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La democrazia vista dai giovani. Federica Gasbarro: "non c’è libertà in un mondo che brucia"

di Bianca Senatore

Dopo la Carta della democrazia scritta da Gabriele Nissim, nelle interviste che abbiamo rivolto ai nostri interlocutori, la domanda di fondo è stata sempre la stessa: come si fa a mantenere viva la democrazia, i valori, l'idea del dialogo in un contesto segnato dalle guerre, dalle disuguaglianze e dall’emergenza climatica? 

In questo dialogo con Federica Gasbarro, attivista ambientale e voce autorevole del movimento climatico, la democrazia viene interrogata a partire dallo sguardo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. Spesso, i giovani vengono accusati di essere disinteressati, schizzinosi, attratti solo dai social e da contenuti leggeri e, soprattutto, vengono messi tutti in un unica grande categoria. Le cose, però, sono molto diverse e forse il vero problema è che i linguaggi della politica non sono adeguati ai tempi. E poi, c'è la rabbia dei giovani, che si ritrovano un mondo a pezzi senza grosse prospettive e con la responsabilità, sulle loro spalle, di rimediare, perché il futuro è loro. Ci sono temi, però, come l'ingiustizia e la crisi climatica che sono stati in grado di portare milioni di giovani in piazza, per protestare e dire la loro. Ed è proprio di questo che abbiamo parlato con Federica Gasbarro. 

Dalla partecipazione che va oltre il voto alla giustizia climatica come questione di diritti, dall’equità intergenerazionale al ruolo dei Giusti dell’Ambiente, l’intervista esplora il legame profondo tra democrazia, libertà e cura del bene comune, mostrando come proprio i giovani chiedano con urgenza una democrazia più coerente, più coraggiosa e capace di guardare lontano.

Quando parli con ragazze e ragazzi che idea di democrazia incontri più spesso? Ti sembra diversa da quella delle generazioni adulte?

Devo premettere che questo è ciò che ho riscontrato nella mia esperienza e per quanto il campione possa essere ampio, non credo sia statisticamente significativo statistico dato che, bene o mele, sono nella "bolla" di persone più proattive o motivate da certi argomenti. Insomma, i miei dati potrebbero essere alterati dall'ambiente e dalle circostanze. In ogni caso, incontro spesso un’idea di democrazia che definirei 'partecipativa e d'impatto'. Per i ragazzi, la democrazia non è un concetto statico o un insieme di riti istituzionali, ma la possibilità reale di influenzare il futuro. Rispetto agli adulti, che spesso vedono la democrazia come un sistema di deleghe e procedure consolidate, i ragazzi che ho incontrato la percepiscono come uno strumento che deve produrre risultati urgenti. Se la democrazia non protegge il loro domani, ai loro occhi rischia di apparire svuotata e priva di senso. È una democrazia più impaziente, forse, ma molto più consapevole della responsabilità globale. Spero che non finiscano per disilludersi come molti adulti perché sarebbe la fine.

Per molti giovani la democrazia coincide solo con il voto. Secondo te oggi è ancora così o la democrazia passa anche da altre forme di partecipazione?

Assolutamente no, il voto è solo la punta dell’iceberg. Necessario (tanto e bisogna votare), ma non sufficiente a fare la differenza. Per molti ragazzi la democrazia si esercita ogni giorno: attraverso l'attivismo digitale, le scelte di consumo critico (decidere cosa comprare è un atto politico) e l'advocacy nelle scuole. La partecipazione oggi passa per la co-creazione. I giovani (almeno quelli che ho avuto modo di vivere e conoscere) vogliono essere 'nella stanza dove accadono le cose', non solo scegliere chi ci siederà ogni cinque anni. Eventi come la Youth4Climate del 2021 ne sono stati la prova: partecipare significa portare competenze e dati scientifici ai tavoli dei negoziati. Passare dalla protesta alla proposta.

In un’epoca di crisi climatica, guerre e disuguaglianze, la democrazia ti sembra più fragile o più necessaria? Perché?

È entrambe le cose. È fragile perché i tempi lunghi del consenso democratico spesso collidono con la velocità estrema della crisi climatica o delle emergenze geopolitiche. Tuttavia, è più necessaria che mai perché è l'unico sistema che garantisce la giustizia sociale. Senza democrazia, la transizione ecologica rischierebbe di essere imposta dall'alto, schiacciando i più deboli. Solo una democrazia solida può garantire che la lotta al cambiamento climatico sia anche una lotta per i diritti umani e l'equità. Insomma, una transizione equa e giusta.

Cosa significa, concretamente, “sentirsi parte” di una democrazia per un adolescente di oggi?

