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"Torneremo a lavorare con i medici di Gaza"

Manuela Dviri intervista Raphael Walden (Physicians for human rights)

Il professor Raphael Walden, chirurgo vascolare, presidente della Ong israeliana “Physicians for human rights”, per molti anni è stato vicedirettore sanitario dell’ospedale Sheba Tel Ha Shomer. Per il suo lavoro di volontariato è stato premiato dalla Francia con la legione d’onore. Ed è il genero di Shimon Peres, che di questi tempi ci manca davvero molto.

Di cosa si occupa la vostra organizzazione?

Di fare lobbying per i più fragili e dare servizi medici essenziali a chi ne è sprovvisto, per esempio a persone che per mancanza di possibilità economiche non riescono ad acquistare le medicine di cui hanno bisogno, a carcerati, a lavoratori stranieri rimasti senza lavoro. Abbiamo una clinica a Yaffa e lì riceviamo chiunque ne abbia bisogno. Siamo in 3000, un terzo medici e il resto operatori sanitari, personale paramedico, farmacisti e volontari di ogni genere. Lavoriamo anche per i palestinesi. Ogni sabato partiamo in dieci o dodici persone, medici, infermieri e farmacisti e arriviamo ogni volta a un villaggio diverso o a un campo profughi e curiamo o almeno diagnostichiamo tra le 300 o 400 persone per volta in zone di grande povertà, dove la gran parte dei residenti non ha alcuna assicurazione medica. Gli procuriamo medicine, facciamo esami e lasciamo loro lettere di riferimento per i medici locali.

Da quando è iniziata la guerra avete smesso di andarci?

No, al contrario! Adesso abbiamo aumentato le visite e ci andiamo invece di una, due volte alla settimana. Da quando nel governo israeliano ci sono rappresentanti dell’estrema destra, gli abitanti dei territori occupati soffrono di continui abusi e soprusi da parte dei coloni e sentiamo il bisogno di assisterli il più possibile.

Arrivate anche a Gaza?

Fino al 7 ottobre andavamo una volta al mese anche a Gaza. Anzi, ci andavano i colleghi arabi israeliani del nostro gruppo perché a noi ebrei israeliani è proibito entrare nella Striscia di Gaza. I nostri medici raccontavano che anche prima della guerra mancava tutto negli ospedali, scaffali interi erano vuoti. Ogni mese partivano da qui tra i venti e i venticinque medici di ogni specializzazione e il grosso del lavoro era effettuare operazioni complicate in collaborazione con medici locali, oltre a portare attrezzature mediche. Organizzavano anche simulazioni mediche, soprattutto per il pronto soccorso. Hamas, noi lo sappiamo da sempre, ha investito miliardi nei tunnel e fatto mancare tutto agli ospedali.

Come è cambiata la situazione dall’inizio della guerra?

Ora la situazione a Gaza è terribile. Adesso fa anche freddo, piove, manca l’acqua, il cibo, vivono in tende. I militanti di Hamas invece sono ben protetti nei tunnel. Sono crudeli nei confronti del loro popolo esattamente come lo sono nei nostri confronti e ancora di più nei confronti degli ostaggi.

Si potrà alla fine arrivare a vivere in pace con i palestinesi?

Ma certo! Ho incontrato nella mia vita migliaia di palestinesi che vogliono vivere in pace e tranquillità, migliaia per cui lo stato d’Israele è un dato di fatto; non tutti i palestinesi sono Hamas e non tutti gli israeliani sono coloni o votano per Smotrich e Ben Gvir.

Tornerete a lavorare con i medici di Gaza, ripartirà il progetto di voi medici per i diritti umani anche nella Striscia?

Ma certo, senza alcun dubbio.

Manuela Dviri, giornalista e scrittrice

15 febbraio 2024

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