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Nel Cpr misto di Ponte Galeria i tentativi di suicidio sono quotidiani

di Cristina Giudici

Questo articolo fa parte di una inchiesta sui Cpr che si intitola "Dei delitti e delle pene". Leggi qui il primo articolo

Pensavamo di avervi raccontato il peggio dei Cpr, i centri di permanenza per il rimpatrio, con la vicenda della protesta nuda avvenuta a Milano. E invece purtroppo no. A Roma, nel Cpr più grande d’Italia che ha anche una sezione femminile, la situazione è persino più agghiacciante. Anche perché i trattenuti non hanno alcuna possibilità di comunicare con l’esterno, sebbene il regolamento lo permetta. Nella sezione femminile alle nigeriane vittime di tratta si aggiungono anche badanti che hanno perso il permesso di soggiorno. E nella sezione maschile, domenica 3 marzo c’è stata una protesta per ricordare il suicidio di Ousmane Sylla, un ragazzo della Guinea di 22 anni che non poteva essere espulso perché mancano gli accordi fra l’Italia e il suo paese. Sul muro della cella aveva scritto: "Mi manca mia madre, voglio tornare in Africa" e poi si era impiccato la notte del 3 febbraio. 

Ousmane Sylla era arrivato in Italia da minorenne straniero non accompagnato e invece di essere protetto era finito nel circuito infernale dei Cpr. Nel pomeriggio di domenica 3 marzo, per ricordarlo, alcuni migranti hanno dato fuoco a dei materassi anche per manifestare la propria disperazione. E siccome non esiste una connessione con l’esterno, a Ponte Galeria si possono solo fare dei blitz, delle improvvise visite da parte dei parlamentari o Garanti comunali e regionali delle persone private della libertà. L’ultima è stata quella della senatrice Ilaria Cucchi: “Nei giorni scorsi ci sono stati sei tentati suicidi. Questa struttura, come tutte le altre di questo tipo, è un luogo terribile. Solo entrando qui dentro e guardando con i propri occhi quello che succede si può spiegare il motivo dei sei tentati suicidi. Gente che arriva a rischiare la propria vita pur di scappare da questi lager", ha detto la senatrice al termine della visita.

Gestione privata di multinazionali: la fotografia del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per la Regione Lazio

Secondo la fotografia scattata dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per la Regione, Stefano Anastasia, il Cpr di Ponte Galeria è gestito da Ors Italia, che appartiene alla multinazionale Ors Group, con sede centrale in Svizzera, e che si è aggiudicata l’ultima gara d’appalto pubblicata nel giugno 2021 dalla Prefettura di Roma. Una società che è da più di 30 anni nei settori dell’accoglienza e della detenzione amministrativa dei migranti per conto di governi e autorità in tutta Europa; il Gruppo Ors gestisce, infatti, strutture di accoglienza e trattenimento in Svizzera, Germania, Austria, Italia e Spagna. Dal 1° settembre 2022 la Ors Group è stata acquisita da Serco Group plc, gruppo britannico che fornisce servizi di outsourcing al settore pubblico in tutto il mondo. Quotata alla London Stock Exchange (la borsa di Londra), la Serco Group è specializzata nei trasporti privati, nel controllo del traffico, nell’aviazione, nei contratti di armi militari e nucleari presso la Royal Air Force, la US Army e le Forze Armate Australiane, nella gestione di impianti come aeroporti, istituti governativi, prigioni, caserme e scuole. Serco Group è attiva in Europa, in Medio Oriente, in Asia Orientale, in Australia e in Nord America. “E come se non bastasse ha anche un servizio lobbystico in Parlamento”, ci fa notare Federica Borlizzi, avvocata e collaboratrice del team legale di Cild, la Coalizione Libertà e Diritti Civili.

Il racconto di Federica Borlizzi della Coalizione Libertà e Diritti Civili.

“Si tratta del Cpr più grande e più longevo d’Italia. Esiste dal 1998, quando era ancora un Cpt stabilito dalla legge Turco-Napolitano. Prima del Covid c’era una cooperativa, Bee Free, che aveva uno sportello per individuare le vittime della tratta e cercare di evitare le loro espulsioni. Ora lo sportello non c’è più e nella sezione femminile, oltre alle badanti che hanno perso il permesso di soggiorno, ci sono anche nigeriane che vengono espulse e, nel tentativo di tornare in Italia, corrono il serio rischio di re-trafficking. Non abbiamo una linea di comunicazione con i trattenuti e così accade che veniamo a sapere troppo tardi che ci sono persone che si sono persino spezzate gli arti per poter uscire e andare in ospedale”, racconta Federica Borlizzi. 

Nella sezione maschile di Ponte Galeria ci sono soprattutto tunisini. A Ponte Galeria, come negli altri Cpr, il problema è sostanzialmente uno: si tratta di strutture detentive gestite privatamente con appalti ottenuti tramite gare al ribasso. “Questo è il Cpr degli arti rotti, dei continui tentati suicidi, delle bocche cucite con il fil di ferro. Le celle sono piene di spazzatura, i detenuti dormono all’aperto, i telefoni vengono sequestrati all’ingresso contro tutte le leggi vigenti, dalla Costituzione alle disposizioni previste dal regolamento”, racconta ancora Federica Borlizzi di Cild che, con altre associazioni, sta costruendo una rete simile a quella milanese No Cpr-Mai più lager. Come a Palazzo Marino, anche il consiglio comunale romano del Campidoglio ha votato una delibera per la chiusura di Ponte Galeria, anche se poi a decidere sono le questure, le prefetture e il Viminale. “Stiamo chiedendo una commissione di inchiesta, ma sia chiaro che Ponte Galeria, come tutti i Cpr, è una realtà extragiuridica ed extraterritoriale e deve esser chiuso”, conclude l’avvocata Borlizzi.

Secondo il Garante regionale, Stefano Anastasia, resta fondamentale il tema dell’accesso alla corrispondenza con l’esterno. Come si legge nella scheda del Consiglio Regionale del Lazio sul Cpr (ex Cie) di Ponte Galeria “motivo di profonda frizione e particolare malcontento tra i trattenuti e la struttura di gestione, è il sequestro dei cellulari al momento dell’ingresso nel settore maschile – al femminile i cellulari sono trattenuti e sostituiti con cellulari senza telecamera e connessione internet -. L’unica possibilità di effettuare telefonate è con cabine telefoniche, per chi ha mezzi economici propri o con tessere telefoniche di 5 euro fornite periodicamente dalla Direzione. Tuttavia, il prezzo delle chiamate da fisso a cellulare è molto elevato e quindi quasi tutti non possono avere contatti con i familiari”.

Attualmente ci sono 29 persone nella sezione maschile e 5 in quella femminile a causa dei disordini del mese scorso, verificatisi a seguito della morte di Sylla, il 22enne della Guinea che si è tolto la vita. 

Perché nessuno interviene? Forse la risposta si trova nell’ ultimo rapporto Cild, L’affare CPR. Il profitto sulla pelle delle persone migranti; sono 56 i milioni di euro previsti complessivamente, nel periodo 2021-2023, dagli appalti per affidare la gestione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) ai soggetti privati. Il 9 marzo i Radicali di Roma si sono trovati davanti alla struttura per chiederne la chiusura perché quello che succede all’interno - fra giornate sospese nel vuoto, dosi massicce di psicofarmaci, condizioni di vita disumane - è talmente intollerabile che l’unica via di uscita per tanti migranti irregolari resta il suicidio.

Cristina Giudici, giornalista

14 marzo 2024

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