Gariwo
https://it.gariwo.net/magazine/interviste/perche-il-caso-sudafrica-contro-israele-fara-la-storia-26818.html
Gariwo Magazine

Perché il caso Sudafrica contro Israele farà la storia

Riccardo Michelucci intervista la docente di diritto internazionale Micaela Frulli

È stato definito un momento storico per la giustizia internazionale. “Per la prima volta lo stato di Israele è stato citato di fronte alla Corte internazionale di giustizia per presunta violazione della Convenzione sul genocidio del 1948”, spiega Micaela Frulli, docente di diritto internazionale all’Università di Firenze. Il Sudafrica ha accusato lo stato ebraico di aver mancato al suo dovere di applicare la Convenzione - di cui è firmatario – con riferimento all’attacco sferrato a Gaza in risposta agli attentati di Hamas del 7 ottobre. In passato c’è chi ha accusato in più occasioni la Corte di essere faziosa, di essere uno strumento di potere a geometria variabile usato dalle potenze occidentali. Ma al momento resta uno dei meccanismi più avanzati per cercare di dare forma a una giustizia internazionale. E di insolito rispetto al passato, stavolta, c’è anche che la denuncia è arrivata dal sud del mondo. “In base alla stessa Convenzione gli stati non avrebbero soltanto l’obbligo di perseguire penalmente i responsabili di un eventuale genocidio, ma anche quello di prevenirlo” ribadisce Frulli, che è un’esperta di giustizia penale internazionale che in passato ha lavorato a lungo con il primo presidente del Tribunale per l’ex Jugoslavia Antonio Cassese.

Alla metà di gennaio ci sono state le udienze davanti alla Corte internazionale di giustizia. Cosa può accadere adesso?

La Corte dovrebbe adottare misure cautelari vincolanti, ovvero stabilire che sia plausibile la presenza di una violazione. E considerata la mole probatoria presentata all’udienza dal team sudafricano è molto probabile che lo faccia in tempi brevi. Tali misure non dovrebbero tuttavia consistere nella richiesta di cessazione delle operazioni militari ma, più plausibilmente, nel garantire la fornitura di aiuti umanitari e assistenza medica alla popolazione civile e ordinare l’ingresso degli investigatori privati all’interno della Striscia di Gaza per indagare su quello che sta accadendo. Insomma, almeno dare un po’ di respiro ai civili e prevenire il degenerare della situazione.

Esistono precedenti in questo senso, ovvero stati condannati per violazione della Convenzione sul genocidio?

No. In sede di giudizio non è mai stato stabilito che uno stato si sia macchiato di genocidio. Nel 2007 la Corte di giustizia riconobbe che il massacro di Srebrenica fu effettivamente un genocidio, ma affermò che la Serbia era stata colpevole soltanto di "mancata prevenzione". Ma allora il caso fu complicato dalla presenza dello stato fantoccio della Repubblica serba di Bosnia. E i giudici ritennero che Belgrado avesse soltanto un rapporto indiretto con quell’entità, sebbene dalla documentazione agli atti risultava addirittura che pagasse le pensioni dei leader politici e militari serbo-bosniaci.

Facciamo un passo indietro. Sulla base del diritto internazionale umanitario come può essere definita la reazione del governo israeliano all’attacco di Hamas del 7 ottobre? Si poteva parlare – almeno in una prima fase – di legittima difesa?

Premesso che le azioni di Hamas costituiscono crimini di guerra da perseguire il prima possibile, atti che potrebbero essere anche qualificati come crimini contro l’umanità considerando che sono stati lanciati nell’ambito di un attacco su larga scala contro i civili, l’attacco del 7 ottobre è partito da una zona sotto occupazione militare israeliana, perciò la reazione di Tel Aviv non può essere qualificata come azione in legittima difesa ai sensi del diritto internazionale. Si parla infatti di legittima difesa quando uno stato reagisce a un attacco sferrato da un altro stato o da attori non statali che si trovano sul territorio di un altro stato. Da quello che abbiamo visto in questi mesi di guerra, e premesso che in molti casi è estremamente difficile verificare le informazioni con indagini indipendenti e imparziali data anche l’assenza di giornalisti internazionali sul terreno, la reazione di Israele è ampiamente sproporzionata rispetto all’attacco subito e anche all’obiettivo di liberare gli ostaggi ancora detenuti da Hamas e sta violando gravemente il diritto internazionale umanitario.

Può elencare questi crimini?

È sicuramente illegale il blocco totale della Striscia di Gaza annunciato esplicitamente dal Ministro della difesa di Israele all’indomani dell’attacco di Hamas e messo in pratica chiudendo del tutto ogni via di accesso al territorio, tagliando l’elettricità e ogni possibile forma di rifornimento e impedendo l’arrivo di cibo, acqua, beni di prima necessità e aiuti umanitari anche attraverso il valico di Rafah, controllato dall’Egitto. A questo si sono aggiunti, nelle settimane successive, i blackout delle comunicazioni, che hanno lasciato Gaza completamente isolata per diversi giorni. I convogli di aiuti umanitari sono stati fatti entrare nella Striscia con grande difficoltà e in quantità largamente inferiore alle necessità; la popolazione di Gaza è composta in larghissima maggioranza da civili, e su circa due milioni e 200mila persone residenti nella Striscia circa un milione sono bambini. Il blocco totale realizzato da Israele sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza di questa popolazione civile palestinese e tutte le principali organizzazioni internazionali parlano di catastrofe umanitaria. Secondo il diritto internazionale umanitario costituisce un crimine di guerra, la cosiddetta “starvation”, che consiste nell’affamare la popolazione civile e nel creare una condizione di carestia che ne mette seriamente a rischio la sopravvivenza.

E poi ci sono i bombardamenti incessanti contro i civili.

Sì, le leggi internazionali proibiscono di colpire ospedali, scuole, luoghi di culto e sedi di organizzazioni umanitarie. Il fatto che esponenti di Hamas si nascondano in edifici residenziali civili o in luoghi protetti non trasforma questi luoghi di per sé in obiettivi militari che è possibile colpire indiscriminatamente. Se è vero che il diritto internazionale umanitario contempla la possibilità che ci siano delle vittime civili nelle circostanze appena descritte, è chiaro che nessun attacco può causare una perdita o un danno eccessivo alla popolazione civile rispetto al vantaggio militare acquisito grazie a quell’attacco. Si tratta di valutazioni complesse, che devono essere fatte con tutti gli elementi del caso che in questo momento non abbiamo. Tuttavia, le stime che ci arrivano, non soltanto quelle fornite dal ministero della salute e di Gaza, ma anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, dalla Croce Rossa e da altre fonti, parlano al 30 dicembre di oltre 25mila vittime civili, tra cui moltissimi bambini, e rendono necessaria e urgente un’investigazione accurata e indipendente, che accerti se sono stati compiuti crimini internazionali.

Cosa serve per ottenere giustizia su questi crimini?

La Corte non ha la possibilità di funzionare adeguatamente senza la cooperazione degli stati, i quali all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina hanno fatto a gara per fornire finanziamenti alla Corte affinché indagasse sui crimini commessi in quel contesto. Finora, invece, non abbiamo visto una reazione comparabile per quanto riguarda Gaza. Al momento gli investigatori non hanno la possibilità di entrare nei territori occupati perché Israele non ne consente l’ingresso. Ciò naturalmente complica moltissimo la possibilità di compiere indagini adeguate e la raccolta delle prove.

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Grazie per aver dato la tua adesione!

Contenuti correlati

Scopri tra le interviste

carica altri contenuti