Il male dell'indifferenza. La Conferenza di Evian e il tempo presente

di Patrizia Di Luca, 22 gennaio 2019

Riflessioni, Giorno della Memoria

Questi giorni sono segnati da nuove tragedie umanitarie che avvengono nel Mediterraneo, davanti alle quali rimaniamo attoniti, ma troppo silenziosi. L’Istituto Storico per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Rimini il 31 gennaio organizzerà un incontro di formazione per insegnanti con la testimonianza di Nando Tagliacozzo e, nella prima parte dell’iniziativa, si parlerà della Conferenza di Evian, indetta nel luglio 1938 su iniziativa del presidente Roosevelt.

Le leggi razziali erano in vigore in Germania dal 1935 e centinaia di migliaia di cittadini tedeschi e austriaci ( sottoposti alla stessa legislazione dopo l’annessione dell’Austria al Reich, nel marzo del 1938) di religione ebraica erano costretti a fuggire dalla propria Patria. Un numero sempre crescente di persone di ogni età e condizione cercava di emigrare in un altro Paese, con la speranza di salvarsi dalle persecuzioni; per avere un rifugio sicuro, gli ebrei chiedevano ai Paesi democratici – come Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Canada ecc – di aumentare le quote di emigrazione. Il Presidente Roosevelt ritenne che la questione di un’emigrazione di massa non andasse affrontata dagli Stati in un’ottica nazionale, ma richiedesse una decisione collegiale e intergovernativa, per questo si fece promotore della Conferenza di Evian, che riunì 32 Paesi. Un incontro che doveva portare a concrete proposte di aiuto, condividendo tra più Stati le responsabilità e l’impegno per accogliere i profughi. La conclusione fu deludente e amara: quasi nessun Paese diede la propria disponibilità ad accogliere gli ebrei in fuga dal nazismo. Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Canada, Australia…non modificarono le quote di immigrazione consentita e non indicarono alcuna via di salvezza a coloro che erano perseguitati.

La Risoluzione finale della Conferenza di Evian rappresenta l’espressione di una politica antisemita e indifferente alle prepotenze ed alle violenze che stavano colpendo gli ebrei e che, dopo poco tempo, avrebbero colpito anche alcuni Stati presenti ad Evian. Le motivazioni per non accogliere i profughi - donne e uomini di tutte le età – seguivano un’astratta logica dalle conseguenze disumane e in nome di leggi nazionali si negò una giusta protezione. Una delle prime considerazioni della Risoluzione finale riguarda le conseguenze sull’economia globale, “turbata” dalla forzata emigrazione di massa degli ebrei; la Risoluzione ricorda la difficile situazione economica in cui si trovano i Paese d’asilo, provati dalla crisi economica del 1929 e segnati dalla disoccupazione e in nome di vari problemi - economici, sociali, di ordine pubblico - le frontiere rimasero chiuse. “L’emigrazione involontaria di una grande massa di popolazione ha raggiunto proporzioni talmente ampie da acuire i problemi di razza e religione, […] accresce il disagio internazionale e […] rischia di ostacolare il processo di pacificazione in atto nelle relazioni internazionali.” (dalla Risoluzione finale della Conferenza di Evian). Nessuna parola di condanna verso le leggi razziste tedesche, anzi l’affermazione della necessità di individuare proprio con la Germania le modalità per consentire l’emigrazione di cittadini tedeschi e austriaci ebrei. La Svizzera, ai cui confini erano migliaia di persone, chiese alle autorità del Reich di segnalare i cittadini di religione ebraica con una J sul passaporto. Cosa accadde dopo li luglio del 1938 è tristemente noto: in settembre l’Italia emana le leggi razziali, in novembre si compiono i crimini della Notte dei cristalli…poi l’inizio della Seconda guerra mondiale, la Shoah…

La Senatrice Liliana Segre ha voluto la parola INDIFFERENZA scolpita all’ingresso del Memoriale della Shoah di Milano.

Mentre guardiamo i naufraghi del Mediterraneo, ci chiediamo come sia potuta accadere la persecuzione di milioni di ebrei. Mentre le navi con i migranti salvati in mare attendono al largo dei nostri Paesi civili e democratici, ci chiediamo come sia stato possibile nel 1939 che il transatlantico St. Louis, con circa mille persone a bordo in fuga dalla Germania, vagasse tra i divieti di sbarco di Cuba, degli Stati Uniti, del Canada, fino ad approdare nel porto di Anversa solo per il coraggio di Gustav Schrofer (poi nominato Giusto tra le Nazioni), comandante tedesco del transatlantico, che decise di non rispettare le leggi razziali del proprio Paese e di non rispettare l’obbligo di riportare in Germania la nave.

Oggi la nostra Europa, che vorremmo unita non solo dall’euro ma da valori condivisi ed affermati nella realtà, sembra aver dimenticato i principi di umanità, giustizia e pace espressi in tanti trattati e documenti, tra i quali ha un ruolo fondamentale la Convenzione europea dei Diritti dell’uomo.

Cosa vogliamo e possiamo fare per non rimanere indifferenti alle necessità del tempo presente, così come invece abbiamo fatto in un passato recente? Don Lugi Ciotti dice che “non serve commuoversi, ma occorre muoversi.” La storia non si ripete, ma può ripetersi l’indifferenza.

Celebriamo quest’anno la Giornata della memoria con le parole della Senatrice Liliana Segre che, nel suo intervento in Senato nel giugno 2018, ha affermato che ricordare coloro che furono perseguitati “non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.”


Patrizia Di Luca

Responsabile Centro di ricerca sull’emigrazione, Università degli Studi, Rep. di San Marino

Segretario Generale Commissione naz. sammarinese UNESCO


Dai muri ai ponti. Lezioni dalla storia per il tempo presente.

http://istitutostoricorimini.it/2018/12/dai-muri-ai-ponti-corso-di-aggiornamento-per-insegnanti-2019/

Commenti

Martina LandiUna splendida riflessione di Martina Landi 23 gennaio 2019

Carissima Patrizia,
molte grazie per le tue parole e per averci segnalato il vostro appuntamento.
Lo inseriremo subito sul calendario Gariwo di tutte le iniziative per il Giorno della Memoria!
Un abbraccio e a presto...

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L'autore/L'autrice

Patrizia Di Luca

Patrizia Di Luca
Responsabile Centro di ricerca sull'emigrazione (Dip. di Storia, Università San Marino); Segretario Generale Commissione naz.sammarinese UNESCO
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