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Un abbraccio che diventa squadra

la Scarioni e la forza di una comunità intorno a Leonardo Bove

Durante lo scorso Capodanno Crans-Montana, Svizzera, è stata il centro di una tragedia che ha colpito decine di famiglie. Un incendio scoppiato all’interno di un locale frequentato da giovani e giovanissimi ha causato la morte di oltre quaranta ragazzi e ha lasciato più di cento feriti, molti dei quali gravemente ustionati o intossicati dal fumo. Una strage che ha colpito tutti nel profondo e che, nelle ore e nei giorni successivi, ha generato non solo un’ondata di dolore e rabbia verso i gestori del locale, responsabili per la tragedia, ma anche di grande solidarietà e vicinanza alle vittime e alle loro famiglie.

Tra i feriti c’è anche Leonardo Bove, diciassette anni, studente del Liceo Virgilio e calciatore della SSD Franco Scarioni 1925, una storica società calcistica del quartiere Ortica di Milano. Intorno a lui, si è stretta una rete di solidarietà ampia e trasversale, in cui il calcio è diventato il mezzo per fornire un aiuto concreto. È stata proprio la Scarioni, infatti, a promuovere insieme alla famiglia Bove una raccolta fondi per sostenere e accompagnare Leonardo nel percorso di cure e riabilitazione. L’obiettivo è stato fissato a 70.000 euro, ma ogni contributo, indipendentemente dall’importo, rappresenta un gesto di grande valore (in calce a questo articolo è presente il link diretto alla raccolta fondi, ndr).

La voce di Gugliemo

Guglielmo è il capitano della prima squadra della Scarioni, che da quest’anno milita nel campionato di promozione, il sesto livello assoluto del calcio italiano. Gioca come mediano, e della Scarioni è leader dentro e fuori dal campo. È proprio lui, da vero capitano, a raccontarci com’è nata l’idea della raccolta fondi per Leonardo e in che modo possiamo contribuire tutti in maniera concreta.

“Io gioco nella prima squadra della Scarioni, la squadra dei grandi, dai vent’anni in su. Leonardo invece è nell’under 17, una squadra che si allenava prima di noi”, ci spiega. “Alla Scarioni, da qualche anno, c’è la volontà di tenere i ragazzi giovani molto vicini alla prima squadra. Non è sempre stato così, ma negli ultimi anni è diventata una scelta precisa. La prima squadra è cresciuta, ha assunto un peso diverso, e si è cercato di creare più contatto con il settore giovanile”.

Questa vicinanza, racconta, non è solo simbolica. “Condividiamo gli spazi, i tempi, il campo. I ragazzi arrivano prima di noi, noi li vediamo allenarsi, loro vedono noi. È un modo per farli sentire parte di un percorso unico”. In questo contesto, Leonardo è uno dei volti più riconoscibili della sua annata. “Stava facendo molto bene. È un ragazzo molto promettente, serio, con un buon percorso davanti. E potrà esserlo ancora”.

La notizia del coinvolgimento di Leonardo nella tragedia di Crans-Montana è stata comunicata al primo allenamento dopo il rientro. “Quando siamo rientrati, l’abbiamo saputo tutti. All’inizio eravamo spiazzati, anche perché non si conoscevano bene i dettagli. Poi, pian piano, è venuto fuori il suo nome”. A quel punto, spiega Guglielmo, la società ha fatto una scelta precisa. “Si è deciso di fermarsi sul piano delle comunicazioni pubbliche. Non dare notizie, non aggiungere rumore. Ma cercare un modo concreto per stargli vicino”.

Da qui è nata l’idea della raccolta fondi. “Secondo me è stato un gesto silenzioso ma efficace”, ci spiega Guglielmo. “Un gesto concreto per stare vicini a Leonardo e alla sua famiglia, sempre nel massimo rispetto della loro situazione. Perché il punto non è solo il lato economico. Certo, quello è importante, ma si tratta soprattutto di far sentire un abbraccio. Questa iniziativa ha dato forza alla sua famiglia. Gli ha fatto sentire che non sono soli”.

