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Come ricordare oggi le vittime del colonialismo italiano

di Murat Cinar

Il 19 febbraio è la Giornata dedicata al ricordo delle vittime del colonialismo italiano in Africa. Chi avrebbe potuto narrare meglio questa pagina rimossa dalla storia se non il Black History Month Torino? La tradizione storica, nata nel 1926 negli Usa, si è diffusa nel Belpaese, dapprima a Firenze, poi a Bologna e, tre anni fa, a Torino. L'idea di dedicare uno spazio di tempo, energia, incontri, manifestazioni e concerti alle persone nere, al fine di discutere della loro storia, quotidianità e futuro, in Italia e altrove, sta guadagnando sempre più terreno. Quest'anno si celebrano per la prima volta edizioni ad Aosta, Imola, Verona e Milano. Questa significativa occasione, che vede le persone afrodiscendenti protagoniste, decide di concentrarsi sul colonialismo italiano con numerosi eventi nel calendario dell'edizione torinese. Proprio nei giorni in cui, durante la manifestazione nazional-popolare più importante d’Italia, ovvero il Festival di Sanremo, si discute di "genocidio", a Torino si affrontano i crimini commessi dal fascismo in Africa.

Sueni De Biasi, durante l'edizione 2024 del Black History Month Torino, ha presentato il suo nuovo libro Razzismi, genere, corpo nell'Italia colonialista e fascista. Frutto di una ricerca accademica, questo lavoro si presenta come uno strumento di grande importanza per comprendere il colonialismo italiano e il suo distorto rapporto con il corpo delle donne. Sueni afferma con forza l'importanza di scoprire ciò che è accaduto: "È fondamentale che i giovani afrodiscendenti studino il passato del paese in cui vivono e crescono, al fine di comprendere tutte le dinamiche ad esso legate e di sviluppare gli strumenti per migliorare il loro futuro e quello del paese". 

Wissal Houbabi, poeta, artista e scrittrice, ha presentato uno spettacolo di danza, musica e letture intitolato "7lemi", insieme a Roberto Paci Dalò, regista e musicista. Houbabi lavora da tempo sulla condizione della cultura diasporica e sulla decolonizzazione dei saperi, delle memorie e degli immaginari. Rispondendo all'importanza che le persone afrodiscendenti hanno nel discutere del colonialismo italiano, del fascismo e dei crimini di quel periodo oscuro, Houbabi afferma: “Farebbe bene a tuttə conoscere punti di vista di chi è stata oppressə in modo così feroce. È il punto di vista più urgente e necessario da conoscere, è dal margine che si può vedere la violenza del sistema fino al suo cuore, il suo centro cieco”. “So che ancora oggi questa domanda non è scontata, vorrei che un giorno (senza offesa) potesse risultare una domanda stupida. Perché è importante ascoltare le donne quando si parla di misoginia? In relazione al percorso femminista che conosciamo, questa oggi è considerabile una domanda stupida. Ecco, allo stesso modo dovrebbe essere anche per qualsiasi oppressione, la situazione invece è che quando se ne parla non solo non ne parlano le persone oppresse, ma spesso viene persino agito del negazionismo”. 

L'ultima parola utilizzata da Houbabi, ovvero "negazionismo", è sempre più al centro della nostra vita quotidiana da alcuni anni. Quella cultura che si oppone al cambiamento e cerca anche di riscrivere la storia e che, in questi giorni a Torino, ha preso di mira lo storico e scrittore Eric Gobetti, attraverso minacce e linciaggio mediatico e politico, a causa del suo libro E allora le foibe?. “Aggiungo, non c'è scorciatoia possibile e riparazione diplomatica utile. Conoscere il colonialismo significa attivare un processo di trasformazione di questa società, non sono solo dati storici, è la struttura dentro alla quale viviamo: un sistema che fonda il suo modello su un apparato (neo)coloniale. L'Europa, oggi più che mai, sta dimostrando che il negazionismo e la non volontà ad affrontare le responsabilità storiche sono giustificate da: nessun pentimento storico; dal fatto che ancora si trae vantaggio ad avere rapporti "diplomatici" con le ex colonie; dal voler difendere la sua posizione di controllo e potenza dell'essere "primo mondo". Le parole di Wissal Houbabi ci ricordano che ciò che il colonizzatore continua a strutturare con il suo sfruttato e schiavo è un rapporto di subordinazione e verticalità. 

