei va a sporgere denuncia per un atto islamofobo, le forze dell’ordine non le diranno nulla. Al massimo, le faranno sporgere denuncia per aggressione, magari. Ma i casi sono in aumento. Nel 2017 ho fatto una ricerca intervistando 350 musulmani e il 60% delle persone ha dichiarato di aver subito almeno un atto di islamofobia fisica o verbale durante la propria vita. Ora, sicuramente, il livello islamofobia è abbastanza latente, ma esplode a momenti. Per esempio, quando c'è un elevato numero di sbarchi in Italia si tira fuori di nuovo lo spettro dell’invasione islamica, anche se, come accade spesso, la maggioranza dei migranti sbarcati non solo musulmana, bensì professano un'altra fede. Oppure, cresce, come dicevo prima, quando c'è un caso di cronaca compiuto da una persona di fede islamica e, allora, immediatamente si generalizza, come se tutti i musulmani siano malvagi, o si parla di mancata integrazione.

Eppure, il massimo esperto di musulmani in Italia che è Stefano Allievi dice che, ad oggi, non abbiamo nessun indicatore secondo cui i musulmani sono meno integrati di altre comunità straniere, come i peruviani o gli ucraini. Perciò, quando si sentono quei discorsi sulla mancata integrazione, sono solo opinioni, ma mancano dati empirici che dimostrino il fatto. Per quel poco che sappiamo, a livello di statistiche, la maggior parte dei musulmani in Italia hanno un tasso di occupazione superiore agli altri in Europa, crescono sempre di più le famiglie e sono sempre di più gli attivi nel terzo settore o nel settore turistico. In Italia, quindi, i musulmani costituiscono sicuramente una comunità florida. Ovviamente, ci sono delle sacche di popolazione con un basso livello di istruzione e questo elemento incide sulla mancata integrazione, anche se sarebbe meglio dire sulla mancata inclusione, però non è un discorso afferente alla religione.

Quanto incide la comunicazione nell’aumento del sentimento islamofobo?

Nel discorso islamofobo un ruolo cruciale l'hanno giocato e lo giocano tuttora i mass media. In Italia abbiamo dei canali e delle trasmissioni che producono islamofobia costantemente e diffondono notizie non vere e fatti mai comprovati. Come quando si parlava di luoghi di culto irregolari. Il punto è che in Italia, tolti alcuni rari casi, tutti i luoghi di culto delle altre religioni sono irregolari, semplicemente perché ancora non sono stati normate dalla legge. Non è colpa dei musulmani se non hanno delle moschee ad hoc. Poi, chiaramente, la cronaca è argomento succulento per portare avanti l’islamofobia: ci sono queste trasmissioni con uno schema ben confezionato in cui si parla senza cognizione di causa, senza dati, ma sparando luoghi comuni; si tirano fuori i vecchi schemi della mancata integrazione e cominciano a pompare odio. 

Perché, poi, l'italiano medio continua a guardare la televisione e si ferma su queste trasmissioni che agitano le paure e stuzzicano i pregiudizi. Tutto questo anche grazie a servizi giornalistici confezionati appositamente per sottolineare certe cose o per intervistare persone che non sanno rispondere, così da sottolineare la tesi che si vuol portare avanti. Come dopo un attentato, quando si intervistano donne prese alla sprovvista in strada che non sanno commentare e allora si dice che la comunità islamica resta in silenzio e non condanna. Anche perché, quando c’è un pazzo jihadista che fa un attentato, sono tutti i musulmani del mondo a doversi scusare, come se la colpa di uno ricada su tutti.

Secondo lei l'odio contro l'Islam, l'odio contro gli ebrei quello contro le donne ecc… è la declinazione dello stesso fenomeno?

No, secondo me è un argomento molto scivoloso, perché io posso essere islamofobo e non antisemita o, per esempio, posso avere l'odio per le donne però non essere antisemita, oppure ancora, potrei essere islamofobo, antisemita e provare un odio per le donne. Però, sinceramente, da sociologo ti dico che non me la sentirei di metterle tutte le forme di odio nello stesso calderone. La radice comune è sempre l'odio, però queste forme tremende di odio hanno cause diverse. Ovviamente l'odio è odio però secondo me scaturiscono da motivazioni differenti.

Foto di JoslynLM (Flickr) https://www.flickr.com/photos/...

Bianca Senatore, Redazione Gariwo

15 gennaio 2025

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