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Quanto più odio c’è nel mondo, tanto più si manifesta l’antisemitismo

Antisemitismo

L’odio è una condizione umana che si manifesta dall’alba dei tempi tra gli uomini e le donne, perché chi è diverso da me, chi vive al di là del mio uscio è un pericolo e, dunque, è un nemico. E il nemico si odia, perché questo sentimento di rabbia e fastidio ci rende più facile disumanizzare e ferire senza avvertire rimorsi, senza provare il senso di colpa. Potremmo dire che l’odio è un sentimento ancestrale, ma quando al puro istinto di sopravvivenza gli uomini hanno accostato spirito, riflessione, etica, il ragionamento avrebbe dovuto e potuto evolvere il pensiero. Spesso così non è stato. Alla base di ogni forma di totalitarismo e di violenza, infatti, nel passato come oggi, c’è la negazione della diversità, come scriveva anche Hannah Arendt. “Non l’Uomo, ma uomini abitano questo pianeta. La pluralità è la legge della terra”. Ma tra le forme di odio più diffuse e più antiche c’è quella per gli ebrei.

L’odio verso gli ebrei, come avviene anche per tutte le categorie oggetto di astio e violenza, si esplicita soprattutto tramite le piattaforme social, dove l’anonimato e il senso di impunità, rendono più facile vomitare cattiverie che nella vita vera non si oserebbero dire. Nel mirino degli odiatori è finita anche la senatrice Liliana Segre, che ha ricevuto valanghe di commenti antisemiti e di messaggi d’odio, tanto da farle ritirare la partecipazione ad un evento al memoriale della Shoah di Milano. “E’ un bruttissimo segno quando anche una sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz riceve montagne di insulti”, ha detto il presidente della Fondazione Gariwo Gabriele Nissim. “Quanto più odio c’è nel mondo, tanto più si manifesta l’antisemitismo”, ha spiegato Nissim. “Non è un caso che i regimi totalitari, che hanno teorizzato nel loro paradigma la lotta contro i nemici come fonte di legittimazione hanno, prima o poi e in modo diverso, usato la carta dell’antisemitismo nelle loro campagne politiche e ideologiche. Nello stesso tempo, l’antisemitismo fa da detonatore e alimenta un odio generalizzato che colpisce e inquina tutta l’umanità. È stato questo il caso del nazismo, che dalla guerra agli ebrei ha portato alle macerie della Seconda guerra mondiale. È importante spiegare – ha puntualizzato ancora Nissim - che l’antisemitismo colpisce tutti e che ogni forma di odio, a sua volta, può provocare l’antisemitismo. Può sembrare paradossale, ma non si tratta solo di chiedere empatia al mondo per gli ebrei, ma di comprendere che l’antisemitismo riguarda il cuore della civiltà umana, quasi come una sintesi degli odi che lacerano la nostra esistenza". Per Nissim l’odio più pericoloso è quello che viene legittimato dagli Stati fondamentalisti e totalitari con leggi e persecuzioni contro i cosiddetti nemici, che siano ebrei, donne, comunità Lgbtqia+, ma anche contro gruppi politici differenti. L’odio, a maggior ragione quando è odio politico, non solo può portare alle persecuzioni, ma può arrivare fino alla distruzione estrema, come è avvenuto ad Auschwitz e in tutti gli altri genocidi. “E in questo contesto – dice ancora Gabriele Nissim - l’antisemitismo fa da collante, perché chi odia qualcuno, o uno Stato che si fonda sull’odio politico, può presentare il volto nascosto dell’ebreo dietro al suo nemico. Questo perché gli ebrei, nel pregiudizio millenario antisemita, sono i nemici universali dell’umanità e, quindi, diventa comodo presentare l’ebreo come quello che si nasconde dietro ad un migrante, ad un omosessuale, ad un oppositore politico, ad un nemico della nazione, ad un nemico dell’Islam. Anche se può sembrare assurdo ed incomprensibile, il ricorso all’antisemitismo nobilita la missione di ogni dittatura che fa dell’ebreo la sua minaccia esistenziale”. Oggi, con tutto quello che è accaduto nel mondo, l’invasione dell’Ucraina, il pogrom del 7 ottobre in Israele, le atrocità di massa a Gaza, ci sorgono nuove domande sul Giorno della Memoria e nuove riflessioni, perché il Giorno della Memoria deve diventare anche un richiamo alla cura dell’odio diffuso e uno strumento di prevenzione di ogni altra possibile barbarie del nostro tempo.

Questo contenuto fa parte del dossier Come curare le ferite dell'odio.
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23 gennaio 2025