Joy Uchenna Uzoije è una dei coordinatori dell’edizione 2024 del Black History Month Torino. Tra le presentazioni dei libri e i dibattiti che ha condotto, ce n’è uno in particolare molto interessante: quello di Bayo Akomolafe, filosofo e autore del libro Queste terre selvagge oltre lo steccato. Akomolafe è stato uno degli ospiti più importanti di quest’edizione e ha parlato a lungo della necessità di un’ondata internazionale di decolonizzazione. La presentazione del suo libro è stata condotta da Uzoije, la quale ha espresso le sue idee in merito alla necessità che siano le persone afrodiscendenti a parlare in modo critico del colonialismo italiano e del fascismo. “Il colonialismo e il fascismo sono due fenomeni collaterali. Si tratta di una memoria cancellata. Si parla molto del colonialismo degli altri ma di quell’italiano no, anche se è stato atroce. È importante anche parlare di questo attraverso i corpi. Ci sono state una gerarchia e una sottomissione imposte dal fascismo e dal colonialismo che prevedeva i corpi razzializzati come corpi inferiori. Quei corpi non avevano quindi gli stessi diritti dei bianchi. Perciò è tuttora importante che siamo noi a parlare in modo critico di quel passato perché siamo noi a portarli in giro per il mondo. Anche se non siamo stati noi in prima persona a subire le conseguenze e gli abusi del colonialismo e della schiavitù, noi persone afrodiscendenti tutt’oggi subiamo discriminazione e quegli sguardi nei posti di lavoro”.

Afaf Ezzamouri è un’insegnante di filosofia, consigliera del Comune di Castelbaldo e membro di “Teach for Italy”, una realtà che si impegna nella lotta contro le diseguaglianze educative e nel potenziamento della scuola pubblica nei contesti più difficili, portando giovani talenti e nuove energie nelle scuole più svantaggiate. Ezzamouri ha preso parte a un incontro molto interessante in cui si è discusso del cyberbullismo con uno sguardo rivolto alle famiglie e alla scuola. È stata dedicata particolare attenzione alla condizione dei giovani studenti afrodiscendenti nell'Italia di oggi, un paese che, purtroppo, continua a essere segnato dal razzismo, erede di una cultura colonialista e arrogante. Ezzamouri parla così della necessità che le persone afrodiscendenti indaghino sul colonialismo e sul fascismo con uno spirito critico: “Penso che, in generale, sia estremamente importante che le persone sviluppino un senso critico rispetto al mondo che li circonda e a eventi come il colonialismo e il fascismo. Credo sia ancor più incisivo che le persone afrodiscendenti si autodeterminino ancor prima di essere definiti dal mondo occidentale; questo è possibile anche ripercorrendo la storia del colonialismo che necessariamente attraversa le persone afrodiscendenti. Credo si debba ripartire solo e soltanto da queste identità e dalle loro narrazioni”.

L’edizione 2024 del Black History Month Torino dedica particolare attenzione alle oltre 700.000 vittime del colonialismo italiano in Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia. Ciò avviene attraverso la concessione di spazio, visibilità e protagonismo alle persone afrodiscendenti che risiedono in Italia. Questo contesto si sviluppa a Torino, città che ancora oggi, purtroppo, è "ricca" di strade e piazze dedicate a personaggi "illustri" del colonialismo italiano, con le mani macchiate di sangue, come il generale Antonio Baldissera, capo delle truppe italiane dal 1888 al 1889, responsabile del massacro di circa 800 abissini.

Murat Cinar, giornalista esperto di Turchia

19 febbraio 2024

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