È una domanda complessissima. Forse significa sentire che la propria voce ha un peso specifico. Per un ragazzo, sentirsi parte della democrazia vuol dire vedere le proprie preoccupazioni (come l’eco-ansia) trasformarsi in agenda politica. Significa avere spazi di ascolto dove poter dialogare con le istituzioni. Quando un ragazzo vede che una sua proposta locale o un movimento globale cambiano una legge, allora capisce che la democrazia non è un libro di educazione civica, ma un organismo vivo di cui lui è una cellula importante.

La crisi climatica mette in discussione il modo in cui le democrazie decidono: tempi lunghi, compromessi, interessi economici. Pensi che le democrazie siano oggi all’altezza della sfida climatica?

È la grande sfida dei nostri tempi. La scienza ci dà scadenze che non sono fatte per i compromessi politici. Per essere all’altezza, le democrazie devono evolvere verso una 'democrazia della lungimiranza'. Non possiamo negoziare con le leggi della fisica, quindi la politica deve accelerare.

Parlare di giustizia climatica significa parlare anche di diritti. In che senso la crisi ambientale è una questione profondamente democratica?

Perché l'ambiente è il prerequisito di ogni diritto. Se non hai aria respirabile, acqua pulita o un suolo fertile, il diritto alla salute, all'istruzione e al lavoro svaniscono. Inoltre, la crisi climatica colpisce per primi i più fragili e le donne, accentuando le disuguaglianze. Una democrazia che non garantisce la giustizia climatica sta venendo meno al suo compito principale: proteggere l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla vita.

Secondo te esiste una responsabilità democratica verso le generazioni future? E come può essere tradotta in scelte politiche reali?

Certo, è il concetto di 'equità intergenerazionale'. Tradurlo in politica significa, ad esempio, introdurre la 'valutazione di impatto generazionale' per ogni nuova legge: chiederci 'questa decisione che effetto avrà tra 30 anni?'. Significa anche proteggere le risorse naturali come beni comuni non svendibili per profitti immediati. La nostra Costituzione, con la modifica fatta qualche anno fa agli articoli 9 e 41, ha fatto un passo enorme in questa direzione, riconoscendo la tutela dell'ambiente anche nell'interesse delle future generazioni.

Come si può spiegare a un ragazzo o a una ragazza che difendere l’ambiente non è solo una questione ecologica, ma anche di libertà, uguaglianza e diritti?

Gli direi, magari in modo meno diretto e più delicato: 'Pensa alla tua libertà di scegliere dove vivere o cosa fare da grande'. Se il pianeta collassa, quella libertà ti verrà tolta da eventi estremi o scarsità di risorse. Difendere l'ambiente significa lottare perché la tua vita non sia determinata da un disastro naturale o da un'economia estrattiva che arricchisce pochi e impoverisce molti. L'ecologia è la base della nostra libertà: non c'è libertà in un mondo che brucia.

Il concetto di Giusti dell’Ambiente richiama persone che, anche da sole, scelgono di agire per il bene comune. Che legame vedi tra questa idea e la democrazia?

Il legame è la responsabilità individuale. La democrazia vive grazie a cittadini che non aspettano il permesso per fare la cosa giusta. I Giusti dell'Ambiente sono quelli che esercitano la loro sovranità democratica attraverso l'esempio. Dimostrano che il cambiamento è possibile, spingendo le istituzioni a seguirli. Sono il motore etico che tiene viva la democrazia quando rischia di addormentarsi sui propri interessi.

Raccontare le storie dei Giusti dell’Ambiente può aiutare i giovani a sentirsi meno impotenti di fronte alla crisi climatica?

Moltissimo. Il senso di impotenza nasce quando vediamo il problema come un gigante imbattibile. Le storie di singoli individui come scienziati, attivisti, o anche semplici cittadini che hanno cambiato il corso delle cose agiscono come un antidoto all'apatia. Ci dicono che nessuno è troppo piccolo per fare la differenza. Trasformano la paura in azione, ed è proprio l'azione l'unica cura per l'eco-ansia e per l'ambiente.

Se dovessi identificare, oggi, un Giusto per l’ambiente, chi sarebbe?

Per me, il concetto di 'Giusto' non si limita a una singola figura eroica, ma è un titolo che appartiene a chiunque scelga di agire per l’ambiente nel suo piccolo, ogni singolo giorno. È quell’eroismo della quotidianità fatto di scelte consapevoli, che spesso non finiscono sotto i riflettori ma che, sommate, cambiano il mondo. E insieme a queste voci, non posso non citare gli scienziati, come quelli dell’IPCC: persone che con rigore estremo e nonostante le enormi pressioni politiche ed economiche, dedicano la vita a fornirci i dati e la verità necessari per restare liberi e capaci di decidere. I 'Giusti' sono tutti coloro che mettono la verità scientifica, la coerenza e il bene comune davanti al proprio interesse o alla comodità personale.

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Foto dal profilo Instagram di Federica Gasbarro

Bianca Senatore, Redazione Gariwo

30 gennaio 2026

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