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Yonatan Mizrachi: "Allarme sui nuovi insediamenti dei coloni, serve una soluzione a due stati"

Cristina Giudici intervista il responsabile del Settlement watch di Peace Now

Il Terzo Fronte (The Third Front) è un report dell’organizzazione israeliana Peace Now che monitora dal 2012 l’espansione degli insediamenti israeliani incoraggiata dalle figure più estremiste e messianiche del governo dello stato ebraico. Nel doveroso dibattito sull’antisemitismo, sul pogrom del 7 ottobre, sul dramma della guerra a Gaza, non si può ignorare cosa accade nei territori palestinesi, dove si continuano a creare insediamenti per cercare di cacciare gli abitanti e creare una grande Israele in nome di un disegno divino. GariwoMag ha intervistato Yonatan Mizrachi, responsabile del Settlement watch di Peace Now, che il 28 gennaio ha lanciato un nuovo allarme perché il Consiglio Superiore di Pianificazione (HPC) dell'Amministrazione Civile in Cisgiordania discuterà l'approvazione della costruzione di 68 nuove unità abitative nell'insediamento di Givat Ze'ev.

Secondo Peace Now, nel 2023 il governo israeliano ha raggiunto il numero record con 12.349 unità abitative in Cisgiordania (escludendo Gerusalemme Est) tramite le procedure di pianificazione. Yonatan Mizrachi, cosa sta accadendo in Cisgiordania?

Il governo Netanyahu-Smotrich-Ben Gvir continua la sua costruzione distruttiva in Cisgiordania, che si aggiunge alla costruzione illegale diffusa in tutta la Cisgiordania nell'ultimo anno e a uno sviluppo incontrollato in tutte le aree dei territori occupati. Il governo di Israele inizia il 2024 puntando chiaramente all'eliminazione della soluzione dei due stati, sebbene sia certo che non ci siano alternative per fermare la violenza.

Molte persone hanno scoperto il tema problematico degli insediamenti illegali solo dopo il 7 ottobre.

Invece è un problema che si trascina dalla fine degli anni ‘90. Anche se nell’ultimo anno l’espansione degli insediamenti è cresciuta. Stiamo per aggiornare il report Il Terzo Fronte perché dall’inizio della guerra sono stati creati dieci nuovi insediamenti.

Ci può spiegare il progetto di espansione territoriale di Israele?

Il piano è quello di occupare completamente l’area C (amministrata dagli israeliani, ndr), ma non solo quella, per impedire la creazione di uno stato palestinese e una sovranità palestinese. Non è niente di nuovo, si tratta di una politica che dura da 25 anni, anche se durante l’ultimo anno è stata più recrudescente.

Tanti pensano che Bezalel Yoel Smotrich, il ministro delle finanze, sia il regista di questa politica di insediamenti illegali. È così o si tratta solo di un abile agitatore?

La politica di espansione territoriale di Israele è iniziata dopo gli Accordi di Oslo e si è intensificata con l’arrivo di Benjamin Netanyahu al potere. Smotrich è un politico molto furbo e sostiene profondamente i coloni, ma non è lui a decidere. Molti, sia in Israele sia in Europa, credono che ci sia sempre lui dietro a tutto, ma non è così: è stato il governo che ha deciso di forzare la legge per espandere gli insediamenti.

Qual è il peso della società civile in Israele? Le proteste che sono riprese riusciranno a cambiare la leadership del paese?

Non so se avremo mai questo superpotere. Fino ad ora non ci siamo mai riusciti. Io sono israeliano, amo il mio paese e per questo motivo dico che la nostra prospettiva può essere esclusivamente quella della convivenza fra palestinesi e israeliani. Noi di Peace Now parliamo di una soluzione politica che comprenda due stati perché continuare a uccidere e a odiarsi non porta da nessuna parte. Sappiamo che molti palestinesi, così come molti israeliani, non vogliono la pace, non siamo ingenui, ma sul lungo termine l’unica soluzione pratica può essere solo la coesistenza.

Ci sono state diverse manifestazioni di israeliani che chiedono il cessate il fuoco.

Sì, certo. E questo accade per diverse ragioni. Bisogna fermare la guerra perché non vogliamo che le persone continuino a morire. Bisogna fermarla perché molti israeliani pensano che questa guerra non stia raggiungendo i suoi obiettivi. Siamo consapevoli del fatto che Hamas possa attaccarci e ucciderci di nuovo, ma ci sono 130 ostaggi, gente innocente da salvare e la guerra non li porterà a casa.

Quando il premier o i suoi ministri parlano di cacciare i palestinesi da Gaza, dobbiamo pensare che si tratti di propaganda o di qualcosa di concreto?

Dobbiamo pensare che si tratta soprattutto di qualcosa di molto pericoloso. Non credo che il governo possa trasferire i palestinesi in altri paesi, Israele non può farlo e non credo neanche ci siano stati che li accetterebbero. Si tratta di propaganda, ma è pericolosa. I problemi non spariscono con la propaganda. Prospettare soluzioni radicali e violente non ci porterà a superare questo momento drammatico.

All’inizio il paese sembrava compatto, ma dopo tre mesi di guerra qual è il sentiment in Israele?

Molti ora pensano che numerosi obbiettivi prospettati non siano stati raggiunti. Non si può continuare a dire “non abbiamo ancora vinto e allora andiamo avanti”. Non si può continuare a dire “non abbiamo sconfitto Hamas, ma lo faremo e allora distruggiamo la Striscia di Gaza, proponiamo di trasferire i palestinesi e poi ci inventiamo qualcosa d’altro”. Questo modo di pensare non porterà da nessuna parte. Inoltre, ci sono troppe interferenze. Alla fine a soffrire siamo noi, israeliani, e i palestinesi. E siamo noi che dobbiamo decidere come fare a smettere di combatterci: nessun altro può farlo al nostro posto.

Foto in copertina dal profilo Facebook di Peace Now.

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