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“Non potremo mai avere pace in Medio Oriente finché ci sarà la Repubblica islamica in Iran”

Cristina Giudici intervista Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di Iran Human Rights

Mahmood Amiry-Moghaddam ne è convinto: la pace in Medio Oriente si potrà avere solo con il crollo della Repubblica islamica dell’Iran. Neuroscienziato e ricercatore, attivista e direttore della Ong Iran Human Rights, vive ad Oslo. GariwoMag lo ha intervistato sull’escalation del conflitto fra Israele e l’Iran, l’antisemitismo e la nuova ondata di repressione del regime. “Penso che il vero nemico per il regime sia il popolo iraniano, non Israele. In questi giorni c’è stata un’escalation della repressione della polizia morale che sta fermando, picchiando e arrestando donne. La tensione fra Israele e la Repubblica islamica sta oscurando la nuova ondata di violenze e facendo dimenticare alla comunità internazionale la richiesta di democrazia da parte degli iraniani, che rappresenta la minaccia più grande per la sopravvivenza della teocrazia iraniana”

Parliamo dell’antisemitismo e l’odio verso “l’entità sionista” in Iran.

Le persone comuni in Iran non odiano gli ebrei. Molti soffrono per le sorti dei palestinesi ma non hanno pregiudizi o odio verso gli ebrei. L’ideologia del regime invece è basata sull’intolleranza e la violenta discriminazione verso le minoranze religiose, compresa quella della comunità ebraica. Sin dall’avvento della Repubblica islamica c’è stato un profondo antisemitismo che oggi è molto profondo, ma dobbiamo saper distinguere fra propaganda e realtà. I clerici hanno usato questa propaganda sin dai primi giorni della fondazione della Repubblica islamica perché hanno capito immediatamente che la politica contro Israele sarebbe stata una grande opportunità per l’espansione della propria influenza. Nell’agenda del regime, la priorità è sempre stata quella di diventare leader del mondo islamico. E il conflitto contro Israele è sempre stato il principale strumento per affermarsi in Medio Oriente e diventare un impero attraverso il reclutamento e finanziamento dei movimenti jihadisti, come hanno fatto in Libano con Hezbollah, in Iraq, in Pakistan, in Afghanistan.

La Repubblica islamica non è mai stata interessata alla causa palestinese?

Assolutamente no. La politica iraniana ha sempre ostacolato ogni tentativo di risoluzione del conflitto fra i palestinesi e gli israeliani: gli ayatollah si sono sempre opposti al processo di pace, perciò hanno sostenuto Hamas, Islamic Jihad e mai l’Olp. L’Iran usa la causa palestinese per difendere il proprio status quo, come è noto a tutti. Io penso che Israele sia sempre stata solo una grande opportunità per diffondere la loro visione fondamentalista dell’Islam. Khomeini diceva che la Repubblica islamica era prioritaria rispetto ai principi dell’Islam.

Come hanno propagato l’antisemitismo all’interno del paese?

Con la propaganda. I clerici in privato dicono che gli ebrei non sono puliti.

Cosa significa?

Che per loro non vanno toccati.

Hanno mai adottato restrizioni verso la comunità ebraica?

Non più delle discriminazioni adottate per le altre minoranze religiose. In ogni caso, moltissimi ebrei se ne sono andati in Israele. Ne sono rimasti poche migliaia e se vogliono vivere in pace devono dichiarare il loro supporto alla Repubblica islamica.

Quali sono le conseguenze dell’escalation fra Israele e Iran per i dissidenti?

Gli iraniani non pensano che il conflitto fra Israele e l’Iran li riguardi, ma sanno che potrà danneggiarli ulteriormente perché aumenterà la repressione nei loro confronti. Ora il regime è riuscito a fomentare di nuovo il terrore. Più il mondo guarda al conflitto fra la Palestina e Israele, focalizzandosi sul timore di un’escalation regionale, e più aumenta la violenza verso la popolazione ostaggio del regime.

Cos’è il progetto Nour?

Un programma di repressione e di creazione del terrore da parte della polizia morale contro le donne che commettono disobbedienza civile in tutto il paese ed escono per le strade senza hijab: vengono prese, arrestate e torturate. Siamo molto preoccupati. Spero che la comunità internazionale non ignori cosa sta accadendo all’interno dell’Iran. Non era mai successo che tante donne abbiano tolto il velo e sfidato così apertamente il regime.

Cosa si aspetta?

Il regime non può permettersi di aumentare ulteriormente l’escalation del conflitto con Israele, ma mantenerlo su una scala media è utile per la propria sopravvivenza. Non dimentichiamolo: non potremo mai avere pace nel Medio Oriente finché ci sarà la Repubblica islamica in Iran.

Foto in copertina di Reza Ganji (Wikipedia)

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