Un abbraccio che, in breve tempo, ha superato i confini dell’Ortica e di Milano. “Attraverso Instagram, Facebook, i canali comunicativi della Scarioni, chiunque poteva e può ancora fare il suo gesto. Hanno risposto tante persone, tante società, anche avversarie. Una delle collette ha raggiunto il limite previsto in pochissimo tempo ed è stato necessario aprirne un’altra. Questo dice molto. Dice che il messaggio è arrivato”.

Il legame con i Bove, per lui, è anche personale. “Sono molto amico di Mattia, il fratello di Leonardo. Ha giocato in prima squadra con noi qualche anno fa. La famiglia è sempre stata presente al campo, per accompagnare i ragazzi. C’è una vicinanza reale, quotidiana”.

Nei giorni successivi alla tragedia, il centro sportivo della Scarioni è diventato un vero e proprio punto di riferimento. “Una domenica la preagonistica (tra cui anche l’under 17 in cui milita Leonardo, ndr) è stata fermata per rispetto. È stata una scelta condivisa. La settimana dopo, invece, Mattia Bove è venuto al campo insieme a tutta la famiglia. È stato toccante. Soprattutto per i ragazzi dell’under 17: molti di loro non sono solo compagni di squadra di Leonardo, ma amici veri, spesso i migliori amici”. Guglielmo insiste su questo aspetto. “Quando succedono cose così, ti rendi conto di quanto il gruppo conti davvero. Dai bambini più piccoli fino a noi più grandi, tutti abbiamo cercato di fare qualcosa. Anche solo di esserci”.

C’è poi un episodio che, per lui, sintetizza meglio di altri il senso di questi giorni. “Domenica scorsa noi della prima squadra abbiamo affrontato la prima in classifica. Venivamo da un periodo difficile, con tante sconfitte. Non era un momento semplice”. Prima della partita, però, qualcosa è cambiato. “Negli spogliatoi, prima di entrare in campo, Mattia ci ha raggiunti e un nostro compagno di squadra ci ha fatto un discorso mentre eravamo tutti abbracciati. Alla fine, contro ogni pronostico, abbiamo vinto la partita pur partendo da sfavoriti. Quelle parole ci hanno dato una spinta diversa”.

Per Guglielmo, è in passaggi come questo che emergono i valori dello sport di squadra. “Chi ha fatto tanti anni di sport lo sa. Quando c’è una situazione toccante, brutta, il gruppo diventa fondamentale. Il campo diventa quasi un pretesto. Conta il modo in cui ci si sta vicini”.

Un abbraccio che diventa squadra

Questa storia mostra in che modo lo sport può diventare un veicolo potente di solidarietà. Non solo competizione, ma un linguaggio comune, uno spazio di incontro, uno strumento per sentirsi parte di un qualcosa di più grande. Nel gioco di squadra si impara a sostenere chi è in difficoltà, a riconoscere il valore umano prima del risultato, come abbiamo evidenziato con la nostra campagna “Giusti nello Sport”.

In questo senso, iniziative come quella della Scarioni – a cui fa il paio anche la raccolta fondi organizzata dall’Enotria per Kean Talingdan, compagno di classe di Leonardo, anche lui ferito durante la notte di Capodanno - si inseriscono in una visione più ampia dello sport come luogo di responsabilità e scelta. Scegliere di esserci, di aiutare, fare della competizione un mezzo di inclusione, trasformare un gesto individuale in un’azione collettiva.

È così che un abbraccio diventa squadra. E che una raccolta fondi diventa qualcosa di più: un modo concreto per accompagnare Leonardo e la sua famiglia lungo un percorso difficile, ricordando che nessuno è solo.

A questo link è possibile contribuire alla raccolta fondi per Leonardo Bove con una donazione.

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Foto in copertina dal profilo Instagram di Sprint&Sport

20 gennaio 2026

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