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Il caso José Rubén Zamora e la persecuzione dei giornalisti in Guatemala

di Michele Novaga

La vittoria alle elezioni presidenziali la scorsa estate e la proclamazione come nuovo presidente del paese del progressista Bernardo Arévalo, del Movimiento Semilla, hanno confermato la voglia di cambiamento della popolazione guatemalteca. Molte le aspettative verso un presidente che si è impegnato in campagna elettorale a rispettare i diritti di tutti. Anche dei mezzi di informazione che, negli ultimi tempi, sono stati bersaglio di censure e persecuzioni.

Il caso della chiusura di El periodico, storico quotidiano del Guatemala, avvenuta nell’autunno del 2022 e l’arresto e la condanna a una lunga pena detentiva del suo fondatore e direttore José Rubén Zamora, 67 anni, hanno posto l’accento sulla mancanza di libertà di stampa e di espressione nel paese centroamericano.

Un paese che secondo i dati di Reporters sans frontieres occupa la posizione numero 127 nel ranking mondiale delle libertà e in cui i giornalisti sono costretti a vivere e a lavorare spesso sotto minaccia di morte. Secondo i dati della APG, la Asociación de Periodistas de Guatemala, solo nel 2022 gli attacchi contro i media e i giornalisti sono stati 105. E la situazione non è cambiata nemmeno nel corso del 2023: nei giorni immediatamente precedenti al secondo turno elettorale del 20 agosto, due giornalisti - Edin Alonso e Hugo Gutiérrez - sono stati barbaramente assassinati a Retalhuleu, nel sud-est del paese, da un commando in moto mentre rientravano a casa dopo una giornata passata a informare i propri lettori. Durante il mandato presidenziale di Alejandro Giammattei (2020-2024) molti giornalisti, ma anche funzionari pubblici e oppositori, sono stati costretti ad emigrare all’estero per aver denunciato la corruzione. Tra questi non c’è José Rubén Zamora che, invece, ha scelto di restare in Guatemala e dalle colonne del giornale da lui fondato nel 1996 ha continuato a condurre inchieste e a fare denunce sui fenomeni di corruzione che riguardavano le più alte cariche pubbliche. Per poi essere arrestato con pesantissime accuse il 29 luglio 2022.

Dal giorno del suo arresto preventivo sono passati quasi 600 giorni, nei quali lo storico giornalista centroamericano ha subito un processo, una condanna a sei anni e mezzo per riciclaggio di denaro (il giudice ne aveva chiesti 30) e la cancellazione della stessa lo scorso ottobre. Però resta in carcere in attesa della ripetizione del processo già rinviato varie volte, l’ultima delle quali qualche settimana fa. “Le due ultime amministrazioni presidenziali sono state le più corrotte e repressive degli ultimi anni e hanno utilizzato il sistema di giustizia per perseguire e criminalizzare i giornalisti”, spiega a GariwoMag José Zamora, giornalista e comunicatore, figlio di José Rubén Zamora. Che aggiunge: “Mio padre è tenuto in ostaggio dallo stato da quasi due anni sulla base di un caso inventato e di un processo fasullo in cui sono stati violati tutti i diritti fondamentali del giusto processo”. Con la vittoria alle elezioni del presidente Bernardo Arévalo la situazione sembra, però, cambiata. Così come le sue condizioni di detenzione. Del caso Zamora – che è accusato anche di minacce e cospirazione - si sono interessate varie associazioni come Reporters sans Frontieres che, per bocca del suo direttore dell’ufficio del Centramerica, Artur Romeu, ha chiesto che Zamora sia liberato immediatamente.

A una delegazione della Corte Interamericana dei diritti umani è stato recentemente consentito di visitare il giornalista nella sua cella del carcere di Mariscal Zavala, a città del Guatemala. Anche Eric Jacobstein, sottosegretario aggiunto per il Centroamerica del dipartimento di stato degli Stati Uniti, ha potuto visitare José Rubén Zamora in carcere, manifestando la sua preoccupazione per il ritardo nel processo che coinvolge il giornalista, ma affermando che le condizioni di detenzione sono migliorate dopo il cambio presidenziale alla guida del paese.

Ma il cammino che porta a una vera libertà di stampa in Guatemala è ancora lungo e tortuoso, come spiega ancora José Zamora: “Per difendere e rafforzare la libertà di stampa in Guatemala c’è bisogno che le autorità democratiche capiscano che i media e il giornalismo sono un alleato e non un nemico della democrazia. Il giornalismo ci permette di conoscere gli errori che vengono commessi e questo potrebbe permettere a uno stato onesto di farne tesoro e di correggere la sua rotta”, conclude.

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