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Marwa Mahmoud: "Nessuno si salva da solo"

Cristina Giudici intervista la consigliera comunale di Reggio Emilia in vista del nuovo Giardino dei Giusti

Presto anche il Comune di Reggio Emilia avrà il suo Giardino dei Giusti, anzi delle Giuste. Il progetto verrà realizzato grazie alla partnership con Istoreco, Fondazione Mondinsieme, Associazione Apertamente e Associazione Via Roma Zero, l’impegno dell’assessora alle politiche per la sostenibilità Carlotta Bonvicini e le consigliere comunali Lucia Piacentini e Marwa Mahmoud. Nel nuovo Giardino verranno onorate diverse figure femminili, fra cui l’italo-eritrea Alganesh Fessaha, la nuotatrice siriana Yusra Mardini e il premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai.

GariwoMag ha intervistato Marwa Mahmoud, consigliera comunale di Reggio Emilia, dove è presidente della Commissione consiliare diritti umani, pari opportunità e relazioni internazionali. Attivista per i diritti umani, impegnata sul fronte della cittadinanza per le nuove generazioni con background migratorio, è stata nominata da Elly Schlein nella segreteria nazionale del Partito Democratico con delega alla partecipazione e formazione politica.

Marwa, lei è l’unica donna con background migratorio sia in Consiglio comunale a Reggio Emilia sia nella segreteria nazionale del PD. Un significativo passo avanti in un paese che, sulla battaglia per l’inclusione e la diversità, è sempre rimasto indietro rispetto ad altri stati dell’Unione europea.

Le sfide per l’inclusione le porto avanti anche solo con la mia storia, che può creare un effetto domino per altri cittadini e cittadine con background migratorio. Chi mi ha votato e sostenuto ritiene si possa avere un diverso approccio sul multiculturalismo, usando un linguaggio più inclusivo e portando avanti la battaglia per la cittadinanza. Credo sia importante, però, che chi ha origini straniere come me non debba per forza occuparsi esclusivamente di immigrazione, perché trasmetterebbe un messaggio sbagliato di “ghettizzazione”. Sono cittadina di questo paese ed è giusto che io possa occuparmi del presente e del futuro dell’Italia.

Infatti, lei è stata scelta dalla segretaria Elly Schlein come delegata alla partecipazione e alla formazione, che è un tema altrettanto cruciale.

Le giovani generazioni hanno fame di politica. Sentono la necessità di battersi per un cambiamento e richiedono con determinazione che sia rimessa al centro del nostro Partito la formazione politica. Abbiamo bisogno di lavorare sulle mutazioni sociali e culturali, attraverso momenti di formazione politica e maggiore coinvolgimento dei circoli sul territorio, delle nuove generazioni, delle donne. Perciò, sto creando una rete attraverso momenti di confronto sia a livello territoriale che nelle scuole. Il mito delle Frattocchie (la tradizionale scuola quadri del PCI, ndr) non è replicabile. Ora tutti insieme dobbiamo promuovere nuovi linguaggi, diverse mappe geografiche e riferimenti culturali. Una classe politica più formata e informata potrà essere efficace sul territorio. Nel PD ci sono tantissime figure eccellenti da valorizzare per ridurre il gap fra la società civile e la politica. Grazie alla delega sulla formazione e partecipazione, stiamo portando avanti un confronto su temi importanti come le politiche energetiche, la casa, il salario minimo, per fare qualche esempio. La parola chiave deve essere il dialogo plurale perché nessuno si salva da solo e lo sguardo sul mondo deve mettere al primo posto i diritti umani.

E quale è stata la risposta alla sua proposta di formazione politica?

Un effetto inaspettato: agli incontri partecipano tante persone, attivisti di organizzazioni umanitarie e persino i circoli del PD dall’estero. Il PD ha 5mila iscritti nel mondo e 105 circoli: coinvolgerli nella formazione, ascoltarli, crea sinergie ed energie sorprendenti. E anche tante informazioni utili per avere visioni più ampie ed elaborare proposte politiche. Dal circolo di Parigi, ci hanno dato input significativi su come affrontare l’emergenza abitativa, per fare un esempio, e anche sul tema dell’immigrazione è stato utile confrontarsi con chi vive fuori dall’Italia.

Lei è una nota attivista della mobilitazione per la cittadinanza.

Sono nata ad Alessandria d'Egitto e cresciuta a Reggio Emilia. Ho vissuto in un limbo per lunghi anni, in attesa di essere riconosciuta come cittadina italiana. Non ho potuto fare il servizio civile, partecipare al programma Erasmus, iscrivermi ad una facoltà che avrebbe previsto allora l'iscrizione all'albo nazionale, partecipare a concorsi pubblici e più di ogni altra cosa non ho potuto votare fino ai 22 anni. Tutto ciò mi era sembrato estremamente ingiusto rispetto alle opportunità vissute dai miei coetanei. Perciò ho contribuito a creare il Movimento Italiani senza cittadinanza per chiedere la riforma della legge che è stata fatta 34 anni fa, è anacronistica e ancora conferisce la cittadinanza per ius sanguinis o per naturalizzazione.

Ha subito discriminazioni dopo che è stata eletta nel 2019?

Spesso hanno cercato di strumentalizzare la mia nomina e mettermi in difficoltà, come se la mia partecipazione in politica fosse l’effetto di un voto etnico. E sono stata spesso al centro di attacchi sui social. Non credo che se fossi stata un uomo, bianco e non di fede musulmana, i miei avversari avrebbero cercato di colpirmi in questo modo. Vivo in allerta costante per via della crescita dell'hate speech.

C’è stata una crescita del razzismo?

Le destre hanno sdoganato e “normalizzato” il razzismo: antisemitismo, islamofobia e arafobia rappresentano i diversi volti del razzismo. Io sono una sorta di bersaglio mobile perché il mio attivismo viene considerato un attacco ai valori tradizionali da parte della destra e ovviamente degli ignoranti.

Lei ha fatto più appelli per la pace in Medio Oriente e chiesto la soluzione “due popoli, due stati”.

Ho depositato una mozione in Consiglio comunale, prendendo ispirazione dalla mozione depositata alla Camera. Abbiamo chiesto all’Italia e all’Europa un’iniziativa diplomatica forte per un immediato cessate il fuoco a Gaza, la liberazione incondizionata di tutti gli ostaggi, la protezione dei civili, la fornitura e l’accesso illimitato agli aiuti e delle cure di cui la popolazione palestinese ha disperatamente bisogno. Si deve rilanciare la soluzione “due popoli, due stati”, ma ora è urgente chiedere il cessate il fuoco, fermare l'offensiva terrestre israeliana a Rafah, nell'estremo sud della Striscia di Gaza, che al momento ospita un milione e cinquecento mila civili palestinesi e impedire nuovi eccidi di civili.

Foto in copertina dal profilo Facebook di Marwa Mahmoud. 

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