Gariwo
https://it.gariwo.net/magazine/interviste/marco-vigevani-racconta-vera-vigevani-jarach-27093.html
Gariwo Magazine

Marco Vigevani racconta Vera Vigevani Jarach

militante della memoria e madre di una figlia desaparecida, ancora oggi lotta contro chi cerca di riscrivere la Storia

Abbiamo intervistato Marco Vigevani, agente letterario cugino dell'attivista italiana emigrata in Argentina Vera Vigevani Jarach, in occasione della dedica a quest'ultima di una targa al Giardino dei Giusti di Milano.
Vera Vigevani ha ricevuto questo riconoscimento dopo aver lottato per tutta la vita a favore della verità e della giustizia, prima contro la dittatura che le ha ucciso la figlia facendola scomparire insieme ad altri 30mila desaparecidos e poi perché da quell'orrore potesse nascere una nuova società argentina consapevole e libera. Tutto questo lo ha fatto nel Paese che l'ha ospitata dopo che come ebrea era stata perseguitata nel suo Paese di origine, l'Italia. E anche quando una seconda dittatura, dopo quella fascista, le ha sconvolto la vita portandole via ciò che aveva di più caro non ha smesso di credere nelle persone, soprattutto nei giovani, e di guardare al futuro con fiducia. Ha dato così al proprio immenso dolore un senso di costruzione, rifiutando l'odio.


Mi racconta un ricordo personale che ha di Vera, qualcosa che per lei abbia un valore speciale. 

Vera aveva un rapporto molto particolare con mio padre, che è suo cugino, non di primo grado ma queste cose non contano molto per noi perché veniamo da una serie di famiglie ebraiche emiliane che erano talmente affezionate l'una all'altra che anche parentele apparentemente lontane erano per noi molto vicine.
Ho un ricordo proprio di quando ero un ragazzo, quando Vera ha cominciato a scriverci. Abbiamo ancora le sue lettere, scriveva a mio papà raccontando quello che stava succedendo in Argentina.
E quelle lettere, devo dire, mi hanno portato a quella che forse è stata una delle prime prese di coscienza politiche per me, perché raccontavano non solo la sua tragedia personale ma il silenzio della società intorno, come le persone smettevano di frequentarla. La gente non aveva voglia di sentire quelle storie.
E c'era una cosa che Vera ripeteva spesso, ossia che le persone perbene, i borghesi - Vera e la sua famiglia frequentavano un ambiente medio-alto borghese e fatto di intellettuali, giornalisti - quando si parlava di desaparecidos, in particolare sua figlia Franca, dicevano por algo serà (qualcosa avranno pur fatto). 
Abbiamo queste lettere veramente bellissime che Vera scriveva, e le risposte di mio padre. 
In quella nostra realtà italiana degli anni '70, dove c'era violenza politica ma nulla di paragonabile alla dittatura di Videla, capivamo cosa volesse dire dover portare questa tragedia da soli, immersi in una una società sostanzialmente indifferente e che è stata a lungo indifferente. Anche adesso Vera si trova ancora a sfidare l'indifferenza della società, con questo nuovo presidente Milei che sta cercando di riportare indietro le conquiste delle Madres de Plaza de Mayo. Quindi la storia purtroppo non è finita e Vera continua a battagliare.


La vita stessa di Vera è il simbolo di questa violenza che ritorna nella Storia. Lei però, come dice, non ha perso mai il suo sguardo lucido sul mondo.

Lei ha combattuto, come in generale le Madres de Plaza de Mayo, contro i due decreti che si chiamavano obediencia debida (obbedienza dovuta) e punto final (punto a capo). Due leggi promulgate nell'86 e 87 che ebbero come conseguenza la paralizzazione dei processi e l'impossibilità di giudicare i colpevoli dei crimini della dittatura in quanto si trattava di membri delle forze armate che avevano "obbedito agli ordini", ndr. 
Ora il governo di Milei sta cercando di tornare all'idea di queste due leggi, che se fossero state applicate avrebbero impedito tutti i processi ai colpevoli che ci sono stati.



Che cosa possiamo fare secondo lei per contribuire alle istanze di Vera?

È una domanda molto importante perché credo che anche in Italia bisognerebbe far capire che coloro che in Argentina si appellano alla riconciliazione nazionale, "al vogliamoci bene", in realtà stanno cercando di cancellare il passato e di non distinguere tra le colpe di chi è stato da una parte chi è stato dall'altra. In Italia abbiamo visto succedere la stessa cosa quando si è cercato di mettere sullo stesso piano i repubblichini e i resistenti.
Secondo me quello che possiamo fare è capire che questa lotta in Argentina, per evitare questa specie di melassa che dovrebbe coprire tutto, è una lotta che riguarda anche noi: non possiamo tornare a confondere quelli che stavano dalla parte giusta e quelli che stavano dalla parte sbagliata. È un rischio gravissimo per la democrazia. Nell'inquinamento della memoria storica stanno le premesse per una dittatura

Se dovesse dire una sola cosa di Vera che cosa direbbe?

Allegra, è una persona allegra e curiosissima, soprattutto di quello che riguarda i giovani. Quando viene a casa nostra, con la nostra figlia più piccola, ma anche con quelle più grandi, si interessa di quello che fanno, le fa chiacchierare... Ha quest'apertura incredibile, non è mai didascalica verso i giovani ma è sempre sinceramente interessata a capire cosa succede, le ultime tendenze ecc. E questo nasce un'immediata empatia per la quale le persone giovani si aprono a lei e le raccontano le cose.
Questa è una dote straordinaria. Credo che lei ce l'abbia. Naturalmente. E forse, questa è una mia opinione, ce l'ha ancora di più perché vede in queste persone giovani Franca, la figlia diciottenne che le è stata portata via. Quindi per lei parlare con i diciottenni, coi ventenni è una maniera di fare quello che non ha potuto fare con Franca.

Helena Savoldelli, Responsabile Coordinamento Redazione

22 marzo 2024

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Grazie per aver dato la tua adesione!

Contenuti correlati

Scopri tra le interviste

carica altri contenuti