Gariwo
QR-code
https://it.gariwo.net/magazine/la-situazione-oggi-27987.html
Gariwo Magazine

La situazione oggi

Islamofobia

Come ci ha insegnato Rapahel Lemkin, che per primo ha identificato il concetto di genocidio, l’odio ci contamina un po’ per volta, passo dopo passo. Dapprima si manifesta attraverso il linguaggio, poi si crea la cultura politica del nemico e si iniziano a creare dei presupposti legali per favorire o condurre direttamente alla discriminazione. E poi, se non c’è un freno, si può arrivare alla persecuzione e finanche all’annientamento. È capitato con la Shoah, è capitato per i rom e sinti, è successo in Armenia, in Ruanda, solo per citarne alcuni. Non è scritto da nessuna parte che non possa accadere ancora, magari partendo da una distorsione della politica, da un allentamento dei processi democratici. Basta solleticare una paura e alimentare, come un fuoco, un pregiudizio. Ed eccola lì. L’islamofobia. La prima volta che viene utilizzata quest’espressione è il 1923, quando il professore di lingua ebraica Stanley Arthur Cook scrive un testo per il Journal of Theological Studies. Nella sua accezione attuale, però, il termine islamofobia compare solo nel 1997 nel report intitolato “Islamophobia, a Challenge for Us All” per poi essere ripreso, studiato e analizzato inquanto fenomeno attuale all’inizio degli anni 2000, prima ancora dell’attacco dell’11 settembre alle torri gemelle di New York. Da allora, l’islamofobia è cresciuta esponenzialmente in relazione a diversi avvenimenti, come le guerre e le migrazioni ed è diventata una emergenza. Non a caso, anche l’Onu ha deciso di dedicare il 15 marzo alla Giornata Internazionale per la lotta all’islamofobia.

Secondo un sondaggio realizzato a fine 2024 dalla Fundamental Rights Agency su campione di cittadini di fede islamica che vivono in 13 Paesi dell’Unione europea, il 50% dei musulmani ha subito discriminazioni se non veri e propri attacchi durante le sue giornate. Nel 2023 lo stesso sondaggio aveva fatto registrare un numero ben più basso, 21%, a dimostrazione che nell’ultimo anno qualcosa è cambiato. Come avviene per altre forme di odio, innescate da eventi internazionali o da casi di cronaca, è stato l’attacco terrorista di Hamas del 7 ottobre in Israele con la conseguente guerra a Gaza a innescare una potente ondata di islamofobia. In tutto il mondo, ma soprattutto in Europa. L’Italia si allinea agli altri Paesi dell’Unione, come ha spiegato il sociologo Fabrizio Ciocca. “Grossomodo, il 60-70% della popolazione italiana ha un giudizio abbastanza negativo nei confronti dell'islam e si sbaglia a pensare che sia un fenomeno che riguarda solo persone di destra. In realtà, sono percentuali abbastanza trasversali, nel senso che sia gli elettori che si rifanno a una tradizione di centrosinistra sia quelli che si sentono di centrodestra registrano queste percentuali molto alte. Abbiamo potuto analizzare anche le motivazioni: diciamo che chi è di centrodestra vede nell'Islam, nei musulmani, un attentato all'identità nazionale. Se ne fa un discorso etnico e si pensa all'invasione islamica. A sinistra, invece, c'è più paura di un attacco ai diritti delle donne”. L'islamofobia in Italia si manifesta in diverse forme. A livello discorsivo, si assiste a una costante rappresentazione negativa dell'Islam, spesso equiparato a integralismo, terrorismo e arretratezza culturale.

Le paure ataviche: invasione, islamizzazione

Questa narrazione, alimentata da alcuni media e da frange politiche, contribuisce a creare un clima di sospetto e diffidenza nei confronti dei musulmani. “Ci sono vari tipi di islamofobia”, ci spiega ancora il sociologo Ciocca. “C’è chi odia i musulmani e ha un sentiment negativo verso tutto ciò che gli ricorda l’Islam, ma è un pregiudizio che resta lì, non si manifesta al di fuori di certi atteggiamenti. È, tra virgolette, una islamofobia passiva. E poi c’è, invece, l’islamofobia attiva di chi odia i musulmani e lo manifesta attivamente, con la violenza verbale e fisica. In questo caso, si verificano episodi di scritte ingiuriose sulle moschee, di molotov contro i centri islamici. Oppure, si compiono azioni come strappare il velo ad una ragazza musulmana, aggredire persone in strada, sputare in faccia. E poi c’è l'islamofobia trasversale, quella che viaggia online ed è una montagna. I leoni da tastiera islamofobi si nascondono nell’ombra, pensano di non essere identificati e hanno gioco facile e, dunque, si sfogano. Ciò avviene soprattutto dopo i casi di cronaca e, infatti, i commenti sotto le notizie postate dai quotidiani sono pieni di odio e insulti di vario genere”. “Terrorista, schifoso beduino, stupido cammelliere. Torna al tuo Paese”. Gli insulti che vengono rivolti alla comunità islamica sono di vario genere e nella stragrande maggioranza dei casi sono rivolti a persone a prescindere dal loro status e, spesso, persino dalla loro religione, basandosi solo sul colore della pelle. “Per la maggioranza degli islamofobi è molto difficile fare una corretta distinzione tra musulmani con cittadinanza italiana, musulmani con visto temporaneo, rifugiati, migranti, musulmani nati in Italia di seconda generazione ecc. Quindi, spesso si fa tutto un calderone in cui si mescolano ignoranza, pregiudizi, timori e mezze verità”.


Questo contenuto fa parte del dossier
Come curare le ferite dell'odio.
Le altre parti sull'Islamofobia sono:

22 gennaio 2025

Rimani aggiornato con le storie dei Giusti

Una volta al mese riceverai dalla redazione di Gariwo riflessioni, eventi e storie sul valore della responsabilità e della memoria del Bene.

Email: