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Genocidio a Srebrenica, la risoluzione delle Nazioni Unite spaventa i nazionalisti serbi

di Tatjana Dordevic

A Srebrenica è stato commesso un genocidio, eppure per i serbi si è trattato solo di un grave crimine. Nonostante le sentenze definitive del Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia dell'Aja, tutt’oggi, quasi tre decenni dopo, non c’è consenso nei Balcani su ciò che è accaduto a Srebrenica l’11 luglio 1995, quando furono uccise più di 8.000 persone.

Sulla bozza di risoluzione per dichiarare quella data come Giornata internazionale del ricordo del genocidio di Srebrenica era prevista - inizialmente per il 27 aprile - una votazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York. La votazione è stata poi posticipata al 2 maggio e infine la decisione è stata rinviata a una data successiva. La bozza di risoluzione, che è stata proposta da Germania e Ruanda e sostenuta da potenze occidentali come Stati Uniti, Italia e Francia, nonché Slovenia, Croazia e Macedonia del Nord, ha suscitato molte polemiche, soprattutto in Serbia e Repubblica Srpska

Mentre Belgrado e l'entità dello Stato bosniaco a maggioranza serba (la Repubblica Srpska, ndr) si oppongono fermamente all'iniziativa di adottare la risoluzione, a Sarajevo affermano che quel documento sarà un'occasione per continuare il processo di riconciliazione nella regione. Sono proprio le "Madri di Srebrenica", l'associazione non governativa composta dalle mogli, madri e sorelle che hanno perso i loro cari durante il massacro di Srebrenica, a sperare che la stessa Serbia possa sostenere la risoluzione, che loro considerano un sigillo di verità. Anche il presidente del Partito di Azione Democratica (SDA), il partito politico più influente in Bosnia, Bakir Izetbegović, ha scritto in una lettera indirizzata ai membri delle Nazioni Unite che la risoluzione sarà l'occasione per ribadire che la responsabilità del genocidio commesso nel 1995 ricade solamente su alcune parti dell'allora regime serbo, e non sull'intera nazione.

Dall’altra parte, il presidente serbo Aleksandar Vučić definisce la risoluzione come "un'apertura del vaso di Pandora" con cui le potenze occidentali esercitano pressioni. Condivide questo punto di vista anche il presidente della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, il quale nel 2015 ha visitato il centro commemorativo di Potocari a Srebrenica e ha riconosciuto il genocidio. Ora annuncia che, se questa risoluzione verrà adottata, l'entità serba potrebbe "abbandonare il processo decisionale in Bosnia-Erzegovina". A sostenere questa posizione è anche l'ex primo ministro della Repubblica Srpska e membro della presidenza della Bosnia-Erzegovina, Željka Cvijanović, che ha dichiarato che la risoluzione è stata preparata "illegalmente" ed è un esempio di violazione della Costituzione della Bosnia-Erzegovina, rappresentando un pericolo per la pace e la stabilità.

Ritornando al passato, la proposta di risoluzione non è una novità. Nel 2015 la Russia ha posto il proprio veto, che questo anno è scaduto, sulla bozza di risoluzione proposta all’epoca dalla Gran Bretagna al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e destinata a condannare il massacro di Srebrenica.

Nel corso di questi anni, il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia dell'Aja ha proceduto contro 20 imputati, pronunciando nel 2004 la prima condanna per genocidio in Europa dai tempi dei processi nazisti. Questa condanna riguardava Radislav Krstić, ex generale dell'esercito della Repubblica Srpska, e ha rappresentato la prima volta in cui un tribunale ha stabilito che a Srebrenica era stato commesso un genocidio. Successivamente, Ratko Mladić, ex comandante dell’esercito della Repubblica Srpska, è stato condannato all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica, nel 2017, così come l’ex presidente della Repubblica Srpska, Radovan Karadžić, nel marzo 2019.

Nel testo finale della risoluzione, ora inviato a Dennis Francis, Presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si afferma che: “L’ONU condanna senza riserve ogni negazione del genocidio di Srebrenica come evento storico e invita gli Stati membri a preservare i fatti accertati, anche attraverso i loro sistemi educativi, sviluppando programmi adeguati, anche come segno della memoria, al fine di prevenire la negazione e la distorsione dei fatti e il verificarsi di genocidi in futuro”.

Inoltre, si legge ancora che le Nazioni Unite condannano senza riserve le azioni che glorificano coloro che sono stati processati per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio dai tribunali internazionali, inclusi i responsabili del genocidio.

Il testo che sarà votato dalle Nazioni Unite è visto a Belgrado come una condanna dell'intero popolo serbo. In Bosnia-Erzegovina, come in gran parte del resto del mondo, l'adozione di questa risoluzione è vista come una nuova opportunità per affrontare la verità e offrire la possibilità di un nuovo inizio e la pace tra due popoli.

In foto di copertina il memoriale del genocidio di Srebrenica. Credits: Wikipedia Commons/Юрий Д.К.

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